FILM

Johnny Depp su Netflix, nel ruolo più oscuro della sua carriera: il gangster senza scrupoli di Boston

La vera storia di Whitey Bulger, gangster ricercato dall'FBI per 16 anni. La collaborazione criminale tra mafia e istituzioni a Boston.

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Ci sono film che raccontano storie talmente incredibili da sembrare invenzioni di sceneggiatori particolarmente creativi. E poi ci sono quelli che, invece, pescano dalla realtà vicende così assurde da superare qualsiasi fantasia. Black Mass - L'ultimo gangster, disponibile su Netflix, fa parte della seconda categoria. Perché la storia di James "Whitey" Bulger non è solo quella di un gangster spietato: è la cronaca di un tradimento istituzionale, di un'alleanza contro natura tra il crimine e la legge, di un uomo che ha trasformato Boston in un regno del terrore per oltre due decenni. Diretto da Scott Cooper nel 2015, il film si distingue innanzitutto per una trasformazione fisica impressionante di Johnny Depp. L'attore, abituato a personaggi eccentrici e sopra le righe, qui scompare letteralmente sotto la maschera di un uomo freddo, calvo, con gli occhi di ghiaccio e una presenza scenica che gela lo schermo. Non c'è traccia del Jack Sparrow ciondolante o dell'Edward mani di forbice malinconico. Qui Depp costruisce un predatore urbano, un boss che controlla il territorio con la stessa naturalezza con cui si respira.

La vicenda si ambienta nella Boston degli anni Settanta, quando la città era divisa tra gang irlandesi e la potente mafia italiana degli Angiullo. Whitey Bulger guida la Winter Hill Gang, un'organizzazione criminale che controlla il traffico di droga, le estorsioni e gli omicidi nel South Boston. Suo fratello Billy è un rispettato senatore dello Stato, un uomo di potere che rappresenta l'altra faccia della medaglia: quella legale, pulita, istituzionale. Due fratelli, due destini opposti. O almeno così sembra. L'ingranaggio che fa precipitare tutto si chiama John Connolly, agente dell'FBI interpretato da Joel Edgerton. Connolly è cresciuto negli stessi quartieri di Whitey, conosce le regole della strada prima ancora di quelle del Bureau. E proprio su questa conoscenza costruisce una proposta tanto audace quanto pericolosa: convince Bulger a diventare un informatore dell'FBI in cambio di protezione. L'obiettivo dichiarato è sgominare la mafia italiana. Quello reale, però, è ben diverso.

Perché quello che doveva essere uno scambio di informazioni si trasforma rapidamente in un patto col diavolo. Bulger non fornisce quasi mai intelligence utile, mentre Connolly gli passa nomi, operazioni in corso, dettagli che permettono al gangster di eliminare i rivali e consolidare il proprio impero criminale. L'FBI, inconsapevolmente o per complicità, diventa lo scudo dietro cui Whitey può agire indisturbato. È un cortocircuito istituzionale di proporzioni incredibili, una di quelle storture del sistema che quando le leggi sulle pagine di un libro sembrano troppo assurde per essere vere. Scott Cooper costruisce un film asciutto, privo di fronzoli estetici. Niente musica invadente, niente rallenty spettacolari. Solo la violenza fredda, improvvisa, documentaristica di chi sa che il potere si mantiene con l'intimidazione e la morte. Ci sono scene che restano impresse: quella della cena in cui Whitey terrorizza psicologicamente uno dei suoi uomini fingendo di scherzare, quella dell'omicidio di Deborah Hussey, attirata con l'inganno nella vecchia casa della madre di Bulger per essere strangolata.

Cooper non cerca la simpatia dello spettatore per il protagonista, come invece accadeva con il Tony Montana di Scarface o il Michael Corleone de Il Padrino. Qui non c'è redenzione possibile, non c'è umanità da recuperare. Il film si ispira al libro scritto da Gerard O'Neill e Dick Lehr, due giornalisti del Boston Globe che hanno ricostruito minuziosamente la vicenda. Come spesso accade quando si trasforma la realtà in narrazione cinematografica, alcune libertà creative sono state prese. La relazione tra Connolly, Whitey e il senatore Billy è stata semplificata e romanzata. La morte del figlio Douglas viene presentata come un punto di svolta che inasprisce ulteriormente il carattere del gangster, mentre in realtà Bulger aveva già commesso numerosi omicidi prima di quella tragedia. La scena della minaccia a Marianne Connolly, moglie dell'agente FBI, non trova riscontri storici: i due coniugi si erano separati nel 1978, ben prima degli eventi narrati.

Black Mass non è un film facile. Racconta lo sgretolamento del confine tra legalità e crimine, mostrando come le istituzioni possano diventare complici dei mostri che dovrebbero combattere. Johnny Depp regala una delle interpretazioni più intense della sua carriera, dimostrando che dietro i personaggi stravaganti c'è un attore capace di scavare nel buio dell'animo umano. E la Boston che emerge dallo schermo è una città cupa, umida, violenta, dove la lealtà si misura in sangue versato e le amicizie d'infanzia possono diventare patti mortali. Guardarlo è un'occasione per immergersi in una delle pagine più oscure della criminalità americana e per riflettere su quanto possa essere sottile la linea che separa chi protegge la legge da chi la viola.

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