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Odissea, Joyce Carol Oates difende Nolan e attacca la traduttrice: “Parla come i sostenitori MAGA”

Joyce Carol Oates prende le difese di Christopher Nolan dopo la stroncatura della traduttrice Emily Wilson e accusa la critica di usare il linguaggio dei sostenitori MAGA.

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La controversia attorno a Odissea di Christopher Nolan ha assunto toni inaspettatamente aspri, trasformandosi in uno scontro culturale che va ben oltre la semplice critica cinematografica. Al centro della polemica c'è Emily Wilson, acclamata traduttrice di una versione moderna dell'Odissea di Omero pubblicata nel 2017, che ha pubblicato una recensione devastante del film sulla London Review of Books. A difendere il regista è intervenuta nientemeno che Joyce Carol Oates, una delle voci letterarie più autorevoli del panorama contemporaneo.

La scrittrice non ha usato mezzi termini nel suo intervento su X, accusando Wilson di aver abbandonato il terreno del dibattito accademico per scivolare in attacchi personali. "Piuttosto che esprimere disaccordo sulle interpretazioni di Omero in modo collegiale, questa persona, che ha beneficiato enormemente dal film di Nolan, parla nel linguaggio rozzo dei sostenitori MAGA che attaccano qualcuno con idee diverse dalle loro", ha scritto Oates. L'autrice ha inoltre sottolineato come ci si aspetterebbe che una traduttrice, di tutte le persone, legata a un testo e al servizio di un testo, fosse "un pochino più riflessiva e rispettosa degli altri che agiscono in buona fede, proprio come lei sostiene di fare".

Il riferimento al movimento politico americano MAGA (Make America Great Again) rappresenta un'escalation significativa nel dibattito, suggerendo che il tono della critica di Wilson tradisca un approccio ideologico piuttosto che puramente artistico. L'accusa implicita è quella di intolleranza verso interpretazioni che si discostano dalla propria visione, un atteggiamento che Oates considera indegno del rigore intellettuale che dovrebbe caratterizzare il mondo accademico.

La recensione di Wilson, effettivamente, non risparmia colpi, visto che la studiosa sostiene che Odissea manchi di "profondità psicologica, emotiva, politica ed etica" e non abbia "nulla di convincente da dire". Secondo la sua lettura, il film rappresenta la solita combinazione noliana di "grandiosità e superficialità", con una visione troppo confusa e personaggi troppo poco sviluppati per mantenere le promesse implicite in termini di grandi idee, sebbene eccella nel "trasmettere grandi esplosioni e grandi giganti".

Ma è forse la parte finale della recensione a risultare più provocatoria, quella in cui Wilson scende nel dettaglio tecnico e narrativo. "La scrittura è pessima. Nessuno dei personaggi ha una motivazione convincente per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso, e tutto il cibo ha un aspetto orribile", scrive. Quest'ultima osservazione, in particolare, ha suscitato perplessità: la critica al cibo rappresentato sullo schermo sembra fuori contesto in una discussione sull'adattamento di un poema epico antico, alimentando il sospetto che la recensione sia viziata da pregiudizi personali più che da analisi critica.

L'ironia della situazione non è sfuggita a molti osservatori, dato che Christopher Nolan aveva pubblicamente elogiato il lavoro di Wilson in passato. In un'intervista con Empire, il regista aveva rivelato di aver utilizzato la frase di apertura della traduzione di Wilson, "Raccontami di un uomo complicato", come stella polare per costruire il personaggio di Odisseo interpretato da Matt Damon. Il rispetto professionale dimostrato da Nolan rende ancora più stridente il tono della recensione ricevuta.

Matt Damon in Odissea, fonte: Universal Pictures

Questa vicenda solleva questioni interessanti sul rapporto tra fedeltà al testo originale e libertà creativa nell'adattamento. I traduttori, per loro natura professionale, sviluppano un rapporto intimo e quasi proprietario con le opere su cui lavorano. Wilson ha dedicato anni a trovare il giusto equilibrio tra la lingua antica di Omero e la sensibilità contemporanea, un lavoro certosino che inevitabilmente crea aspettative precise su come l'Odissea dovrebbe essere raccontata oggi.

Nolan, d'altro canto, è un filmmaker noto per piegare ogni materiale narrativo alla propria visione autoriale. Il suo cinema privilegia strutture complesse, dilemmi morali e un'estetica cerebrale che non sempre lascia spazio all'emotività immediata. Applicare questo approccio all'Odissea, un testo reinterpretato da secoli, era inevitabilmente destinato a dividere il pubblico. La difesa di Joyce Carol Oates aggiunge un ulteriore livello al dibattito, visto che la scrittrice americana, candidata più volte al Nobel per la Letteratura, contrappone la propria autorevolezza a quella filologica di Emily Wilson, suggerendo che nessuna interpretazione dei classici possa rivendicare l'esclusività della comprensione corretta.

Odissea, fonte: Universal Pictures

La controversia evidenzia anche quanto il clima culturale contemporaneo influenzi la ricezione delle opere d'arte. Il riferimento di Oates al linguaggio MAGA lascia intendere che anche la critica cinematografica e letteraria sia sempre più segnata dalle polarizzazioni del dibattito pubblico americano. Per il pubblico che attende di vedere Odissea, questa battaglia tra due autorevoli figure del mondo della cultura aggiunge ulteriore interesse a un film già tra i più attesi dell'anno.

Resta ora da capire se la polemica influenzerà la percezione del kolossal di Nolan, anche se le divisioni non sono certo una novità per il regista: da Interstellar a Tenet, i suoi film hanno sempre acceso discussioni tra ammiratori e detrattori. Ma wuesta volta la critica più dura arriva da una delle maggiori esperte del poema di Omero. Al di là dello scontro con Joyce Carol Oates, la recensione di Emily Wilson conferma quanto Odissea sia già diventato un vero fenomeno culturale, capace di far discutere ancora prima della sua consacrazione definitiva presso il pubblico.

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