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Jodie Foster in un audace thriller psicologico passato ingiustamente inosservato, da recuperare su Netflix

Analisi di The Brave One con Jodie Foster: il thriller psicologico di Neil Jordan che esplora la vendetta reale, il trauma e la trasformazione in vigilante a New York.

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Jodie Foster è una di quelle rare stelle di Hollywood che hanno raggiunto vette così alte così presto da sembrare, paradossalmente, già al tramonto quando erano ancora giovani. Eppure, nonostante il suo status di leggenda del cinema drammatico, nessuno l'aveva mai considerata una stella action fino al 2007, quando Neil Jordan la diresse in The Brave One - Il buio nell'anima (disponibile su Netflix). Il film non è stato un successo al botteghino. Anzi, è passato quasi inosservato, sepolto tra le centinaia di uscite che ogni anno affollano le sale. Ma The Brave One rappresenta qualcosa di più di un semplice flop commerciale: è un esperimento audace, un thriller psicologico che porta umanità in un genere tradizionalmente freddo e cinico.

È l'ultimo grande ruolo da protagonista che Foster ha interpretato in un film mainstream prima di A Private Life, e merita una seconda possibilità. La storia è quella di Erica Bain, conduttrice radiofonica di New York che vede la sua vita disintegrarsi in una notte. Durante una passeggiata romantica con il marito, il dottor David Kirmani, viene aggredita da un gruppo di teppisti razzisti che lo uccidono sotto i suoi occhi. Erica sopravvive, ma non è più la stessa persona. Quando la polizia esaurisce le proprie risorse senza portare giustizia, decide di farsi giustizia da sola.

Ma The Brave One non è il classico film di vendetta dove il protagonista si trasforma magicamente in un'arma letale e il pubblico esulta a ogni colpo sparato. Questo è un film che si chiede: cosa succede davvero quando una persona normale, senza addestramento né esperienza, decide di diventare un giustiziere? Come cambia? Cosa perde per strada? Jordan, un regista capace di usare la violenza grafica per creare sfumature morali e non solo shock, dedica tempo a costruire l'intimità tra Erica e David. Li vediamo innamorati, complici, felici. Quando lui muore, il dolore è reale, viscerale. Non è un espediente narrativo per giustificare una sparatoria: è una perdita devastante che spezza qualcosa dentro Erica.

La sua trasformazione in vigilante è dolorosa, confusa, quasi imbarazzante. Erica compra una pistola approfittando di leggi permissive, nonostante il suo evidente stato di stress post-traumatico. Il film non fa finta che questo sia normale: mostra esplicitamente le falle istituzionali e legali che permettono a una persona traumatizzata di armarsi senza controlli adeguati. Le scene d'azione, quando arrivano, non sono catartiche. Sono soffocanti. Ogni sparo è un'eco del trauma originale, un modo per non pensare, per non fermarsi a elaborare il dolore. Erica non ha tempo di piangere: deve parlare con i detective, proteggersi, sopravvivere. E così la violenza diventa una fuga dalla sofferenza, non una soluzione.

Qui entra in gioco uno degli elementi più interessanti del film: il detective Sean Mercer, interpretato da Terrence Howard, un uomo legato al dovere e a un codice etico personale, e quando inizia a sospettare che Erica sia la vigilante che sta cercando, si trova davanti a un dilemma morale. Simpatizza con lei, comprende il suo dolore, ma sa anche che la sua crociata personale può mettere in pericolo lei stessa e altre persone innocenti. Il confronto tra Erica e Mercer è il cuore pulsante di The Brave One. Il film si rifiuta di giudicare Erica completamente, ma non la assolve nemmeno. È un equilibrio delicato, raro nei thriller mainstream.

Foster porta in scena una vulnerabilità inedita per lei. Conosciuta per personaggi forti, determinati, spesso impenetrabili, qui è fragile, spaventata, quasi timida. Non è Clarice Starling (personaggio al quale è stata dedicata questa serie TV da non perdere) che affronta Hannibal Lecter con sguardo fermo. È una donna che si sente spezzata e cerca disperatamente di ritrovare un senso di controllo, anche se questo significa perdere pezzi di sé stessa. The Brave One non ha funzionato né come film d'autore né come blockbuster. Era troppo generico per gli appassionati di cinema d'essai, troppo cupo e riflessivo per gli amanti dell'action puro.

Eppure, a distanza di anni, il film risuona in modo inquietante. Parla di violenza ciclica, di rabbia che si autoalimenta, di un sistema che fallisce le vittime e le spinge verso scelte estreme. È un film adulto, complesso, che pone domande scomode sulla natura umana e sulla giustizia. Forse è proprio questa onestà spietata a essere stata troppo per il pubblico. Forse volevamo solo vedere Jodie Foster sparare ai cattivi e sentirci meglio. Invece, The Brave One ci ha mostrato il prezzo vero della vendetta: non quello fisico, ma quello emotivo e morale. E non eravamo pronti.

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