Questa commedia Netflix ti farà piangere e sorridere al contempo (e ha già superato Office Romance)
Voicemails for Isabelle conquista Netflix grazie alla chimica tra Zoey Deutch e Nick Robinson. Analisi della commedia romantica che ha superato Office Romance.
Netflix continua a investire massicciamente nel genere delle commedie romantiche, con risultati alterni che oscillano tra successi inaspettati e flop clamorosi. La piattaforma ha appena dimostrato, ancora una volta, che in questo territorio minato la differenza tra un film che funziona e uno che affonda non sta nella premessa originale o nel budget, ma in quell'elemento ineffabile e preziosissimo che è la chimica tra i protagonisti.
Voicemails for Isabelle, diretto e sceneggiato da Leah McKendrick, è salito in vetta alle classifiche di visualizzazione della piattaforma nelle ultime due settimane, surclassando il più blasonato Office Romance con Jennifer Lopez e Brett Goldstein. Quest'ultimo, nonostante il cast stellare e la promozione aggressiva, è naufragato proprio per la mancanza di quella scintilla essenziale tra i due attori principali, sommerso da un mix tonalmente sbilanciato di volgarità gratuita e tentativi di romanticismo tradizionale che non hanno mai trovato un equilibrio credibile.
Voicemails for Isabelle parte invece da una premessa tutt'altro che rivoluzionaria. Il film utilizza i messaggi vocali come dispositivo narrativo centrale per far incontrare due anime solitarie. Il film funziona perché Zoey Deutch e Nick Robinson riescono a creare sullo schermo quella connessione autentica che fa dimenticare quanto la trama sia prevedibile.
Jill, interpretata da Deutch, e sua sorella Isabelle, interpretata da Ciara Bravo, hanno condiviso una vita intera e una stanza, unite da un legame profondissimo reso ancora più intenso dalla malattia di Isabelle, affetta da fibrosi cistica fin dall'infanzia. Le due sorelle comunicavano costantemente attraverso messaggi vocali, un modo moderno e intimo di restare connesse anche quando separate fisicamente. Quando Isabelle soccombe alla sua condizione, Jill si ritrova devastata dal dolore ma incapace di lasciar andare quel legame. Continua quindi a chiamare il numero di cellulare della sorella, lasciando messaggi vocali come se fosse ancora viva ad ascoltarli, un rituale di lutto che le permette di non dire mai veramente addio.
Il colpo di scena narrativo arriva quando quei messaggi, carichi di emozioni private e a volte imbarazzanti, iniziano a essere intercettati dal nuovo proprietario di quel numero di telefono: Wes, un dirigente immobiliare interpretato da Nick Robinson. Wes si ritrova sempre più affascinato e commosso da quelle confessioni involontarie, sviluppando una connessione emotiva con una voce senza volto. Stanco delle sue relazioni senza futuro, decide di partire per San Francisco con la scusa di un viaggio di lavoro, determinato a trovare la misteriosa proprietaria di quella voce.
Jill, nel frattempo, sta cercando di ricostruire la propria vita attraverso un corso di cucina, dove si trova a fare i conti con Arthur, interpretato da Lukas Gage, un collega narcisista e insopportabile che si convince di essere l'uomo giusto per lei. Spoiler: non lo è. Il percorso culinario di Jill si svolge sotto l'occhio spietato di Chef Bastien, interpretato da Nick Offerman in una performance sopra le righe che strizza l'occhio al sergente istruttore di Ufficiale e gentiluomo, offrendo intermezzi comici che alleggeriscono la tensione emotiva del film.
Zoey Deutch, già straordinaria nel ruolo di Jean Seberg in Nouvelle Vague di Richard Linklater, dimostra qui una versatilità impressionante. Passa dalla vulnerabilità devastante del lutto alla leggerezza della commedia romantica senza mai perdere autenticità. Nick Robinson, già amato per Love, Simon, conferma il suo appeal e la sua capacità di dare profondità a personaggi che in mani meno abili potrebbero risultare cinici o manipolatori. Il suo Wes è invece genuinamente innamorato, imperfetto ma sincero, e Robinson bilancia questi elementi con precisione chirurgica.
Ma è insieme che i due attori creano qualcosa di speciale. Quella chimica indefinibile che non si può fabbricare in laboratorio, che non emerge dalle prove o dalle letture del copione, ma che semplicemente c'è o non c'è. Qui c'è, eccome. Li guardiamo sullo schermo e desideriamo che stiano insieme, soffriamo quando si allontanano, sorridiamo quando si riavvicinano.
Voicemails for Isabelle fa parte di una tradizione consolidata. Ma in un'epoca in cui Netflix sforna rom-com a ritmo industriale, spesso sacrificando qualità e autenticità sull'altare della quantità, questo film si distingue per una qualità fondamentale: fa funzionare la formula.