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Su Prime Video, c'è un capolavoro ingiustamente dimenticato di Park Chan-wook (che ha superato Oldboy)

Lady Vendetta di Park Chan-wook: analisi del capolavoro sulla vendetta. Quando persone comuni diventano carnefici. Disponibile su Prime Video.

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Oldboy ha conquistato il mondo con la sua violenza viscerale e quel colpo di scena che ancora oggi fa discutere. Ma se pensate che quello sia il culmine della filmografia di Park Chan-wook, preparatevi a ricredervi. Lady Vedetta, uscito nel 2005 (e disponibile su Prime Video) come seguito spirituale del suo predecessore neo-noir, è un'opera altrettanto devastante, forse ancora più disturbante nella sua eleganza formale. Perché qui la brutalità non arriva da un singolo protagonista tormentato, ma da un gruppo di persone comuni spinte oltre il punto di non ritorno.

Lee Young-ae interpreta Lee Geum-ja, una donna imprigionata per tredici anni per l'omicidio di un bambino che non ha mai commesso. Tredici anni è un'eternità quando sei innocente. Tredici anni per pianificare, tessere alleanze, trasformare ogni gesto di gentilezza in un investimento per il futuro. Con la sua bellezza angelica che ricorda Olivia Hussey, Geum-ja diventa in prigione "Miss Geum-ja, la donna dal cuore gentile". Consola le nuove arrivate, aiuta le detenute anziane, arriva persino a donare un rene a un'altra prigioniera affetta da insufficienza renale cronica. Atti di pura bontà che le valgono la riduzione della pena.

Ma quella gentilezza è solo una maschera perfettamente calibrata. Nel momento in cui varca i cancelli del carcere da donna libera, Geum-ja abbandona la sua immagine innocente come un serpente che cambia pelle. Via i capelli lunghi e il viso pulito, dentro ombretti rossi, rossetto scarlatto e tacchi vertiginosi. Ogni buona azione dietro le sbarre era un tassello di un piano meticoloso. Dopo tredici anni di preparazione ossessiva, è finalmente pronta a vendicarsi del vero assassino che l'ha incastrata. La regia di Park Chan-wook trasforma ogni inquadratura in un quadro studiato al millimetro. Lady Vedetta non si accontenta di raccontare una storia: la scolpisce nell'immagine.

I primi piani sono invasivi, quasi scomodi, gli angoli di ripresa non convenzionali costringono lo spettatore a una prossimità disturbante con i personaggi. Devi giudicarli, decidere se provare empatia o repulsione, e non puoi sottrarrti. Il film gioca su un contrasto cromatico che diventa quasi un personaggio a sé. Il bianco domina la prima parte, con la neve coreana dell'inverno che copre ogni cosa, il tofu che Geum-ja riceve all'uscita dal carcere accompagnato dall'esortazione "Vivi bianca come la neve e non peccare mai più". Il bianco è purezza, innocenza, redenzione possibile.

Poi arriva il rosso: nel makeup di Geum-ja, nel suo appartamento, nel sangue che inevitabilmente scorre. Due colori che si fronteggiano come tesi e antitesi di un dibattito morale senza soluzione. Rispetto a Oldboy, capolavoro che ha ispirato John Wick e l'intero MCU, Lady Vendetta adotta un approccio meno immediato nella sua violenza, ma non per questo meno efficac, che lo rende addirittura superiore. Il primo atto ci mostra Geum-ja che rivela gradualmente il suo lato oscuro mantenendo la facciata innocente, arrivando persino a uccidere discretamente una detenuta che terrorizzava le altre. Ma la vera ferocia esplode nel terzo atto, ambientato in un vecchio edificio scolastico abbandonato nella campagna profonda. Ed è qui che Park Chan-wook rivela il suo colpo di genio più inquietante.

La scena passa al bianco e nero, come a creare una distanza estetica dalla brutalità che sta per dispiegarsi. Ma quello che rende davvero agghiacciante questa sequenza non è la violenza in sé: è chi la compie. Non assassini incalliti, non criminali di carriera. Persone normali. Padri e madri, individui senza alcun passato violento, accomunati da un'unica tragedia: l'assassino che stanno per giustiziare ha distrutto le loro vite uccidendo i loro figli. Questa vendetta "giusta" rende la violenza ancora più perturbante. Quando sono persone qualunque a impugnare coltelli e mazze, quando la rabbia di chi ha perso tutto si traduce in atti che normalmente condanneremmo senza esitazione, il confine tra giustizia e barbarie si dissolve.

All'inizio del film, le intenzioni di Geum-ja sono cristalline: vendetta pura, senza compromessi. Dopo il rilascio è fredda, meccanica, impermeabile a qualsiasi distrazione. Il suo cuore sembra pieno solo di odio, il motore immobile di una macchina da guerra costruita in tredici anni di reclusione. Lady Vendetta si è portato a casa riconoscimenti significativi come il Cinema of the Future Award, lo Young Lion Award e il Best Innovative Film Award nella sezione non competitiva. Premi che celebravano proprio quella capacità di innovare il linguaggio del thriller di vendetta, di trasformarlo in qualcosa di più ambiguo e artisticamente ambizioso.

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