Sciopero Rai, Fiorello e Biggio aderiscono e bloccano La Pennicanza: cosa è successo in diretta
Fiorello e Biggio fermano La Pennicanza per solidarietà allo sciopero Rai. Decisione all'ultimo minuto per mancanza di personale tecnico. Cosa è successo.
Lo sciopero generale che ha attraversato la Rai in queste ore ha prodotto conseguenze inattese anche sul palinsesto dell'azienda. Tra i programmi coinvolti figura La Pennicanza, il format condotto da Fiorello e Fabrizio Biggio, che ha dovuto rinunciare alla consueta messa in onda per via della protesta dei lavoratori. Una decisione comunicata all'ultimo momento, pochi minuti prima dell'inizio previsto della trasmissione, e che ha trasformato un appuntamento di intrattenimento in un gesto di solidarietà verso chi ha incrociato le braccia.
I due hanno dichiarato apertamente di voler aderire allo sciopero e di sentirsi vicini ai lavoratori Rai assenti. Al posto della puntata prevista, hanno annunciato la trasmissione di un montaggio con il meglio delle gag della settimana, una soluzione di ripiego che ha comunque permesso di mantenere un contatto con il pubblico senza venir meno al sostegno verso chi stava protestando.
Nel corso del breve intervento, non sono mancati i momenti di ironia tipici del duo. Fiorello e Biggio hanno scherzato su quanto sarebbe potuto andare in onda quella sera: un'intervista a Jannik Sinner, nel giorno in cui avrebbe perso il primo posto nel ranking mondiale, un colloquio con il "Vampiro vero" e altre trovate che, hanno sottolineato con sarcasmo, non sarebbero state realizzate. Una leggerezza di facciata che però non ha nascosto la serietà della situazione e la volontà di non banalizzare le ragioni della protesta.
Nei giorni precedenti, Fiorello aveva già toccato temi di cronaca e attualità durante le trasmissioni. Si era rivolto ai giovani italiani con parole dure, parlando delle difficoltà del momento storico e ricordando la propria esperienza personale. "Io non avevo niente", aveva detto lo showman siciliano, "sono stato tignoso nella vita, ho lavorato e qualcosa avrò concluso. Voi non dovete aspettare governo, decreti. Io in 66 anni non c'è mai stato un governo che abbia aiutato i giovani". Una dichiarazione che aveva fatto discutere e che si inseriva in un discorso più ampio sulla condizione giovanile e sul mercato del lavoro in Italia.