Storia della televisione: It (1990)
In un nuovo speciale sulla storia della tv, parliamo della, ormai nostalgica, miniserie tratta da It, diventata un cult per molti bambini negli anni '90
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
Che fosse in VHS o trasmesso in due serate su Canale 5, It è diventato il simbolo di qualcosa di perduto e lontano. Forse la controparte horror dei cartoni più rilassanti, magari un episodio più lungo di “Hai paura del buio?”, il prodotto che si poteva vedere aprendo uno spiraglio tra le mani che coprivano il volto, forti della convinzione che sarebbe stato l'oggetto delle conversazioni l'indomani a scuola. Qualunque prodotto che abbia la forza di imporsi sull'immaginario collettivo deve parlare un qualche linguaggio segreto, al di là dei suoi demeriti – ci stiamo arrivando – o meriti, una lingua che forse può essere compresa solo dai bambini e che crescendo si dimentica (ancora una volta, il romanzo It parla esattamente di questo).
La recitazione dei giovani attori è buona, sicuramente più convinta e devota di quella del gruppo di adulti. Aiuta il fatto che certe situazioni orrorifiche funzionano meglio nel momento in cui sono proiettate su dei bambini (la scena della doccia), mentre rischiano l'involontariamente ridicolo quando ne sono oggetto gli adulti (la scena di Richie e dei palloncini). Nel cast dei giovani spiccano lo sfortunato Jonathan Brandis e Seth Green, mentre i volti più noti tra gli adulti sono John Ritter e Annette O'Toole. All'epoca l'elenco delle opere del Re trasposte in tv era molto breve, appena la versione di Salem's Lot di Tobe Hooper. L'esplosione sarebbe arrivata in seguito, forse proprio sulla scia del primo It, con L'ombra dello scorpione, lo Shining anti-Kubrick e innumerevoli altre.
Tra tutti questi prodotti televisivi It è stato quello che ha avuto la capacità di imporsi maggiormente nell'immaginario collettivo. Difficile rintracciare particolari meriti registici o di scrittura in questo, anzi. Salvo una certa scena con un album di fotografie, la narrazione non è ispirata né affascinante né particolarmente coinvolgente, e per motivi sopracitati la storia perde di forza andando avanti. Soprattutto, a meno di non guardarlo con il filtro dell'infanzia, non fa paura. E non è detto che debba farne, dato che non è il “salto sulla sedia” a rendere degno un horror, soprattutto uno atipico come questo, ma qui più volte si ha la sensazione di un risultato cercato ma non ottenuto.