Odissea, Nolan rompe la tradizione dei kolossal storici seguendo l'esempio di Stanley Kubrick
Gli accenti americani e i dialoghi moderni di Odissea continuano a dividere il pubblico, ma la scelta di Christopher Nolan segue un approccio già adottato da Stanley Kubrick nel suo Spartacus.
Odissea di Christopher Nolan sta dominando il cinema globale con un successo travolgente al botteghino e recensioni entusiastiche, ma c'è un dettaglio che continua a dividere il pubblico in modo netto: la scelta linguistica del regista. Invece di seguire la tradizione consolidata degli epic storici hollywoodiani, Nolan ha fatto parlare i suoi personaggi con accenti americani contemporanei, abbandonando quell'inglese arcaico e formale che associamo istintivamente a film come Il Gladiatore o Troy del 2004.
La controversia è esplosa già con il primo trailer del film, con molti spettatori che si aspettavano che il regista seguisse il canone, rendendo i dialoghi in un inglese volutamente antiquato. Invece, fin dalle prime scene, l'approccio di Nolan si è rivelato radicalmente diverso. Il dibattito si è fatto così acceso che il regista stesso ha dovuto difendere pubblicamente la sua decisione, respingendo persino accuse di appropriazione culturale. Ma chi ha visto il film completo concorda su un punto: una volta immersi nella narrazione, questo elemento stilistico viene rapidamente assorbito e dimenticato.
Ma Nolan non sta inventando nulla di nuovo. In realtà, sta seguendo le orme di un suo maestro riconosciuto: Stanley Kubrick. Nel 1960, Kubrick diresse Spartacus, un colossal storico che utilizzò gli accenti in modo rivoluzionario per l'epoca. Il regista fece una scelta precisa e significativa: i personaggi schiavi, compreso Spartacus interpretato da Kirk Douglas, parlano con accenti americani contemporanei, mentre i nobili romani utilizzano accenti britannici arcaici e un registro formale.
Vale la pena ricordare che Nolan non è stato nemmeno il primo a sfidare questa convenzione hollywoodiana, dato che il leggendario Ben-Hur di William Wyler, con le sue iconiche scene di corse dei carri, presenta Charlton Heston che mantiene il suo accento americano per tutta la durata del film. La scelta di Nolan per Odissea segue una logica coerente con quella di Kubrick, anche se applicata in modo diverso.
Facendo parlare i personaggi con un inglese americano moderno, il regista rafforza l'idea che la storia raccontata sia fondamentalmente un viaggio umano universale, a cui tutti possiamo relazionarci. Odisseo non è un americano moderno, ovviamente, ma non è nemmeno un britannico di metà Novecento. Quando Damon e gli altri membri del cast utilizzano i loro accenti naturali, tendiamo a percepire i loro personaggi come persone reali piuttosto che come costruzioni mitiche appartenenti a un genere cinematografico codificato.
D'altronde il regista aveva già spiegato di aver scelto un inglese moderno per evitare di creare una distanza artificiale tra il pubblico e i personaggi, preferendo dialoghi più immediati e naturali rispetto al tradizionale registro arcaico degli epic storici. Odissea continua intanto a incassare centinaia di milioni al botteghino e a ricevere recensioni entusiaste, dimostrando che una scelta linguistica tanto audace quanto controversa non ha minimamente frenato il successo del film. Anzi, per molti spettatori ha contribuito a rendere il viaggio di Odisseo ancora più umano e coinvolgente.