FILM

Questo film in tendenza su Netflix riporta in vita gli slasher anni 2000 che hai sempre amato di nascosto

Questo film di Eli Craig riporta in vita gli slasher anni 2000 con eliminazioni creative e horror-comedy.

Condividi

C'è stato un periodo, tra la metà degli anni 2000 e l'inizio dei 2010, in cui gli slasher horror proliferavano come funghi dopo la pioggia. Remake di classici come Friday the 13th con Danielle Panabaker, House of Wax con Paris Hilton, il Nightmare on Elm Street con Rooney Mara ancora sconosciuta, gli Halloween di Rob Zombie. E poi c'erano quelli che trovavi in seconda serata su Italia 1 o su qualche canale via cavo: Wrong Turn, Stay Alive, Saw, Hostel, Sorority Row. Non erano necessariamente capolavori, ma li amavi lo stesso. Avevano qualcosa di trasgressivo, o almeno così sembrava quando li guardavi nascosto dai tuoi genitori. Clown in a Cornfield, diretto da Eli Craig e in tendenza su Netflix, riporta in vita esattamente quella sensazione. È un film horror che sa perfettamente cosa vuole essere: un B-movie divertente, con ammazzamenti creativi e quella leggerezza necessaria per non prendersi mai troppo sul serio. E a volte, diciamocelo, è esattamente quello di cui abbiamo bisogno.

Il film si basa sul romanzo young adult di Adam Cesare e porta la firma di un regista che di horror-comedy se ne intende: Craig è infatti l'uomo dietro Tucker and Dale vs Evil, cult apprezzatissimo dagli appassionati del genere. Quell'umorismo intelligente e autoironico permea anche Clown in a Cornfield, dove seguiamo Quinn Maybrook, interpretata da Katie Douglas, che si trasferisce con il padre da Philadelphia alla sonnolenta Kettle Springs, nel Missouri. La cittadina ha un'atmosfera particolare, segnata dalla chiusura di una fabbrica locale e dal successivo incendio che l'ha distrutta. Ma soprattutto è ossessionata da Frendo, un clown mascotte diventato figura horror. I teenager del posto hanno sviluppato una strana immunità alla violenza, producendo video di scherzi dove fingono di essere uccisi da Frendo. Quinn si integra rapidamente con questo gruppo di ragazzi, ma è evidente che qualcosa non quadra, né con loro né con il resto della comunità.

La genialità di Clown in a Cornfield sta nel suo essere consapevole dei propri limiti e delle proprie ambizioni. Quello che fa, e lo fa bene, è giocare con i clichè dello slasher horror sapendo esattamente quali corde toccare. I teenager sono idioti nel modo giusto, le loro morti sono grottesche quanto basta, l'umorismo è calibrato per non sopraffare l'elemento horror. Il paragone più immediato è con un altro slasher recente: il Thanksgiving di Eli Roth. Anche quello era un film che non brillava per profondità ma che compensava con ammazzamenti creativi, humour splatter e adolescenti dal quoziente intellettivo discutibile. C'è qualcosa di confortante in questa formula, una nostalgia per un tipo di cinema horror che non si vergogna di essere quello che è. Clown in a Cornfield ti riporta col pensiero al 2008, quando entravi di nascosto in sala per vedere un film vietato ai minori, o quando rubavi il telecomando per guardare di notte un film che non avresti dovuto vedere.

E questa sensazione è genuina perché il film può essere davvero disturbante quando serve. Le scene di violenza sono crude, viscerali, senza i filtri del politically correct. Ma sono bilanciate da un tempismo comico impeccabile, da dialoghi che strappano risate volontarie e da una costruzione delle scene che dimostra mestiere. Non tutto funziona alla perfezione: trovare l'equilibrio tra horror e commedia è un'arte difficile, e Clown in a Cornfield non centra sempre il bersaglio. Ma il cast è coinvolto, gli attori sembrano divertirsi, e questa energia si trasmette allo spettatore.

In un panorama horror sempre più orientato verso l'elevated horror cerebralmente impegnato alla Ari Aster o Robert Eggers (con il suo prossimo lavoro, Werwulf), c'è ancora spazio per slasher onesti come questo. Film che non promettono rivoluzioni ma garantiscono intrattenimento genuino, sangue finto abbondante e la possibilità di spegnere il cervello per godersi lo spettacolo. E a volte, dopo una settimana stressante, è esattamente la medicina di cui abbiamo bisogno.

Continua a leggere su BadTaste