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Stranger Things, Jamie Campbell Bower rivela un finale alternativo per Vecna: l'umanità che Joyce non ha potuto notare

Jamie Campbell Bower rivela che Vecna avrebbe dovuto dire "Ti prego, non farlo" prima di morire in Stranger Things 5. L'attore spiega la scena tagliata e l'umanità del villain.

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Dietro ogni grande villain si nasconde un lavoro di creazione che va ben oltre ciò che vediamo sullo schermo. Jamie Campbell Bower, l'attore che ha dato vita e volto a Vecna nelle stagioni 4 e 5 di Stranger Things, ha recentemente svelato dettagli inediti sulla scena finale del suo personaggio, rivelando un finale alternativo che non è mai arrivato al montaggio definitivo. Una piccola modifica che avrebbe potuto cambiare radicalmente la percezione del mostro più iconico della serie Netflix.

Quando Vecna, ormai morente e infilzato su una punta metallica, viene finalmente affrontato da Joyce Byers interpretata da Winona Ryder, l'intenzione originale di Bower era quella di far pronunciare al suo personaggio due parole cruciali: "Per favore, non farlo". Un ultimo, disperato appello all'umanità che Joyce non ha avuto occasione di notare, un grido soffocato che avrebbe ricordato a tutti che sotto quella creatura mostruosa c'era ancora qualcosa dell'Henry Creel bambino, del ragazzo che un tempo era stato.

L'attore ha spiegato come questa idea gli fosse venuta durante la fase di ADR, il processo di doppiaggio in post-produzione che permette di aggiustare o aggiungere dialoghi alle scene già girate. Bower non era nuovo a questo tipo di interventi creativi. Nella quarta stagione, durante la scena del ballo della neve in cui Vecna attacca Max e Undici interviene per fermarlo, l'attore era riuscito a inserire un "tu" pronunciato con rabbia proprio prima che Undici gli dicesse "Ciao" e lo scagliasse via. Quel piccolo dettaglio vocale, nato da un'intuizione durante l'ADR, era finito nel montaggio finale e aveva arricchito la scena di tensione.

Forte di quel precedente successo, Bower ha tentato la stessa strada per il momento finale di Vecna. Ma questa volta la magia non si è ripetuta. "Alla fine non ha funzionato", ha ammesso l'attore con un pizzico di rammarico. "Avevo avuto il mio primo e unico momento fortunato. Ma quella sensazione era lì per me al cento per cento. Tipo, 'Ricordati di me'. Quando Joyce si fa avanti, sapendo quello che so dopo aver passato del tempo nel mondo di The First Shadow, avendolo visto alcune volte, non potevo fare a meno di avere questo momento in cui l'umanità deve emergere", ha spiegato Bower.

"L'umanità vuole emergere. Voglio dire, 'Fermati. Per favore, non farlo. Ti ricordi di me. Non ti ricordi di me?' Ed è una richiesta d'aiuto, ovviamente, nel momento finale, dopo che ha fatto tutte queste cose terribili". L'attore ha proseguito riflettendo su come, anche se Vecna fosse riuscito ad articolare quel pensiero, Joyce probabilmente avrebbe comunque compiuto il suo gesto finale. Bower ha parlato dell'essere "confrontato dal ricordo, confrontato dall'infanzia", e di come questo generi in lui una profonda tristezza. "Perché lo abbiamo visto perdere tutto questo ancora e ancora e ancora. È solo questa idea di perdita di innocenza che continua".

Il processo di trasformazione in Vecna richiedeva sette ore di trucco prostetico, un lavoro magistrale portato avanti da Barrie Gower e dal suo team del dipartimento effetti. Ma come ha dimostrato Bower con la sua interpretazione stratificata, la vera magia nella creazione di un villain memorabile sta nell'unione tra artigianalità tecnica di altissimo livello e profondità emotiva dell'attore. Vecna è certamente uno dei cattivi più terrificanti dell'universo Stranger Things: ha torturato, ucciso e tentato di scatenare un evento apocalittico. Ma non è sempre stato così.

Quella scena finale, con Joyce che si erge davanti al mostro morente, porta con sé il peso di una storia complessa. Bower voleva che emergesse l'eco del bambino che Vecna era stato, quel Henry Creel la cui innocenza è stata erosa pezzo dopo pezzo. Una richiesta d'aiuto tardiva, inadeguata, certamente immeritata dopo tutto quello che il personaggio aveva commesso. Eppure, del tutto umana.

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