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Odissea, John Leguizamo svela i retroscena della scena del cane: come Christopher Nolan l'ha girata

John Leguizamo svela i retroscena della scena d'apertura di Eumeo e spiega come Christopher Nolan abbia realizzato la sequenza senza mettere in pericolo il cucciolo.

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Christopher Nolan non fa le cose a metà. Lo sapevamo già, ma Odissea porta il concetto di filmmaking pratico a livelli che rasentano la follia lucida. Quando John Leguizamo descrive una delle scene più impressionanti del film, quella dei fantasmi dei soldati morti, gli occhi gli si illuminano ancora: "Stuntmen erano sepolti sotto la sabbia con gli snorkel. Tipo un centinaio di persone erano sepolte, poi emergono. Oh mio Dio, è così avvincente da guardare".

Questa è la filosofia Nolan condensata in un'immagine: zero green screen, zero CGI quando si può fare davvero. E i risultati si vedono, sia al botteghino mondiale che nelle performance degli attori. Leguizamo, veterano di Hollywood con una carriera costellata di successi da Moulin Rouge! ai blockbuster animati come L'era glaciale ed Encanto, non ha dubbi: "Questo è molto più grande di qualsiasi cosa io abbia mai fatto".

Nel cast di Odissea, Leguizamo si ritaglia uno spazio memorabile interpretando Eumeo, il servo cieco che attende il ritorno di Odisseo, interpretato da Matt Damon, vegliando sulla moglie Penelope di Anne Hathaway, sul figlio Telemaco di Tom Holland e sull'anziano cane Argo. Una performance che oscilla tra astuzia e strazio, resa ancora più impressionante dalla trasformazione fisica dell'attore. Le lenti a contatto speciali che lo hanno reso quasi completamente cieco durante le riprese sono solo la punta dell'iceberg. "Continuavo a dire a Chris: 'Guarda, non lavorerò mai più.

John Leguizamo in Odissea, fonte: Universal Pictures

Tutti si allenano 24 ore su 24, sembrano fichissimi, e io sembro un testicolo'", racconta Leguizamo con una certa dose di autoironia. Ma quella trasformazione radicale fa parte del suo approccio Method, quello che ha studiato al Lee Strasberg Theatre & Film Institute. "Quando ero più giovane, vivevo per le trasformazioni. Pensavo che quella fosse la vera recitazione, andare il più lontano possibile da te stesso". L'aneddoto su Lee Strasberg vale la pena raccontarlo per intero. "Ho ucciso Lee Strasberg", dice Leguizamo senza battere ciglio.

"Ero nella sua classe e ho fatto una sense memory talmente pessima che non ci è sopravvissuto. È morto quella notte, riposi in pace". L'attore scherza, ovviamente, ma il punto è serio: crede fermamente che un attore debba attraversare davvero qualcosa, non fingere. E in Odissea è andato in "posti davvero spaventosi" dentro se stesso, dissotterrando molto dolore. "Alla fine è curativo perché lo lasci uscire. È meglio farlo uscire che tenerlo dentro".

Prima del primo giorno sul set, le emozioni erano contrastanti. "Mi sentivo incredibilmente pronto ed ero nervoso da morire", ammette. Non è il tipo che si fa prendere dall'ansia, ma Nolan è Nolan. "Lo fai esplodere nella tua testa. Non avevo mai lavorato con lui prima, quindi non sapevo cosa sarebbe successo". Doveva interpretare un personaggio anziano, cieco, con tutte queste sfumature emotive, e per di più a 900 piedi sopra il livello del mare. Lo hanno portato lassù in elicottero, su una scogliera da cui si poteva cadere e morire. Ogni pianta era velenosa. "Ci hanno detto: 'Se rompete la linfa e ve la mettete negli occhi, vi accecherà'". Dettagli rassicuranti, insomma.

Odissea, fonte: Universal Pictures

E poi c'era la camera IMAX. Quel mostro da 300-400 libbre che fa un rumore da tosaerba. "Il primo giorno ho iniziato a fare la mia scena e lui fa: 'Non devi urlare'. E io: 'Ma non riesco a sentirmi'". Nessuno gli aveva detto che le bobine IMAX durano tre minuti. Aveva un monologo di dieci minuti e ogni due minuti dovevano fermarsi per ricaricare. "Mi ci vogliono cinque minuti per ricaricare perché la pellicola è davvero spessa e difficile, e c'è solo una persona al mondo che può farlo. Poi devo riattivarmi. E poi di nuovo, dopo due minuti: 'Stop!'".

Ma Leguizamo non si lamenta ed anzi riconosce che, le location pratiche e l'assenza di green screen, hanno reso tutto più semplice per gli attori. "Il fatto che tutto fosse così pratico rende più facile recitare, e poi i risultati sono molto più reali e organici. È palpabile che quello che vedi in camera sta davvero accadendo". C'è un punto di non ritorno che Hollywood ha raggiunto, secondo l'attore: la gente non crede più a quello che vede. Per questo un film come Odissea risuona così forte, perché sembra più reale e tangibile. "Hollywood sta iniziando ad abbracciare l'intelligenza artificiale pensando che risolverà le cose. Lo farà? Odissea ti mostra che non è quello che la gente vuole davvero".

Il riferimento è anche alla provocazione di Elon Musk, che ha dichiarato che genererà una sua versione di Odissea con l'AI. "Sì, sarà bellissima. Sarà fenomenale. Buona fortuna con quella versione falsa, senz'anima, vuota", risponde Leguizamo con sarcasmo tagliente. "Non capisco le persone che si impegnano per fomentare l'odio. José Martí, il grande poeta e rivoluzionario cubano, disse che ci sono due tipi di uomini: quelli che creano e quelli che distruggono".

Odissea, fonte: Universal Pictures

Il cast diversificato del film, per Leguizamo, è simbolico del mondo reale in cui viviamo. "Noi latinos siamo il 20% della popolazione e siamo ancora virtualmente invisibili, specialmente nelle stanze esecutive e aziendali". L'attore sessantaseienne è stato molto vocale negli ultimi anni sulla mancanza di opportunità latine a Hollywood, e vede in Odissea un segnale di cambiamento. "Il film è così meravigliosamente inclusivo che ora questa storia appartiene a tutti noi", ha detto. E forse è anche per questo che il box office mondiale sta premiando la pellicola.

C'è però una scena che lo tormentava: quella d'apertura del suo personaggio. Eumeo viene introdotto mentre getta un cucciolo da una scogliera. "Pensavo: sarò la persona più detestata nella storia del cinema". Era quello che facevano con i runt all'epoca, sopravvivevano solo i forti. "Ma il cucciolo era al sicuro, c'era qualcuno con una coperta morbida che lo prendeva appena fuori dall'inquadratura". Il fatto che il personaggio leghi così bene con il cane sopravvissuto aiuta, ovviamente. Si chiama Argo ed è un Podengo Portoghese, una razza antica. "Io lo chiamo Pendejo Portoghese", scherza usando lo slang spagnolo. "Non è la razza più brillante del mondo. Ne restano solo 75 di questi cani, sono una razza antica, antica".

Perché proprio quella razza? "Perché è la razza più antica più vicina a quella che avrebbero avuto i greci. Nolan è un maniaco del dettaglio, e gli do tutto il mio rispetto". Il regista sta dietro la camera, sai che è lì con te. "Mi fa sentire ascoltato, visto e protetto perché in questo film sono andato in posti in cui di solito non vado, come vicino a un crollo emotivo". Leguizamo è Method, crede che devi davvero attraversare qualcosa, non puoi fingere. Ma con Nolan si è sentito in mani capaci, quindi è stato in grado di andare in posti davvero spaventosi dentro se stesso e dissotterrare molto dolore. Odissea si prepara a una stagione di premi che potrebbe includere anche lui tra i candidati, ma per ora si gode l'enorme successo al botteghino mondiale.

E mentre Hollywood discute se l'intelligenza artificiale sostituirà attori e troupe, Christopher Nolan ha dato la sua risposta: un centinaio di stuntman sepolti sotto la sabbia con gli snorkel, una camera IMAX da 400 libbre portata in elicottero su una scogliera velenosa, un attore reso cieco da lenti a contatto che recita con un cane di una razza quasi estinta. Cinema vero, sudore vero, emozioni vere. Il pubblico, a giudicare dagli incassi, ha scelto da che parte stare.

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