La prova del tempo: 2000, l'anno de Il Grinch, Cast Away e X-Men
Nel nuovo appuntamento con La prova del tempo parliamo dell'anno 2000, l'anno del trionfo de Il Grinch, Cast Away e Il Grinch
Il Grinch – $260,044,825
Cast Away – $233,632,142
Mission: Impossible II – $215,409,889
Il gladiatore – $187,705,427
What Women Want – $182,811,707
La tempesta perfetta – $182,618,434
Ti presento i miei – $166,244,045
X-Men – $157,299,718
Scary Movie – $157,019,771
Le verità nascoste – $155,464,351
E come spesso accade, il primo anno di una nuova decade – in questo caso addirittura millennio – è di transizione.
Segue Cast Away, la prima parte di un ritorno in grande stile per Robert Zemeckis dopo il deludente Contact (1997): si narra di un corriere FedEx che precipita con il suo aereo e naufraga su un'isola deserta, dove dovrà imparare le più basiche regole per la sopravvivenza. Nella fase marketing di questo one-man-show di Tom Hanks giovò parecchio la trovata di interrompere le riprese per un anno per permettergli di dimagrire di oltre 20kg: il risultato, oltre che regalarci il memorabile personaggio del pallone da pallavolo Wilson, fece impennare le richieste per lavorare a FedEx.
Al terzo posto Mission: Impossible 2, che aveva due pregi: in primo luogo portava al successo un'idea insolita ma precisa da parte di Tom Cruise di trasformare la saga in una specie di libero campo di gioco per autori action dallo stile distintivo, rimpiazzando quindi Brian De Palma con nientemeno che John Woo; in secondo luogo dava un centinaio di milioni di budget a un fuoriclasse come John Woo, che scivola in una costruzione un po' troppo melodrammatica per il gusto occidentale, ma regala un finale incredibile.
Al quinto posto, What Women Want narra la storia di un dirigente pubblicitario maschilista che riceve l'improvviso potere di leggere nella mente delle donne e ne guadagna sia in crescita professionale che personale: la scelta di Mel Gibson come protagonista allora era soltanto simpaticamente improbabile, oggi sarebbe decisamente extreme.
Al sesto il film catastrofico dell'anno: La tempesta perfetta è l'ennesima solida avventura di Wolfgang Petersen e vede per protagonista George Clooney affiancato dall'ancora emergente Mark Wahlberg.
È ottavo invece uno dei film più importanti della stagione: X-Men riporta i supereroi in Top 10 avvicinando un insospettabile pubblico adulto attratto dall'aperta metafora sull'emarginazione del diverso, e da lì sarà tutto un crescendo fino a quando da Iron Man in poi diventeranno il filone principale della cinematografia odierna.
Il nono posto è per l'assurda idea di prendere in giro un film già ampiamente consapevole e autoironico come Scream: Scary Movie è l'ultimo sussulto vagamente credibile di un genere morente come la parodia demenziale lancia un franchise di cinque film che a un certo punto finirà in mano direttamente al David Zucker della Pallottola spuntata ma senza veri riscontri qualitativi. Poi inizierà l'era di Seltzer e Friedberg, che da Epic Movie (2007) in poi lanceranno un'idea di parodia che consiste sostanzialmente nel mostrare cosplayer vagamente umiliati e citare tormentoni di stretta attualità dall'obsolescenza semi-immediata.

I dimenticati
I sottovalutati
È solo al dodicesimo posto una delle grandi sorprese dell'anno nonché il film con il maggior impatto sulla cinematografia a venire dopo gli X-Men: La tigre e il dragone arriva sulla scia di una riscoperta generale delle arti marziali grazie a Matrix (e allo stesso coreografo, Yuen Woo-Ping) e traduce con successo il classico wuxiapan cinese per i gusti occidentali arrivando persino a vincere quattro Oscar. È inoltre questo il film che batte La vita è bella di Benigni come maggior successo di tutti i tempi in lingua straniera negli USA (La Passione di Cristo escluso). È seguito da una doppietta per Steven Soderbergh: Erin Brockovich (13) fa vincere un Oscar a Julia Roberts, mentre Traffic (15) ne fa vincere uno allo stesso Soderbergh. Sono più distanti i nuovi film di due (tecnicamente tre) registi alla loro prima proposta dopo i rispettivi più grandi successi: Unbreakable (23) di M. Night Shyamalan con Bruce Willis (dopo Il sesto senso) e Io, me e Irene (24) dei fratelli Farrelly con Jim Carrey (dopo Tutti pazzi per Mary). Scream 3 (27) riesce nell'impresa di chiudere la trilogia incassando meno della sua stessa parodia. Delude l'attesissimo primo film con Leonardo Di Caprio dopo Titanic, ovvero The Beach (59); va molto peggio l'altro film per cui Di Caprio era stato in ballo fino all'ultimo, ovvero American Psycho (116), che però funziona come rampa di lancio per Christian Bale e oggi gode di una reputazione migliore. Si rivela in compenso indovinata l'idea di riportare in sala L'esorcista nella nuova versione director's cut, che gli fa incassare un'altra 40ina di milioni (posizione 60). Poco più sotto, Pitch Black (62) lancia Vin Diesel come protagonista in quella che è ancora forse la sua prova migliore. Troviamo ben più in basso due cult come Quasi famosi (80), Snatch (82), Alta fedeltà (87) e Billy Elliot (93). La bassa classifica è affollata di cult indipendenti: Il giardino delle vergini suicide (152) di Sofia Coppola, il vincitore di Cannes Dancer in the Dark (157) di Lars Von Trier con Bjork, Requiem for a Dream (160) di Darren Aronofsky e Ghost Dog (163) di Jim Jarmusch.
Pessimo anno per i film ambientati nello spazio.
Nell'ennesimo caso di doppietta tematica, escono due film a tema Marte: Mission to Mars (41) di Brian De Palma, con Tim Robbins, costa 100 milioni e ne incassa 60, ma Red Planet (103) di Antony Hoffman con Val Kilmer va persino peggio e su 80 milioni ne incassa 17. Va male anche Supernova (119), che era il tentativo di Walter Hill di dirigere per la prima volta un film nel filone di una delle sue sceneggiature più famose, ovvero quella di Alien: la produzione però è tormentata, Hill abbandona e rifiuta di firmarsi col proprio nome, per finire il progetto si disturba nientemeno che Francis Ford Coppola ma il prodotto finale rimane un pasticcio e su 90 milioni ne rientrano appena 14. Va male persino un cartone animato, Titan A.E. (92) di Don Bluth, che sulla scia dei suoi numerosi successi precedenti aveva tentato un progetto più ambizioso del solito che avrebbe dovuto unire animazione tradizionale e CGI ma era incorso in problemi tecnico-finanziari da subito e venne completato con fretta e approssimazione: su 90 milioni di budget ne incassa 22.
Il tema dell'anno
Sono due i film che lasciano l'impatto più profondo.
L'altro è La tigre e il dragone di Ang Lee, che con la collaborazione di Matrix finirà per fare più che altro danni: da una parte partirà un'ondata di nuovi wuxiapan cinesi pensati direttamente per il mercato occidentale, e quindi più semplici, stucchevoli e colorati (soprattutto da parte di Zhang Yimou con Hero e La foresta dei pugnali volanti); dall'altra ne risentirà parecchio il cinema d'azione in generale, condizionato da un nuovo modo di rappresentare le arti marziali che fa uso goffo di cavi e CGI che rovina la performance di chi non avrebbe bisogno di questi stratagemmi (i film occidentali con Jet Li) e trasforma tutto il resto in un cartone animato. Ci vorrà una vita per uscirne, e lo si farà prima con l'ancora più deleteria shaky-cam lanciata dai sequel della saga di Bourne diretti da Paul Greengrass, e poi finalmente soltanto di recente grazie alla saga di John Wick che si ritaglia il suo spazio in cui mostrare combattimenti tanto creativi quanto finalmente puliti ed efficaci.
E in Italia?