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Michael Fassbender divide critica e pubblico, in questo thriller di David Fincher su Netflix

Michael Fassbender torna dopo 6 anni in questo film di David Fincher. Il thriller presentato a Venezia 2023 che ha diviso critica e pubblico.

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Michael Fassbender torna a recitare dopo una pausa di sei anni. Un'assenza che non era passata inosservata tra gli appassionati di cinema, abituati a vederlo protagonista di pellicole ambiziose e complesse. Il suo ritorno avviene per mano di David Fincher, maestro del thriller psicologico, in un progetto che ha fatto parlare di sé fin dalla presentazione all'80esima Mostra del Cinema di Venezia: The Killer, adattamento della serie di graphic novel firmata da Alexis Nolent e illustrata da Luc Jacamon (disponibile su Netflix). Il film racconta la storia di un assassino senza nome che vive secondo un codice ferreo: rimanere distaccato, metodico, invisibile. Un professionista che si muove nell'ombra, capace di attendere giorni interi prima di colpire il bersaglio. Ma quando un incarico va storto e la sua abitazione viene violata, la psiche di quest'uomo inizia a vacillare. Quella che lui crede sia una caccia internazionale "non personale" si trasforma in un viaggio ossessivo attraverso Francia, Repubblica Dominicana e Stati Uniti, dove l'assassino darà la caccia a chiunque osi minacciare la sua pace.

Accanto a Fassbender, il cast include nomi di peso come Tilda Swinton, Charles Parnell, Arliss Howard e Sophie Charlotte. Dietro la macchina da presa, Fincher può contare nuovamente su Andrew Kevin Walker, lo sceneggiatore di Fight Club, per trasporre sul grande schermo le atmosfere cupe e filosofiche del fumetto originale. The Killer si presenta come un neo noir atipico, lontano dai clichè dell'action movie seriale. Fincher sceglie una narrazione geometrica, controllata, che riflette la metodicità del protagonista. La voce fuori campo del killer accompagna lo spettatore attraverso le sue riflessioni, i suoi mantra personali, la sua ossessione per il controllo. Una scelta stilistica che ha generato reazioni contrastanti: c'è chi ha apprezzato la sobrietà con cui viene trattata la violenza, la tensione calma e cerebrale che pervade il film, e chi invece ha trovato l'esperienza eccessivamente lenta, persino noiosa.

I primi venti minuti, ambientati a Parigi, sono un esercizio di pazienza: il killer attende, osserva, si prepara. Alcuni spettatori hanno abbandonato qui, altri hanno trovato proprio in questa dilatazione temporale il fascino di un cinema che non cerca la gratificazione immediata. Quando l'azione accelera, il film si trasforma in un revenge movie che però non spettacolarizza mai la morte, mantenendo un tono sobrio e riflessivo. La colonna sonora merita una menzione particolare: il protagonista ascolta ossessivamente gli Smiths, la band culto di Morrissey, un dettaglio che ha conquistato una parte del pubblico e che diventa una chiave di lettura del personaggio. Un killer che si muove sulle note malinconiche del britpop anni Ottanta è già di per sé un paradosso interessante.

La verità è che questo non è un film per tutti. È un thriller freddo, cerebrale, che chiede allo spettatore di accettare i suoi tempi e di immergersi nella mente di un uomo che scopre i propri limiti proprio mentre cerca di mantenere il controllo totale. Un ossimoro narrativo che funziona per chi ama il cinema d'autore travestito da genere, meno per chi cerca l'intrattenimento puro. David Fincher costruisce ogni inquadratura con precisione millimetrica, la fotografia è studiata per riflettere l'asetticità del protagonista, il montaggio è calibrato quanto i gesti del killer. È un esercizio di stile che però non nasconde una trama tutto sommato convenzionale: un professionista che fallisce e cerca vendetta. Quello che fa la differenza è il come, non il cosa.

The Killer rappresenta anche un esperimento nella distribuzione: un passaggio limitato al cinema prima dello streaming su Netflix. Una strategia che sta diventando sempre più comune per i film d'autore destinati alle piattaforme, un modo per dare dignità di sala a progetti che probabilmente verranno visti principalmente su smartphone e televisori domestici. Per Michael Fassbender, questo film segna il ritorno dopo Dark Phoenix del 2017. Un ritorno misurato, in un ruolo che gli permette di lavorare per sottrazione, affidandosi più allo sguardo che alla parola. Un killer che non è James Bond, non è John Wick, non è Jason Bourne. È semplicemente un uomo che credeva di poter controllare tutto e scopre che la vita e la morte non seguono sempre le regole.

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