SDCC: 75 anni di Marvel Comics e 50 di Daredevil
Se la Marvel compie 75 anni, Daredevil spegne cinquanta candeline. Ne hanno parlato coi lettori Joe Quesada, Dan Slott e Mark Waid.
Caporedattore, ex grafico e illustratore, appassionato di tutto ciò che è narrazione per immagini.
Waid ha poi chiesto ai suoi compagni relatori quando si sono imbattuti nei fumetti Marvel la prima volta. A Quesada accadde coi numeri dal #96 al #98 di Amazing Spider-Man, celebri per la tematica della droga e non approvati dal Comics Code: "Non ho mai fatto uso di droghe, ma mi sono assuefatto ai fumetti", ha detto Quesada, "Questo può costare anche più soldi nel lungo periodo."
Slott ha raccontato che ciò che gli piaceva di più della Marvel Comics in tenera età, era che a volte gli eroi perduti ritornavano, come ad esempio nello storico episodio di Daredevil #7 con la battaglia tra il Cornetto e Namor. Quesada ha poi ribadito una delle massime sulle differenze tra eroi Marvel e quelli della Distinta Concorrenza, ossia che i grandi eroi DC Comics tendono ad essere identità segreta prima che persone; Superman e Batman sono le identità reali, Clark Kent e Bruce Wayne sono le maschere, [come Quentin Tarantino ci ha ricordato in Kill Bill vol. 2]. Ma non è questo il caso alla Marvel: "Stan ha creato Peter Parker e Matt Murdock, le persone reali, e solo poi gli ha fatto indossare una maschera, ossia la facciata. È molto più facile per noi rapportarci in questo modo ai personaggi."
Per quanto riguarda nello specifico Daredevil, Waid voluto parlare dell'opera dell'artista Bill Everett, che ha co-creato il personaggio con Stan Lee. Ha quindi ricordato che, a differenza di un sacco di prime raffigurazioni di personaggi Marvel, Daredevil ha debuttato già completamente formato, se si fa eccezione per la cromatura del costume originale, giallo e nero. "La combinazione di colori dev'essere stata difficile da trovare", ha confermato Quesada: "Era in effetti un po' troppo buffa. Non certo il genere di cose che cattura l'occhio." Wally Wood ha poi progettato l'iconico costume rosso, che Waid ha elogiato nel suo essere così duraturo, proprio per questo raramente è cambiato negli anni.
Quesada ha poi elogiato un lunga lista di talenti che hanno lavorato sul personaggio, una lista "mortale", ha tenuto ad aggiungere Waid, attuale sceneggiatore della serie che, per forza di cose, deve confrontarsi coi grandi del passato, come Stan Lee, Frank Miller, Kevin Smith, Brian Bendis e Ed Brubaker. Dopo aver riservato parole di stima per il disegnatore delle sue storie, Chris Samnee, Waid ha usato una metafora per esplicare quanto lavorerà ancora sul titolo: "Dovranno strappare la serie dalle nostre gelide mani morte".
Si è poi parlato della serie TV prodotta da Netflix: "Il cast è fenomenale, e c'è l'atmosfera giusta per una storia ambientata a Hell's Kitchen" ha detto Quesada. "Penso che la amerete e sarà lo stesso per le altre serie prodotte da Netflix. Daredevil è solo l'inizio." "Non lo sta dicendo tanto per dare spettacolo", ha aggiunto Waid: "Se Joe dice che lo show è buono, lo è davvero."
Il resto dell'incontro è stato animato dalle domande del pubblico. Si è parlato nuovamente di tutto ciò che è Marvel su piccolo e grande schermo e Slott ha rivelato che incontra ancora un sacco di fan di sesso femminile che hanno iniziato a leggere fumetti grazie al cartone anni '90 degli X-Men. Waid, in merito alle influenze tra diversi media ha tenuto a precisare che la libertà creativa è ancora un elemento basilare della sua collaborazione con la Casa delle Idee: "Quando tre o quattro volte l'anno ci riuniamo per parlare di ciò che andremo a fare [alludendo ai tradizionali ritiri editoriali della Marvel], non c'è nessuno a dirci che le nostre cose "devono essere più simili ai film". A questo riguardo Waid si è complimentato con Quesada, per aver mantenuto i fumetti al centro di tutto.
Fonte: CBR