FILM

Luca Marinelli nei panni di Milton: quando l'ossessione d'amore supera la paura dei fascisti

L'adattamento del romanzo di Fenoglio sulla Resistenza, gelosia e ossessione amorosa nelle Langhe nebbiose.

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C'è una nebbia che non si dissolve mai completamente nelle colline delle Langhe. È quella nebbia che avvolge i ricordi, che rende indistinti i confini tra eroismo e follia, tra guerra partigiana e tormento personale. Ed è proprio in questo paesaggio sospeso che i fratelli Paolo e Vittorio Taviani hanno scelto di ambientare Una questione privata, adattamento cinematografico del 2017 dell'omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, uno dei capisaldi della letteratura italiana sulla Resistenza. Il film, presentato nella sezione ufficiale del Festival del Cinema di Roma nel 2017 e candidato al David di Donatello 2018 per la migliore sceneggiatura non originale, racconta una storia che è molto più di un racconto di guerra. È un viaggio nell'ossessione, nella gelosia, nel dolore lancinante di chi scopre che l'amore della propria vita potrebbe amare qualcun altro. E non un altro qualunque, ma il proprio migliore amico.

Luca Marinelli veste i panni di Milton, giovane partigiano impegnato sul fronte della Seconda guerra mondiale. Tra un'azione e l'altra contro i fascisti, Milton porta nel cuore un pensiero fisso: Fulvia, interpretata da Valentina Bellè, la donna per cui ha perso la testa. Ma Fulvia scompare nel nulla, lasciando Milton in un vuoto doloroso che nemmeno la guerra riesce a colmare. Quando finalmente Milton torna alla villa dove aveva conosciuto Fulvia, cerca risposte. E le trova, ma non quelle che sperava. La custode della villa, interpretata da Anna Ferruzzo, gli rivela un segreto devastante: Fulvia potrebbe essere innamorata di Giorgio, il suo migliore amico e compagno di lotta partigiana, a cui dà volto Lorenzo Richelmy. È in questo momento che la questione smette di essere collettiva e diventa tremendamente privata.

La febbre della gelosia si impossessa di Milton con una violenza che supera quella della guerra stessa. Il giovane partigiano intraprende allora un viaggio disperato attraverso le Langhe nebbiose, correndo tra i sentieri, dimenticando per un momento la resa dei conti con i fascisti, mosso dall'unica urgenza di capire, di confrontarsi con Giorgio, di rivedere Fulvia e avere finalmente la verità. È un movimento perpetuo, una corsa senza respiro che diventa metafora dell'ossessione che lo divora. Il romanzo di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963, è considerato una delle opere più intense e personali sulla Resistenza italiana. Fenoglio conosceva bene quei luoghi e quella guerra: aveva combattuto come partigiano nelle Langhe, e quella esperienza aveva segnato profondamente la sua scrittura. Una questione privata non è solo un libro di guerra, ma un'indagine spietata sui sentimenti che possono devastare un uomo anche più delle pallottole.

La critica ha accolto il film con opinioni contrastanti. Se da un lato si riconosce ai Taviani la capacità di portare sullo schermo un classico della letteratura italiana e l'interpretazione solida di Marinelli, dall'altro si è notato come il film fatichi a trasmettere fino in fondo quella febbre ossessiva che dovrebbe essere il cuore pulsante della storia. È un film sempre in movimento, certo, ma che forse non suda abbastanza, non trasmette con sufficiente intensità le emozioni primordiali che agitano Milton. Ciò che rende questo film degno di nota non è solo la fedeltà a un classico della letteratura italiana, ma la scelta coraggiosa di raccontare la Resistenza da una prospettiva diversa. Non l'epica collettiva, non la celebrazione eroica, ma il dramma intimo di un uomo che, nel mezzo della Storia con la S maiuscola, si ritrova a combattere una battaglia personale altrettanto dolorosa. Perché a volte, anche quando il mondo intorno è in fiamme, è una questione privata a toglierti il respiro.

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