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Perché Michele Riondino disse no a Il Giovane Montalbano: il motivo che cambiò tutto grazie a Camilleri

Michele Riondino aveva rifiutato Il Giovane Montalbano. Ecco perché disse no e come Andrea Camilleri riuscì a fargli cambiare idea.

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Oggi è impossibile immaginare Il giovane Montalbano senza il volto, il talento e l’intensità espressiva di Michele Riondino. La serie prequel trasmessa dalla Rai, capace di conquistare milioni di spettatori e di ritagliarsi uno spazio d'onore nel panorama della fiction italiana, ha consacrato definitivamente l'attore pugliese al grande pubblico. Eppure, quello che per molti è stato un passaggio naturale e fortunato, per l'interprete di Taranto ha rappresentato una scelta tutt'altro che scontata. Inizialmente, infatti, Riondino era sul punto di dire un no definitivo al progetto. Ma per quale motivo un attore emergente avrebbe dovuto esitare di fronte a un'opportunità di tale portata?

Alla base del tentennamento di Michele Riondino c'era una preoccupazione professionale ben precisa, legata alla sua formazione e alle sue aspirazioni artistiche. Cresciuto all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico e fortemente legato al circuito del teatro d'autore e del cinema indipendente, l'attore temeva le conseguenze di un'esposizione televisiva così pervasiva. Il rischio principale, secondo la visione dell'epoca, era quello di rimanere ingabbiato in un singolo personaggio, un'etichetta difficile da scrollarsi di dosso nel panorama cinematografico italiano.

Riondino temeva che interpretare un ruolo popolare sul piccolo schermo potesse precludergli in futuro le porte del cinema d'autore e dei ruoli complessi sul grande schermo. A questo si aggiungeva l'incombente e ingombrante eredità di Luca Zingaretti. Raccogliere il testimone di un’icona del genere poliziesco italiano, amata da intere generazioni, rappresentava un confronto da far tremare le vene ai polsi. Il pericolo di essere visto come una semplice "copia sbiadita" o di non soddisfare le altissime aspettative dei lettori di Andrea Camilleri era altissimo: "Quando mi proposero Il giovane Montalbano ero titubante. Dopo non è stato semplicissimo tornare al cinema: per un regista scegliere un volto molto legato alla tv può essere complicato."

A sbloccare la situazione e a far cambiare idea all'attore fu un insieme di fattori determinanti. In primis, la qualità della scrittura e la visione della produzione, che non cercava un imitatore di Zingaretti, oggi impegnato in una nuova serie crime, bensì un interprete capace di dare una forma nuova, acerba e passionale al commissario negli anni della sua giovinezza. Decisivo fu poi l'incontro spirituale e professionale con lo stesso Andrea Camilleri. Il papà di Montalbano colse immediatamente nel piglio e nella sensibilità di Riondino l'essenza perfetta per il suo personaggio da giovane, rassicurandolo sulla bontà dell'operazione e convincendolo ad abbracciare la sfida.

A distanza di anni, si può affermare con certezza che quella scelta fu vincente sotto ogni punto di vista. Il giovane Montalbano ha dimostrato che è possibile coniugare qualità d'autore e successo di massa. Riondino non solo ha convinto critica e pubblico, ma è riuscito successivamente a smarcarsi dall'etichetta del personaggio, proseguendo una carriera brillante che lo ha portato fino alla regia e ai grandi riconoscimenti nel cinema d'autore (come dimostrato dal successo del suo film Palazzina LAF).

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