[Roma 2012] Full Metal Joker: l'incontro con Matthew Modine
Efficacemente ritratto nel documentario di Emiliano Montanari Full Metal Joker, Modine parla di Kubrick, di cinema e del futuro del mondo...
25 anni fa un giovane e promettente attore, Matthew Modine, veniva scelto dal più autoriale regista del mondo, Stanley Kubrick, per un nuovo film sulla guerra del Vietnam, Full Metal Jacket. Oggi, l’esperienza dell’attore americano rivive parallelamente in FMJ25, una mostra fotografica allestita all’Auditorium Parco della Musica che mostra gli scatti realizzati da Modine sul set di Kubrick, nel diario da lui tenuto durante le riprese (disponibile come applicazione per iPad) e nel documentario Full Metal Joker, diretto da Emiliano Montanari, presentato ieri al Festival del Cinema di Roma. Documentario che mette bene in luce i lati nascosti dell’attore hollywoodiano, in grado di maneggiare sapientemente vari linguaggi come, appunto, la fotografia.
Rispondendo alle numerose domande sulla sua esperienza personale con Stanley Kubrick, aggiunge: “Lavorare con Stanley per ben due anni è stato come frequentare la migliore scuola di cinema del mondo. Credo che il motivo per cui ha lasciato New York per Los Angeles, e poi Los Angeles per l’Inghilterra fosse la necessità che aveva, come ogni artista, di trovare la propria voce, la propria poetica, il proprio modo di raccontare la sua storia. A Londra, Stanley ha trovato la propria voce. Mentre stavo partendo per il Giappone per promuovere Full Metal Jacket, mi disse: “Matthew, tu sarai la mia voce”. Questo mi ha creato un enorme senso di responsabilità, ho fatto molta attenzione alle cose che dicevo e non ho mai parlato con leggerezza di quell’esperienza. Dicono che ogni film di Kubrick sia spietato, brutale: beh, è come uno specchio. Lo metti davanti alla faccia e vedi l’età, le rughe, i brufoli. I suoi film sono uno specchio fedele della società, diverso dall’immagine di Hollywood, che è sempre bella, ordinata e pulita. È stato un grande onore lavorare ad un film che ha resistito alla polvere del tempo. È una storia sulla distruzione, sulla disumanizzazione dei giovani che è pertinente oggi come lo era venticinque anni fa, e se torniamo indietro fino a Spartacus, dove i giovani vengono spinti a combattere l’uno contro l’altro, vediamo come la tematica centrale di Full Metal Jacket fosse da sempre cara a Kubrick.”
Montanari, regista di Full Metal Joker, descrive così la genesi della sua opera: “Io e Matthew ci siamo incontrati l’anno scorso al Festival di Berlino e ci siamo detti “perché non approfittare del venticinquennale di Full Metal Jacket per omaggiarlo?”. E del proprio documentario dedicato a Modine/Joker dice: “è un personaggio che incarna una mutazione della società in senso mediatico, entra nella guerra del Vietnam come se entrasse nella casa del Grande Fratello. È già un personaggio da reality, un reality di guerra.”