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Su Prime Video, il film che resuscita l'horror in loop: il riscatto di Sandberg dopo il flop di Shazam

Until Dawn - Fino all'alba: film di David F. Sandberg con loop temporale. Come l'adattamento del videogioco reinventa lo slasher horror con cicli di morte e rinascita.

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Nell'era d'oro degli adattamenti videoludici, dove The Last of Us ha ridefinito gli standard e Fallout ha conquistato il pubblico mainstream, arriva Until Dawn - Fino all'alba con una missione chiara: dimostrare che dal gaming può nascere cinema vero, non un semplice tributo per nostalgici. E ci riesce, forse meglio di quanto ci si potesse aspettare. David F. Sandberg, reduce dal disastro commerciale di Shazam: La furia degli Dei, sembra aver trovato la sua strada di redenzione artistica proprio nell'horror, il genere che lo aveva fatto conoscere con Lights Out. Until Dawn non è solo un adattamento rispettoso del videogioco originale, è una riflessione sul linguaggio dell'horror stesso, confezionata con quella passione viscerale per il genere che traspare da ogni inquadratura.

Il film parte con un setup classico, quasi rassicurante nella sua familiarità: un gruppo di adolescenti in un road trip alla ricerca della sorella scomparsa di Clover, interpretata da Ella Rubin. Quando decidono di seguire le indicazioni di un inquietante benzinaio (Peter Stormare, che strizza l'occhio ai fan del videogioco), sappiamo già che stanno commettendo un errore madornale. Ma è proprio qui che Until Dawn ribalta le carte in tavola. Invece di seguire la struttura lineare di una singola notte di terrore come nel gioco, il film adotta un meccanismo di loop temporale. I protagonisti muoiono, risorgono, muoiono ancora, in un ciclo che ricorda immediatamente Final Destination ma con una consapevolezza narrativa che il franchise di morte inventiva non aveva mai osato esplorare.

Ogni iterazione mantiene tracce fisiche delle morti precedenti: cicatrici, ombre di ferite, segni tangibili che il reset non è mai completo. È un espediente narrativo brillante che trasforma quello che poteva essere un semplice slasher adolescenziale in qualcosa di più stratificato. I personaggi imparano, si adattano, diventano più intelligenti di loop in loop. E questo è già un miracolo nel panorama horror contemporaneo, dove gli adolescenti sono spesso ridotti a carne da macello priva di qualsiasi capacità di ragionamento. I personaggi rimangono archetipi, questo è inevitabile in un film horror dove il tempo per sviluppare personalità complesse è limitato dalla necessità di mantenere alta la tensione.

Ma sono archetipi ben costruiti, destinati a invecchiare bene, privi di quella datata patina di coolness artificiale che rende tanti film adolescenziali imbarazzanti già dopo sei mesi dall'uscita. La produzione scenografica merita un capitolo a parte. Sandberg e il suo team costruiscono un mondo incubo che si espande organicamente a ogni nuovo ciclo, arricchendosi di dettagli sempre più disturbanti. Gli ambienti sono claustrofobici anche quando sono aperti, intrisi di quella estetica gotica-moderna che funziona perfettamente per un pubblico cresciuto tra Saw e Hereditary.

Sandberg orchestra un crescendo di orrore viscerale, con effetti gore che soddisferanno i palati più esigenti degli appassionati, senza mai scadere nella gratuità. Le morti sono creative, grottesche quanto basta, ma sempre funzionali alla narrazione. E poi c'è il finale, sorprendentemente ottimista per un film horror. Anche dopo aver assistito a decine di morti dei protagonisti, lo spettatore si ritrova a tifare per loro, a voler credere che questa volta ce la faranno davvero. È un equilibrio emotivo difficile da raggiungere, ma Until Dawn ci riesce.

In un mercato affollato di adattamenti videoludici sempre più ambiziosi come The Last of Us, sul cui futuro si sono riaccese le speranze, Until Dawn si ritaglia il suo spazio non puntando sulla grandeur o sul budget stellare, ma sulla solidità dell'esecuzione e sull'amore sincero per il genere horror. È un film che chiede allo spettatore di salire su una giostra di morte e rinascita, e garantisce che il viaggio, per quanto terrificante, ne varrà la pena.

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