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Spietato, manipolatore, violento: la trasformazione di Sam Neill in questa serie di successo su Netflix

Sam Neill interpreta il maggiore Campbell in Peaky Blinders, creando il villain più odiato della serie. Analisi della performance oscura dell'attore di Jurassic Park.

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Quando pensiamo a Sam Neill, scomparso oggi, 13 luglio 2026, la mente corre immediatamente al dottor Alan Grant di Jurassic Park e al suo sguardo paterno e rassicurante mentre spiega ai bambini i misteri dei dinosauri. Neill ha costruito una carriera su quel calore, su quella capacità di far sentire al sicuro lo spettatore anche quando interpreta personaggi complessi. Ma tutto questo cambia radicalmente quando l'attore neozelandese entra nell'universo creato da Steven Knight per Peaky Blinders.

Nelle prime due stagioni della serie ambientata nella Birmingham post-Prima Guerra Mondiale, Neill veste i panni del maggiore Chester Campbell, ispettore capo dell'Ulster Royal Irish Constabulary inviato per recuperare un carico di armi rubate finite nelle mani di Tommy Shelby. Non c'è traccia, in questo personaggio, della gentilezza che ha caratterizzato gran parte della filmografia dell'attore. Campbell è spietato, manipolatore, violento. E soprattutto, è profondamente convinto della propria superiorità morale, il che lo rende ancora più pericoloso e detestabile.

La trasformazione fisica di Neill è impressionante quanto quella psicologica. Se nei suoi ruoli più iconici gli occhi dell'attore emanavano morbidezza e invitavano alla fiducia, qui tutto cambia. Campbell ha uno sguardo perennemente corrucciato, le sopracciglia aggrottate, gli occhi socchiusi in un'espressione di costante diffidenza e giudizio. È un uomo che ha combattuto l'IRA per anni, che ha sviluppato un odio viscerale per i criminali e per chiunque rappresenti il caos che lui è chiamato a controllare. Fin dalla sua prima apparizione sul treno nel pilot della serie, lo spettatore capisce immediatamente che questa presenza sarà qualcosa di molto diverso dal solito Sam Neill.

Quello che rende Campbell particolarmente odioso è la sua ipocrisia. Si presenta come paladino della legge, come l'uomo che ripulirà Birmingham dalla corruzione. Nelle scene in cui rimprovera gli agenti della polizia locale per aver accettato tangenti dai Peaky Blinders, definendoli "peggiori" della gang stessa, Neill recita con una forza poetica e al tempo stesso brutale. I suoi monologhi trasudano convinzione morale, Campbell si vede genuinamente come il giusto in una terra di corrotti. Ed è proprio questa percezione di sé che rende le sue azioni immorali ancora più ripugnanti.

I veri momenti in cui Neill dimostra tutta la sua maestria sono gli scontri faccia a faccia con Cillian Murphy. La maggior parte dei villain che Tommy affronta nella serie giocano la sua stessa partita: sono criminali, gangster, uomini violenti che operano secondo le regole della strada. Campbell invece usa come arma qualcosa di molto più personale: l'amore. O meglio, la capacità di Tommy di meritare amore.

L'utilizzo di Grace Burgess come pedina per manipolare Tommy non è semplicemente una mossa strategica, è un attacco all'identità stessa del protagonista. Le scene tra Murphy e Neill nelle prime due stagioni sono duelli verbali dove non si discute di territorio o di soldi, ma di qualcosa di molto più profondo: se uomini come loro, forgiati dalla violenza e dalla guerra, possano aspirare a essere amati. Entrambi desiderano Grace, ed entrambi sono convinti di non meritarla. Queste conversazioni sono cariche di una tensione psicologica che va oltre il semplice conflitto tra poliziotto e criminale.

In una serie ricca di personaggi iconici come Alfie Solomons di Tom Hardy, con la sua imprevedibilità clownesca e minacciosa, o come lo stesso Tommy Shelby nella sua glaciale determinazione, Campbell emerge come l'antagonista più completo. Non è semplicemente malvagio per il gusto di esserlo, né è mosso solo da vendetta o avidità. È un uomo che crede genuinamente di fare la cosa giusta mentre compie il male, ed è questo a renderlo terrificante.

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