Prima di La regina degli scacchi, la serie di Netflix, c’era stato La regina degli scacchi, un film italiano del 2001 scritto e diretto da Claudia Florio con Barbora Bobulova. È tratto da una storia vera anche se le somiglianze con il romanzo da cui è tratta la serie Netflix (a partire dal titolo) sono parecchie.

Quella del film italiano è la storia di una giocatrice di scacchi giovanissima e prodigiosa che passa tutto il tempo tra tornei e scacchiere con un maestro più anziano come mentore. Sua madre è morta in un incidente stradale e lei, dopo aver conosciuto un giornalista di Il Resto del Carlino, scopre l’esistenza di una sorella che non sapeva di avere e decide di cercare di ritrovarla mentre un’inchiesta più grande coinvolge il suo maestro.

Ad impressionare però sono le aderenze quando si tratta di mettere in scena gli scacchi.

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Nonostante non ci sia nessuna sottotrama di dipendenza o droga in La regina degli scacchi (il film), le partite più difficili hanno una certa vicinanza per stilemi e trovate con quelle della serie (e quindi del romanzo). Barbora Bobulova è una donna, e per giunta molto giovane, in un mondo di uomini che non la considerano molto fino a che non li batte uno a uno.

Molte aderenze sono sicuramente dovute al fatto che sia la serie che il film si rifanno alla maniera in cui sono davvero combattute le partite di scacchi professionistiche, ma altre come quelle che si notano in questa scena meno.

C’è un avversario che si pettina, per esempio, e c’è la fuga in bagno in un momento di difficoltà e ancora il fatto che proprio al bagno la protagonista vede sul pavimento (e non sul soffitto) una scacchiera. Nella serie la vediamo muovere i pezzi immaginari, qui no, ma si intuisce che guardando la scacchiera per terra pensi alle mosse da fare.

Non risulta dalle nostre ricerche che da nessuna parte sia indicato che La regina degli scacchi del 2001 sia ispirato al romanzo di Walter Tevis del 1983, tuttavia da questa intervista a Claudia Florio del 2005 su Cinefile.biz si capisce che ci sono diversi romanzi sugli scacchi da cui ha tratto ispirazione per gonfiare la storia vera, specie per quanto riguarda le parti scacchistiche.

Per quanto riguarda l’aspetto scacchistico del film, come si è preparata?
Per scrivere la sceneggiatura mi sono documentata leggendo tutto quello che ci poteva essere sugli scacchi, dai manuali pratici a tutta la letteratura sull’argomento, da Stefan Zweig a Poe a tutti gli scrittori che hanno scritto di scacchi.

È facile immaginare quindi che quello di Trevis sia stato uno dei molti riferimenti.

Di certo è curioso vedere come scene simili sono rappresentate diversamente a seconda dell’epoca, del mezzo e dello stile. Il film utilizza il pubblico come guida per l’interpretazione, crea un montaggio musicale e sfrutta la fuga al bagno per spezzare il ritmo, là dove la serie invece preferisce in linea di massima partite secche e rapide e, nel caso delle finali più combattute, non dà nessun indizio sull’andamento ma crea un enigma da risolvere guardando gli attori.