Sebastian Stan critica duramente Donald Trump a Cannes 2026: “Non c’è niente da ridere”
Sebastian Stan è tornato al Festival di Cannes 2026 due anni dopo aver interpretato Donald Trump nel biopic The Apprentice, ed il suo messaggio ha scosso Hollywood.
Due anni dopo aver interpretato Donald Trump nel controverso biopic "The Apprentice", Sebastian Stan è tornato al Festival di Cannes con un messaggio chiaro e senza filtri. Durante la conferenza stampa del suo nuovo film "Fjord", l'attore ha risposto a una domanda sul suo ruolo nel film di Ali Abbasi con parole che hanno gelato la sala: "Non è una cosa da ridere, per essere onesti. Non lo è".
Stan non si è limitato a un commento generico. Ha elencato con precisione chirurgica i segnali che lo preoccupano:
"Se guardiamo a quello che sta succedendo ora, parliamo di consolidamento dei media, censura, minacce, presunte cause legali che apparentemente non finiscono mai ma in realtà non portano da nessuna parte. La scrittura era già sul muro. Abbiamo incontrato tutto questo con il film". - Sebastian Stan
"The Apprentice", diretto dal regista iraniano-danese Ali Abbasi, ha raccontato l'ascesa del giovane Donald Trump nel mondo degli affari newyorkesi degli anni Settanta e Ottanta, concentrandosi sul suo rapporto con l'avvocato Roy Cohn. La produzione è stata travagliata fin dall'inizio: Trump stesso ha tentato di bloccare il film prima della sua premiere a Cannes nel 2024, minacciando cause legali e definendo l'opera "spazzatura" e "pura finzione".
Ma Stan non era a Cannes solo per parlare di politica. "Fjord", il suo nuovo film, ha letteralmente conquistato la Croisette lunedì sera con una standing ovation di dieci minuti, uno dei riconoscimenti più lunghi e sentiti di questa edizione del festival. Diretto dal rumeno Cristian Mungiu, già vincitore della Palma d'Oro nel 2007 con "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni", il film racconta la storia straziante di una famiglia rumena con rigide convinzioni religiose che si trasferisce in un piccolo villaggio norvegese.
Ad ogni modo, le dichiarazioni condivise da Stan su Trump hanno travalicato la semplice promozione cinematografica per diventare una riflessione sul ruolo degli artisti in tempi difficili. In un'epoca in cui molte star hollywoodiane scelgono il silenzio strategico per non alienare parte del pubblico, Stan ha deciso di usare il palcoscenico più importante del cinema mondiale per dire chiaramente da che parte sta.