FILM

Netflix vuole clonare la voce di Gene Wilder (e scoppia la polemica)

Netflix resuscita la voce di Gene Wilder con l’IA per un nuovo reality su Willy Wonka: colpo di genio nostalgico o cinico esperimento di marketing?

Condividi

È un po' inquietante il modo in cui la televisione di oggi ha deciso di "cannibalizzare" i propri miti. L'ultimo esperimento di necrofilia digitale porta la firma di Netflix, che ha appena annunciato lo sbarco sulla piattaforma di The Golden Ticket, un reality show in nove episodi che promette di far rivivere la magia de La fabbrica di cioccolato a cinquantacinque anni dal debutto nelle sale della pellicola cult.

Fin qui, ordinaria amministrazione nostalgica. Il vero problema etico ed estetico risiede però nella scelta dello streamer di resuscitare, tramite intelligenza artificiale, l'inconfondibile voce del compianto Gene Wilder.

L’operazione, sia chiaro, gode del pieno e persino entusiastico benestare della vedova, Karen B. Wilder, convinta a quanto pare che un algoritmo sia lo strumento ideale per traghettare il genio del marito verso le nuove generazioni. Per l'occasione, il colosso di Los Gatos ha unito le forze con ElevenLabs, software house specializzata nella clonazione vocale sintetica che sta rapidamente trasformando il retrobottega di Hollywood in un cimitero degli elefanti in formato .wav.

Un nuovo format 'tributo' a Wonka

Il format prevede una gara in cui dodici concorrenti, affiancati da un partner, si sfideranno in prove fisiche e morali all'interno di una ricostruzione della celebre fabbrica, per aggiudicarsi un premio misterioso in grado di "cambiare la vita".

Una scena di "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" (Paramount Pictures)

A fare da collaudo nostalgico ci sarà persino Rusty Goffe, uno degli Oompa Loompa originali del 1971. Ma a lasciare perplessi non è la struttura da classico gioco a premi domenicale, quanto la totale distorsione del testo di Roald Dahl.

Fa sorridere ricordare che lo stesso Dahl detestasse il film del 1971, giudicandolo troppo distante dal cinismo del suo libro. Chissà cosa penserebbe oggi nel vedere la creatura di Wilder trasformata in un'assistente vocale senz'anima, programmata per commentare le peripezie di un gruppo di influencer a caccia di brividi preconfezionati.

La clonazione vocale di Wilder non è un caso isolato, comunque. Si inserisce in una precisa strategia industriale che ha già visto ElevenLabs profanare la dizione di Michael Caine per un audiolibro e blindare contrattualmente l'eredità artistica di Stan Lee. Il finale di The Golden Ticket, diviso in due parti, andrà in onda il prossimo 30 settembre.

Che il cinema e la televisione stiano diventando giganteschi database da saccheggiare a piacimento delle major? La scommessa è aperta: il pubblico si lascerà sedurre da questo gioco di prestigio sintetico o riconoscerà il sapore artificiale dell'operazione?

Continua a leggere su BadTaste