Michael avrà mai un seguito? La faccenda è spinosa (e non è solo una questione di incassi al botteghino)
Il biopic Michael si ferma al 1988 per vincoli legali legati all'accordo Chandler. Ecco perché un sequel è quasi impossibile, nonostante i rumors.
C'è qualcosa di profondamente insolito nel modo in cui Michael, il biopic dedicato al Re del Pop, sceglie di raccontare la sua storia. Il film si ferma nel 1988, proprio nel pieno della gloria di Jackson, durante il Bad Tour che lo consacrò come la più grande star del pianeta. E poi, appena prima dei titoli di coda, compare una scritta enigmatica: "His Story Continues". Ma continua davvero?
Il film diretto da Antoine Fuqua copre i primi trent'anni di vita di Michael Jackson: dall'infanzia a Gary, Indiana, all'ascesa con i Jackson 5, fino alla consacrazione mondiale come artista solista. Una scelta narrativa che esclude deliberatamente gli ultimi vent'anni della sua vita, quelli segnati dai matrimoni, dai figli, dalle voci di tabloid e, soprattutto, dalle accuse di abusi sessuali che hanno segnato indelebilmente la sua immagine pubblica.
Nulla di tutto questo viene nemmeno sfiorato in Michael. Neppure un accenno. Una scelta che potrebbe sembrare una forma di censura preventiva, ma che in realtà ha radici molto più complesse e, in parte, obbligate. Un'indagine approfondita pubblicata dal New York Times Magazine ha rivelato che il copione originale di Michael era molto diverso. La sceneggiatura iniziale non ignorava le controversie: al contrario, le affrontava direttamente, cercando di scagionare Jackson dalle accuse mosse dalla famiglia di Jordan Chandler, il primo ragazzo a denunciarlo pubblicamente nel 1993.
L'accordo extragiudiziale tra Jackson e la famiglia Chandler, siglato nel 1993, conteneva una clausola molto chiara: nessuna delle due parti poteva rendere pubbliche o comunicare informazioni relative a quanto accaduto, salvo testimonianze sotto giuramento o dichiarazioni alla polizia. In altre parole, mettere in scena quell'episodio avrebbe violato l'accordo, esponendo Lionsgate a possibili azioni legali.
La scoperta costrinse la produzione a fermarsi. Lionsgate ritardò l'uscita del film di un anno intero, ordinò nuove riprese e tagliò completamente l'apertura su Neverland Ranch. Il risultato? Un biopic che non mostra mai la celebre proprietà, dato che Jackson l'acquistò proprio nel 1988, l'anno in cui il film si conclude. Fu una soluzione d'emergenza, ma paradossalmente si rivelò anche un'àncora di salvezza. Permise ai produttori e alla Jackson Estate di costruire una narrazione in cui Michael è la vittima.
Durante i mesi di lavorazione supplementare, si è diffusa una voce insistente: Lionsgate avrebbe accumulato così tanto materiale girato da valutare la possibilità di dividere Michael in due film. Deadline, nell'aprile del 2025, riportò che esisteva un montaggio di quasi quattro ore e che la produzione stava considerando seriamente l'ipotesi di una distribuzione in due parti. La frase "His Story Continues" che chiude il film ha alimentato ulteriormente queste voci.
E in effetti, Lionsgate ha rilasciato una dichiarazione ufficiale al New York Times Magazine in cui ammette apertamente che le circostanze straordinarie hanno dato loro "l'opportunità di girare materiale aggiuntivo per quella che è effettivamente una Parte 1 – la creazione di un re – preservando al contempo la possibilità di raccontare altra storia in un film o più film successivi". Non è un annuncio ufficiale, ma è la conferma che l'idea è sul tavolo. Se Michael dovesse rivelarsi il successo commerciale che molti prevedono, un sequel potrebbe tecnicamente diventare realtà.
E anche volendo ignorare quella vicenda, gli ultimi vent'anni di Jackson sono stati infinitamente più controversi e complessi dei primi trenta. Le accuse si sono ripetute, i processi si sono susseguiti, l'immagine pubblica si è deteriorata. Un sequel autorizzato dalla Jackson Estate difficilmente potrebbe affrontare tutto questo con la stessa disinvoltura con cui il primo film ha evitato il tema.
C'è poi un altro elemento da considerare. Come ha rivelato il Times Magazine, il biopic rientra in una strategia di riabilitazione dell'immagine orchestrata dall'estate dopo la morte di Jackson, avvenuta nel 2009. All'epoca, il cantante era sommerso da oltre 450 milioni di dollari di debiti. Il suo Q score, l'indice che misura l'appeal commerciale di una celebrità o di un brand, era in caduta libera dal 1995.
Continuare quella storia significherebbe inevitabilmente entrare nel buio. E quel buio, per ragioni legali, etiche e commerciali, è un territorio che nessuno sembra davvero voler esplorare. "His Story Continues" potrebbe quindi rimanere solo quello che è: una frase evocativa, un'illusione narrativa, un modo elegante per chiudere un film che ha scelto di raccontare solo metà della verità.