Odissea, il glaciale avvertimento di Nolan che ha cambiato il destino di Matt Damon sul set
Il raggelante avvertimento di Christopher Nolan a Matt Damon sul set de L'Odissea dice tutto sul film
Ci sono registi che garantiscono sempre ai propri attori una comoda roulotte riscaldata e un set climatizzato, e poi c’è Christopher Nolan.
Alla vigilia dell'attesissimo debutto nelle sale de L’Odissea, fissato per il 16 luglio, i retroscena emersi durante la première newyorkese del film dipingono una produzione che ha trasformato il concetto stesso di disagio artistico.Il fulcro di questa impresa fisica risiede in una conversazione raggelante avvenuta tra il regista e il suo Ulisse, Matt Damon, ben prima che il primo ciak venisse battuto. Quando Damon, forte di una filmografia imponente, ha affrontato i primi colloqui, Nolan lo ha guardato negli occhi e gli ha lanciato un avvertimento che suonava come una condanna: "Questo film sarà difficile". Davanti allo scetticismo dell'attore, abituato ai ritmi di ottanta produzioni alle spalle, il regista ha rincarato la dose con un glaciale: "No... Questo film sarà davvero difficile". A giudicare dai resoconti, non mentiva affatto.
Quando il set dell’Odissea diventa un inferno omerico
Il rifiuto di Nolan per il green screen e la computer grafica è ormai una nota di colore per i cinefili, ma per il cast schierato in sei paesi diversi si è tradotto in una vera e propria via crucis. Dare vita al viaggio decennale del re di Itaca verso la sua Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Tom Holland) ha significato rinunciare a qualsiasi comfort digitale.
Girare in formato IMAX implica gestire macchine da presa imponenti che costringono gli attori a pause forzate ogni due minuti e mezzo, congelando corpi e sguardi nel bel mezzo di tempeste reali.
Il picco del realismo nolaniano si è toccato durante le riprese marine su una nave d’epoca di 35 metri. Sballottati dalle onde vere, attori e comparse hanno iniziato a vomitare la colazione nel giro di un’ora.
Un qualsiasi regista hollywoodiano avrebbe invocato l'intervento dei costumisti o della post-produzione; Nolan, con l'aplomb britannico che lo contraddistingue, ha preferito chiedere gentilmente ai naufraghi il permesso di inquadrare il rigurgito a favore di camera. Il risultato è una delle sue sequenze più incredibili dell'intera pellicola.
Nelle interviste promozionali, Matt Damon ha descritto il regista come un comandante pronto a affondare con la propria flotta. L'immagine restituita dall'attore è tanto vivida quanto ironica: nei momenti peggiori, sotto piogge torrenziali e temperature glaciali, bastava voltarsi per vedere il premio Oscar Christopher Nolan (che ha ammesso di essersi ispirato a due iconici registi italiani per le riprese dei film) con le sembianze di un "topo annegato", fradicio e tremante come l’ultimo dei macchinisti, ma rigorosamente privo di lamentele.
Questa totale condivisione della sofferenza ha agito sul set come un potente livellatore psicologico. Chi si siederà in sala è avvisato: la magnificenza visiva che scorrerà sullo schermo è il prezzo pagato da un cast spinto oltre ogni limite.