Un coro potente di resistenza: questa serie Netflix ha un finale che ribalta tutto (ed è per questo che devi rivederla)
You su Netflix merita una seconda visione: il finale della quinta stagione trasforma completamente la serie rivelando pattern nascosti e restituendo voce alle vittime.
I thriller, per loro natura, sono serie usa e getta. Si divorano in una notte, ci tengono incollati allo schermo con colpi di scena e rivelazioni shock, poi li archiviamo nella memoria insieme alla sensazione di disagio che ci hanno lasciato. Riguardarli una seconda volta? Raramente ha senso. Conosciamo già i tradimenti, sappiamo chi è l'assassino, abbiamo già consumato quella scarica di adrenalina che ci ha tenuti svegli fino alle tre del mattino. Eppure esiste un'eccezione a questa regola non scritta del binge-watching: You, il thriller psicologico di Netflix che dal 2018 ci ha fatto entrare nella mente distorta di Joe Goldberg.
La serie, arrivata al suo capitolo conclusivo con la quinta stagione, racconta la storia di un serial killer il cui modus operandi è prevedibile, ma efficace: Joe sviluppa un'ossessione romantica per una donna, la pedina, elimina chiunque si frapponga tra lui e la relazione che si è costruito nella testa, per poi rivolgere la sua violenza proprio contro l'oggetto del suo desiderio quando questa inevitabilmente non si rivela all'altezza dei suoi ideali impossibili. Un ciclo malato che si ripete stagione dopo stagione, mentre noi spettatori restiamo intrappolati nella sua testa, ascoltando ogni pensiero oscuro, diventando in qualche modo complici dei suoi crimini.
Ciò che rende You particolarmente scomodo non sono solo gli omicidi o gli atti di stalking meticolosamente pianificati. È la voce narrante di Joe, quel monologo interiore che ci accompagna in ogni episodio, cercando di convincerci che le sue azioni, per quanto riprovevoli, nascono da un amore autentico. Durante i sette anni in cui la serie è andata in onda, una parte consistente del pubblico ha frainteso completamente il messaggio, trasformando questo protagonista misogino in un eroe da dark romance, un romantico incompreso con un passato difficile. Un fenomeno che ha lasciato sgomento lo stesso Penn Badgley, l'attore che interpreta Joe, costretto più volte a ricordare al pubblico che il suo personaggio è un mostro, non un modello da emulare.
All'estremo opposto ci sono gli spettatori che detestano visceralmente Joe Goldberg e che, stagione dopo stagione, hanno sperato disperatamente di vederlo finalmente pagare per i suoi crimini. Ma Joe è astuto, affascinante, e soprattutto è un uomo bianco, etero e attraente: ha tutti i privilegi dalla sua parte. Sa come manipolare le situazioni, come sfruttare il beneficio del dubbio che la società concede a persone come lui. E per quattro stagioni e mezzo, continua a farla franca, lasciando dietro di sé una scia di cadaveri e vite distrutte.
Ed è proprio qui che You rivela il suo segreto, quello che trasforma una serie già vista in un'esperienza completamente nuova. Il finale non è solo giustizia servita su un piatto d'argento. È una rilettura completa di tutto ciò che abbiamo visto prima. Joe non ottiene il suo lieto fine, questo è poco ma sicuro. Ma la quinta stagione fa qualcosa di più radicale: restituisce voce e dignità alle persone che ha brutalizzato, specialmente alle donne che ha ridotto al silenzio. Le sue vittime, i capri espiatori che hanno scontato pene per crimini che non hanno commesso, tornano in scena. Le loro storie vengono rivisitate, i loro destini in alcuni casi addirittura rettificati.
Considerando che You si è sviluppata nell'arco di sette anni, è naturale che molti spettatori abbiano dimenticato alcuni di questi personaggi secondari, quelle figure che sono passate rapidamente sullo schermo prima di essere cancellate dalla furia di Joe. Ma in un rewatch, specialmente se fatto in modalità binge, questi personaggi emergono con una chiarezza nuova. Le loro voci, che nella prima visione potevano sembrare marginali, diventano un coro potente di resistenza contro la narrazione che Joe cerca di imporre.
C'è poi la questione delle partner di Joe. Durante la prima visione, è facile giudicarle, chiedersi come abbiano fatto a non vedere i segnali d'allarme, come abbiano potuto innamorarsi di qualcuno così evidentemente problematico. Ma la quinta stagione spiega con precisione chirurgica i meccanismi del love bombing, mostra come Joe manipoli sistematicamente queste donne, come sfrutti la loro gentilezza, la loro volontà di vedere il meglio nelle persone. Conoscendo ora il suo pattern completo, le sue strategie consolidate in cinque stagioni, guardare di nuovo le sue relazioni precedenti diventa un esercizio di empatia piuttosto che di giudizio. Le cecità selettive di queste donne non appaiono più come ingenuità, ma come il risultato di una manipolazione calcolata.
E qui You rivela la sua vera natura di servizio pubblico. Non è solo intrattenimento disturbante, è un manuale su come funziona davvero la mente di un misogino, di un manipolatore, di un abusatore. Rivedere la serie conoscendo il livello di oscurità che raggiungerà permette di guardare con occhi diversi, più consapevoli. Joe può tentare quanto vuole di nascondersi dietro la maschera del bravo ragazzo, del libraio sensibile, del padre premuroso (lo stesso Penn Bagdley ha commentato l'importante evoluzione del personaggio). Ma quando sai cosa c'è sotto, la maschera diventa trasparente. E osservarlo mentre si affanna inutilmente per tenerla al suo posto, mentre cerca disperatamente di controllare una narrazione che gli sta sfuggendo di mano, diventa non solo più sopportabile, ma paradossalmente soddisfacente.
You si distingue proprio perché non è una serie da consumare e archiviare. È una storia che guadagna profondità, significato e potenza nella rilettura. Ogni dettaglio che sembrava casuale nella prima visione rivela il suo peso, ogni personaggio secondario trova il suo spazio nella giustizia finale. È un tipo raro di thriller, quello che non solo sopravvive alla seconda visione, ma praticamente la richiede. Perché solo allora, con la mappa completa in mano, si può davvero apprezzare quanto meticolosamente sia stata costruita questa discesa negli inferi della psiche di un predatore, e quanto inevitabile la sua caduta.