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La storia vera degli 80 omicidi di Elizabeth Báthory (e perché è in Monster: La Storia di Lizzie Borden)

Elizabeth Báthory, la contessa che uccise 80 donne: la storia vera della serial killer che ispirò Netflix. Tra leggenda, bagni di sangue e verità storica.

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Netflix ha appena rilasciato il nuovo capitolo della serie antologica Monster, questa volta dedicato a Lizzie Borden, la donna accusata di aver ucciso i genitori con un'ascia nel 1892. Ma c'è un dettaglio nel primo episodio che ha catturato l'attenzione degli spettatori: la storia inquietante di una contessa del Cinquecento che avrebbe fatto il bagno nel sangue delle sue vittime per mantenersi giovane. Si tratta di Elizabeth Báthory, figura storica realmente esistita e passata alla storia come una delle serial killer più prolifiche di sempre. Ma quanto c'è di vero in questa leggenda nera che ha attraversato i secoli. E soprattutto, perché Netflix ha scelto di inserirla nella narrazione di Lizzie Borden.

Nel primo episodio di Monster: La Storia di Lizzie Borden, la giovane domestica Bridget racconta a Lizzie la storia di Elizabetta Comtesse de Sang, ovvero la Contessa di Sangue. Secondo questa narrazione, la contessa viveva in Transilvania, era la donna più ricca del suo regno e ossessionata dalla bellezza. Inizialmente si immergeva in vasche di latte per levigare la pelle, ma non le bastava. Così invitò a cena le giovani vergini più belle del villaggio, le nutrì con carne ricca di ferro per rendere il loro sangue più denso, e poi le uccise per fare il bagno nel loro sangue. Una storia macabra che lascia Lizzie affascinata, tanto da spingerla a ricreare l'esperienza con succo di ciliegia. Ma cosa sappiamo davvero della vera Elizabeth Báthory.

Elizabeth Báthory nacque nel 1560 in Transilvania, l'attuale Romania, da una delle famiglie più potenti e ricche dell'Europa dell'est. Fin da bambina fu esposta alla violenza: alcune fonti riportano che all'età di sei anni assistette a un'esecuzione pubblica. Durante l'infanzia soffriva anche di crisi epilettiche, violenti sbalzi d'umore e forti emicranie, secondo quanto riportato da National Geographic. A quindici anni sposò il conte Ferenc Nádasdy e la coppia si stabilì nell'Ungheria occidentale, dove ebbero quattro figli. Ma dietro l'apparenza di una normale famiglia nobile si nascondeva qualcosa di profondamente disturbato.

Monster: Lizzie Borden, fonte: Netflix

Secondo le testimonianze storiche, il marito di Elizabeth incoraggiava attivamente la crudeltà verso i servitori del castello. Organizzava vere e proprie sessioni di tortura che Elizabeth non solo guardava, ma a cui partecipava attivamente e con crescente piacere. Questa pratica continuò per anni, e la loro reputazione divenne talmente nota che gli abitanti dei villaggi vicini nascondevano le proprie figlie quando sapevano che la contessa era nei paraggi.

Dopo la morte del marito nel 1604, Elizabeth non solo non smise, ma intensificò le torture. E qui arriva il dettaglio cruciale che portò alla sua caduta: iniziò a includere tra le vittime anche ragazze di famiglie nobili, non più solo contadine e serve. Questo errore fatale attirò l'attenzione del re, che ordinò un'indagine sul numero sospetto di morti collegati ai castelli di proprietà della contessa. Elizabeth Báthory fu arrestata e imprigionata con l'accusa di aver ucciso 80 donne. Alcuni testimoni dell'epoca, però, parlarono di un numero molto più alto: circa 600 vittime. Eppure, non fu mai processata né condannata ufficialmente. Trascorse gli ultimi anni della sua vita rinchiusa in una cella del suo stesso castello, dove morì nel 1614.

Ma qui la storia si fa più complessa. Alcuni studiosi moderni sostengono che le accuse contro Elizabeth Báthory potrebbero essere state in gran parte fabbricate. Secondo questa teoria revisionista, si tratterebbe di una vera e propria operazione di diffamazione politica orchestrata da membri della sua stessa famiglia, che avevano messo gli occhi sulle sue immense proprietà e fortune. Imprigionandola senza processo, avrebbero potuto impossessarsi dei suoi beni senza le complicazioni di un'eredità legittima.

E per quanto riguarda il dettaglio più macabro, quello del bagno nel sangue delle vergini, non esistono prove storiche concrete che questo sia mai accaduto. Potrebbe trattarsi di un'esagerazione gotica aggiunta nel corso dei secoli, una leggenda che si è stratificata sulla figura già controversa della contessa.

Quello che resta certo è che Elizabeth Báthory è diventata un'icona culturale, un archetipo della donna potente e crudele che ha ispirato innumerevoli opere di fiction, dai romanzi gotici ai film horror. La sua figura è stata associata al mito dei vampiri, nonostante non ci siano riferimenti al vampirismo nelle testimonianze originali del suo processo.

Netflix, inserendo la sua storia in Monster: La Storia di Lizzie Borden, crea un parallelo interessante tra due donne separate da secoli ma accomunate dall'accusa di omicidio e dalla loro capacità di affascinare l'immaginario collettivo, esattamente come ha fatto con Aileen Wuornos. Entrambe furono processate, entrambe sfuggirono alla condanna (Lizzie fu assolta), ed entrambe sono rimaste nell'immaginario popolare come figure ambigue, in bilico tra vittime e carnefici.

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