Richard Gere indagatore del paranormale, in questo thriller psicologico da riscoprire su Prime Video
Il thriller psicologico con Richard Gere che trasforma la leggenda del Mothman in un'inquietante riflessione sul dolore e l'ignoto.
Se hai mai sofferto d'insonnia e ti sei ritrovato a vagare nei meandri più oscuri di internet, probabilmente hai incrociato la leggenda del Mothman. Una creatura alata, occhi rossi incandescenti, avvistamenti che precedono disastri. The Mothman Prophecies - Voci dall'ombra di Mark Pellington, disponibile su Prime Video, è un thriller psicologico mascherato da film sul paranormale, un'opera che sta al genere horror come un incubo lucido sta al sonno. Qui il mostro è quasi un pretesto, un catalizzatore per esplorare qualcosa di molto più profondo e disturbante: il dolore cosmico dell'esistenza umana di fronte all'ignoto.
Basato sul libro omonimo di John Keel, il film segue John Klein, interpretato da un Gere sorprendentemente credibile nei panni di un giornalista del Washington Post. Klein è un uomo distrutto dalla morte improvvisa della moglie Mary, interpretata da Debra Messing. La tragedia inizia con un incidente stradale causato dalla visione di una creatura volante, ma quello che sembrava un trauma da impatto si rivela essere un tumore cerebrale. Mary morirà lentamente, inesorabilmente, e Klein rimarrà intrappolato in un limbo di domande senza risposta. È qui che Pellington gioca la sua carta vincente: usa gli occhi di Gere come portali verso il vuoto. Quegli stessi occhi che ci avevano fatto sognare in Pretty Woman e Chicago, ora sono pozzi neri di disperazione. Klein è letteralmente un guscio vuoto, un uomo che non sa fare altro che seppellirsi nel lavoro per non affrontare il baratro della perdita.
Ed è proprio nel tentativo di fuggire da se stesso che Klein finisce a Point Pleasant, West Virginia, 400 miglia fuori rotta rispetto alla destinazione prevista per un'intervista. Come ci è arrivato? Non lo sa. Stato di fuga dissociativa? Forse. O forse qualcosa di più sinistro lo ha guidato fin lì. Quando bussa alla porta di Gordon Smallwood, interpretato da un inquietante Will Patton, scopre che l'uomo sostiene che Klein lo abbia tormentato per tre notti consecutive. Ma Klein giura di non essere mai stato in quella città prima. Da questo momento, The Mothman Prophecies si trasforma in qualcosa che ricorda un episodio evento di X-Files, con Klein nel ruolo di Mulder ossessionato e Laura Linney, nel ruolo dell'agente di polizia Connie Mills, come Scully scettica ma incrinata dal peso delle evidenze inspiegabili. La cittadina è afflitta da fenomeni paranormali che si ripetono quasi ogni notte: avvistamenti di una creatura alata, luci inspiegabili, premonizioni di disastri imminenti.
Il Mothman stesso è un enigma deliberato. La sua forma cambia a seconda di chi lo osserva: ali, occhi rossi luminosi, fenomeni luminosi simili a quelli UFO. E soprattutto, porta con sé messaggi di catastrofi imminenti. Pellington, regista proveniente dal mondo dei videoclip MTV, dimostra un'intelligenza visiva diabolica nel costruire l'atmosfera. Non vedremo mai veramente il Mothman, solo sagome sinistre e quegli occhi rossi che diventano un leitmotiv ossessivo. Semafori, insegne di negozi, lucine su telefoni: tutto assume le sembianze di quegli occhi che osservano, sempre presenti, sempre in agguato. La macchina da presa fluttua come un'entità aliena, con riprese aeree che mantengono viva la minaccia soprannaturale e movimenti a livello del suolo che evocano il destino che si precipita sulle vite degli ignari abitanti.
Pellington non resiste mai alla tentazione di usare transizioni appariscenti e immagini sature tipiche dell'estetica MTV dell'epoca, elementi che datano il film. Ma sotto quella patina stilistica c'è qualcosa di profondamente inquietante e senza tempo: l'idea che esistano forze oltre la nostra comprensione, che possono avvertirci ma non salvarci, che il nostro destino è già scritto e noi siamo solo spettatori della nostra stessa tragedia. Gli occhi rossi nel buio non sono solo quelli del Mothman. Sono i semafori che ignoriamo, le spie luminose che non vediamo, i segnali che l'universo ci manda e che non riusciamo a decifrare fino a quando è troppo tardi. Sono la prova che qualcosa ci osserva, proprio in X-Files (che avrà un reboot) sempre, da una dimensione che non possiamo raggiungere né comprendere.