Rivoluzione per Eurovision 2027, cambiano le regole: no ai Paesi in guerra e ai minorenni
Eurovision 2027: nuove regole vietano ai Paesi in guerra di ospitare il contest. Età minima a 18 anni e voce solista dal vivo obbligatoria. Tutte le novità.
L'Eurovision Song Contest si prepara a una delle revisioni regolamentari più significative della sua storia. In vista della 71esima edizione, prevista nel 2027 in Bulgaria dopo il trionfo di DARA a Vienna, l'European Broadcasting Union e il Reference Group hanno ufficializzato un pacchetto di modifiche che ridefiniscono le regole del gioco, con l'obiettivo dichiarato di tutelare l'integrità artistica della competizione e garantire la sicurezza di tutti i partecipanti.
Martin Green, direttore dell'Eurovision Song Contest, ha sottolineato come queste novità non rappresentino un semplice aggiustamento tecnico, ma una risposta necessaria a una situazione geopolitica sempre più complessa. Il concorso, che ogni anno attira milioni di spettatori in tutto il mondo, si trova infatti a dover fare i conti con tensioni internazionali e polemiche che hanno segnato le ultime edizioni.
La novità più dirompente riguarda il diritto di ospitare la manifestazione. D'ora in poi, qualora il Paese vincitore sia coinvolto in un conflitto armato o in una situazione di marcata instabilità che possa compromettere la sicurezza dello Stato o della regione circostante, scatterà l'ineleggibilità automatica ad accogliere l'edizione successiva. Una clausola che suona come una risposta indiretta ma inequivocabile alle tensioni degli ultimi anni."L'Eurovision Song Contest è in continua evoluzione e la nostra revisione annuale del Regolamento è fondamentale per garantire che il concorso rimanga equo, trasparente e coerente per tutti i partecipanti, compresi i milioni di persone che lo seguono in tutto il mondo. Le modifiche, ha aggiunto, mirano a fornire maggiore chiarezza a tutti i soggetti coinvolti, a tutelare gli artisti e a garantire che il contest continui a offrire un ambiente sicuro e accogliente". - Martin Green, direttore dell'Eurovision Song Contest
Ma non è finita qui. Il regolamento introduce un altro cambiamento sostanziale che riguarda l'età dei partecipanti. La soglia d'ingresso, storicamente fissata a 16 anni, si alza a 18 anni compiuti entro il giorno della prima prova ufficiale. La decisione nasce dalla volontà di proteggere i talenti più giovani dal forte stress mediatico e dalle pressioni psicologiche legate a una vetrina di portata globale come quella dell'Eurovision.
Anche le performance sul palco subiscono un'importante revisione. L'EBU ha stabilito che, pur restando consentito l'uso di basi audio per i cori e gli arrangiamenti, la voce solista principale dovrà essere eseguita rigorosamente dal vivo sul palco. L'obiettivo dichiarato è tutelare l'integrità di ogni esibizione e garantire che il pubblico possa sempre ascoltare la voce solista in ogni brano eseguito dal vivo, senza artifici o pre-registrazioni che possano alterare la genuinità della performance.
Si tratta di una stretta che mira a preservare l'autenticità artistica del concorso, in un momento storico in cui la tecnologia offre infinite possibilità di manipolazione sonora. La scelta dell'EBU è chiara: l'Eurovision deve rimanere innanzitutto una celebrazione del talento vocale dal vivo, un elemento che lo distingue da altre competizioni musicali televisive.
Queste modifiche arrivano dopo un'edizione, quella del 2026 a Vienna, che non è stata esente da polemiche. Il confronto tra l'organizzatore e le emittenti partecipanti ha dovuto necessariamente tenere conto di un contesto geopolitico critico, che ha reso evidente la necessità di regole più stringenti e univoche. La revisione annuale del regolamento non è una novità per l'Eurovision, ma questa volta il livello di dettaglio e la portata dei cambiamenti testimoniano una presa di posizione netta da parte dell'EBU.