Tre stagioni, tra The Walking Dead e Lost: su Netflix, c'è una serie soprannaturale che devi vedere
Glitch, serie australiana su Netflix dove sette persone risorgono dalle tombe senza ricordi. Un mix unico tra The Walking Dead e Lost che esplora identità e seconde occasioni.
Immagina di essere un poliziotto di provincia, in una di quelle notti tranquille in cui non succede mai niente. Poi squilla il telefono: al cimitero sta accadendo qualcosa di impossibile. Arrivi sul posto e vedi quello che nessuno dovrebbe mai vedere: persone che escono dalle loro tombe, in perfetta salute, confuse, spaventate, completamente ignare di chi siano o di quanto tempo sia passato dalla loro morte. Non è l'inizio di un film horror, è la premessa di Glitch, serie australiana del 2015 su Netflix che in tre stagioni ha saputo mescolare il meglio di The Walking Dead e Lost, creando qualcosa di unico nel panorama delle serie soprannaturali.
Ambientata nella fittizia cittadina di Yoorana, nello stato di Victoria in Australia, Glitch segue le vicende di James Hayes, interpretato da Patrick Brammall, un poliziotto locale che si trova a gestire un fenomeno inspiegabile. Una notte viene chiamato al cimitero del paese dove scopre che sette persone sono letteralmente risorte dalle loro tombe. Non sono zombie nel senso classico del termine: non hanno la pelle marcia, non cercano cervelli da divorare, non trascinano i piedi mormorando. Sono in salute perfetta, parlano, ragionano, hanno emozioni. C'è solo un problema: non ricordano assolutamente nulla della loro vita precedente.
La serie condivide con The Walking Dead l'elemento dei morti che camminano, ma ribalta completamente la prospettiva. Nei panni degli spettatori non ci sono i sopravvissuti che devono difendersi dagli zombie: siamo dalla parte dei risorti stessi, condividiamo la loro confusione, la loro paura, il loro tentativo disperato di capire cosa stia succedendo. È una scelta coraggiosa che crea un'empatia immediata con personaggi che in altre serie sarebbero stati i mostri da eliminare. Con Lost, invece, Glitch condivide la struttura del mistero a strati. La serie australiana gioca in modo più onesto con il pubblico.
Non promette di spiegare tutto l'inspiegabile, ma si concentra sul viaggio emotivo dei personaggi, sulle loro relazioni, sul modo in cui affrontano questa seconda opportunità. Il risultato è che, anche quando alcuni misteri restano irrisolti, lo spettatore non si sente tradito. Le diciotto puntate complessive, distribuite su tre stagioni, costruiscono una narrazione che ha un inizio, uno sviluppo e soprattutto un finale che chiude i conti con le storyline principali. Patrick Brammall nel ruolo di James Hayes è perfetto come poliziotto di provincia che si trova improvvisamente a gestire qualcosa che va ben oltre le sue competenze.
Non è un eroe d'azione, non ha tutte le risposte, spesso è confuso quanto i risorti stessi. È proprio questa umanità, questa fragilità, a rendere credibile la storia. Il cast corale che lo affianca riesce a dare profondità a personaggi che rischiano di essere definiti solo dalla loro condizione di "morti viventi", trasformandoli invece in individui con desideri, paure e motivazioni complesse. La regia di Emma Freeman e Tony Krawitz contribuisce a creare un'atmosfera sospesa tra il thriller soprannaturale e il dramma intimista. La cittadina di Yoorana diventa quasi un personaggio a sé stante: piccola, claustrofobica, dove tutti si conoscono e dove l'arrivo di questi sette risorti sconvolge equilibri sociali consolidati da anni.L'ambientazione australiana, poi, aggiunge un elemento di straniamento per il pubblico internazionale, abituato a vedere storie di questo tipo ambientate negli Stati Uniti o in Europa. Glitch ha ottenuto un punteggio di 8.0 su 10 sulla maggior parte delle piattaforme di recensioni, un risultato più che rispettabile per una serie che non ha goduto della massiccia campagna promozionale di altre produzioni Netflix. La serie è classificata TV-MA, adatta quindi a un pubblico adulto per alcune scene di violenza e tematiche mature, ma non si abbandona mai al gore gratuito o allo shock fine a sé stesso.
La serie rappresenta un'ottima scelta per chi ha amato Lost ma è rimasto deluso dal suo finale inconcludente, per chi apprezza The Walking Dead ma vorrebbe vedere i "morti viventi" trattati con maggiore complessità psicologica, o semplicemente per chi cerca una serie soprannaturale intelligente che non lo prenda per scemo promettendo rivelazioni che non arriveranno mai. Se sei fan delle serie sugli zombi, non puoi perdere questo k-drama che ha stravolto il genere.