La prova del tempo: 1999, l'anno d'oro tra La Minaccia Fantasma, Il sesto senso e Matrix
Nel nuovo appuntamento con La prova del tempo parliamo del 1999, l'anno de La minaccia fantasma, Il sesto senso e Matrix
Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma – $431,088,295
Il sesto senso – $293,506,292
Toy Story 2 – $245,852,179
Austin Powers: La spia che ci provava – $206,040,086
Matrix – $171,479,930
Tarzan – $171,091,819
Big Daddy – $163,479,795
La mummia – $155,385,488
Se scappi ti sposo – $152,257,509
The Blair Witch Project – $140,539,099
Di che generazione siete? Per qualcuno, il cinema è morto nel '76/'77 con l'ottimismo di Rocky e il merchandising di Star Wars. Per la generazione successiva invece, la migliore annata di sempre è stata il 1982 (E.T., Blade Runner, La cosa, Conan, Rambo, ecc...). Per una generazione ancora più giovane, l'anno d'oro è il 1999. E la cosa è resa divertentissima dal film che troviamo al primo posto.
Al secondo posto, Il sesto senso doveva essere un thriller sovrannaturale di poche pretese con Bruce Willis, e invece cattura da subito l'interesse della gente con la sua storia intrigante e il suo famosissimo colpo di scena finale: inizia con un clamorosissimo botto a sorpresa la controversa carriera di M. Night Shyamalan.
Al terzo posto l'atteso sequel di Toy Story, che conferma il cast creativo del primo film e riceve se possibile recensioni ancora più positive; la Disney è poco sotto, sesta, con Tarzan.
Al quinto posto un altro film che sembrava di poche pretese e finisce invece per ribaltare come un tornado l'immaginario del cinema d'azione e di fantascienza: Matrix, con Keanu Reeves, diventa forse il film più esteticamente influente dai tempi di Blade Runner.
Al settimo posto si conferma la buona stella di Adam Sandler con Big Daddy, storia di un tizio che adotta un orfano per impressionare la sua morosa ma finisce (ovvio) per affezionarcisi.
Al decimo, il vero caso più imprevedibile dell'anno: lanciato da una innovativa campagna internet che aveva confuso i confini tra finzione e realtà, e caratterizzato dalla scelta stilistica di non seguire un formato strettamente narrativo ma di simulare e fingere di essere letteralmente il filmato integrale girato dai protagonisti (non una novità di per sé, ma per la prima volta venduta con successo a un pubblico mainstream). The Blair Witch Project era costato 60.000 dollari, e incassò nel mondo oltre 200 milioni. Nessuna delle persone coinvolte ebbe una carriera rilevante.

Inutile negare l'evidenza: il più dimenticato della decina è di nuovo il film di Adam Sandler, che in Italia non ha mai decollato. Eppure non è così distante dalle nostre corde: è il classico adulto con la sindrome di Peter Pan, costantemente circondato dai suoi amici e innamorato e/o sposato a rotazione con le donne più belle che Hollywood possa offrire. Insomma: alla grossa, è il Pieraccioni americano. Da noi non ha mai veramente sfondato ma negli USA è , da 20 anni, una garanzia di incassi. Avrà una lieve flessione nei primi 2000, ingranerà di nuovo con Terapia d'urto in coppia con Jack Nicholson, e da lì non lo fermerà più nessuno. Le sue commedie avranno sempre un concept semplice e forte come base, una componente nostalgica, una sentimentale, quell'andamento sciatto e rassicurante che è tipico di chi vuole piacere allo spettatore medio senza troppi pensieri per la testa, l'occasionale guizzo matto che ricorda i tempi migliori del Saturday Night Live e dei primissimi film.
I sottovalutati
Il grande flop
Da dove cominciare? Fight Club, dicevamo. Fight Club (posizione 54) costò circa 63 milioni, anche se alcuni report dicono persino 90, e ne incassò 37. Si trattava di un film strano da pubblicizzare, condizionato da cambi dirigenziali che portarono al comando gente che non aveva ben chiaro cosa farsene, e che attirò alcune fra le stroncature più violente degli ultimi anni. Recuperò in giro per il mondo tirandone su un centinaio, e oggi è quel grosso, solido e controverso pezzo di cultura pop che è. Man on the Moon (58), la biografia di Andy Kaufman per cui Jim Carrey entrò in modalità Stanislavski Extreme (trovate un apposito documentario, The Great Beyond, su Netflix), fu un altro silenzioso flop che costò 82 milioni e ne incassò 34. E volendo si potrebbe citare Cavalcando col diavolo (219), un western di Ang Lee che costò 38 milioni ma non andò a vedere letteralmente nessuno (650.000 dollari).
Ma se stiamo alle cronache più pessimiste, il peggior flop dell'anno fu Il 13esimo guerriero, che costituiva il ritorno alla regia di John McTiernan dopo Die Hard 3. L'idea era replicare in qualche modo il successo di Zorro coinvolgendo Antonio Banderas in un'epica storia di un arabo alla corte dei vichinghi, tratta da un romanzo minore di Michael Crichton. Alcuni report danno un budget di 100 milioni, altri dicono che ritardi e maneggiamenti vari lo fecero salire fino a 160: del resto la produzione tardò talmente tanto che nel frattempo McTiernan riuscì a girare un altro film, un remake di Il caso Thomas Crowne con Pierce Brosnan che in Italia fu intitolato Gioco a due (31). Il film fu un pasticcio di troppe teste e troppi litigi al montaggio, e risultò comunque troppo pesante e violento per il pubblico di riferimento, e incassò appena 32 milioni (posizione 62).

Se Batman nel 1989 poteva essere individuato come il film che sanciva ufficialmente il passaggio agli anni '90, qui i film influenti si contano di colpo ad almeno una mezza dozzina. C'è Matrix, la cui estetica fatta di abiti in pelle e occhiali scuri divenne quasi obbligatoria per ogni action/sci-fi dell'intero successivo decennio, e lo stesso dicasi per il pesante e maldestro uso di cavi e CGI nelle scene di combattimento. C'è il Blair Witch Project, che ispirò una marea di filmmakers squattrinati (ma non solo) a buttarsi sulla nuova gimmick del "found footage" che sulla carta (sulla carta...) prometteva poca spesa e molta resa, ma fu soltanto dopo Paranormal Activity (2007) che il sottogenere esplose veramente. C'è American Pie, che ad oggi conta tre sequel cinematografici e altri cinque direttamente per il mercato homevideo, e un ampio numero di imitatori da Road Trip (2000) a Maial College (2002): tutti conoscono la scena di "sesso" con una torta, ma non so quanti ricordano che il termine "milf", ancora usatissimo oggi per apprezzare donne genericamente sopra i 35, è nato qui. Altri titoli come Il sesto senso, Fight Club, Essere John Malkovich, Lock & Stock o Magnolia contano meno imitatori diretti ma portarono una ventata di creatività fresca che ispirò soprattutto a trovare storie o stili del racconto diversi. Per cui sì: ero iniziamente scettico, ma devo ammettere che il 1999 è stato un anno decisamente degno di nota. E in tutto questo, fa di nuovo ridere che a vincere il box office sia un film che ha lasciato più traumi che ricordi piacevoli come La minaccia fantasma.
E in Italia?