Una prorompente presenza femminile, in questa miniserie western sottovalutata da scoprire su Netflix
Godless è la miniserie western Netflix del 2017 con Jeff Daniels che merita riscoperta. Cast stellare, trama avvincente e una cittadina abitata solo da donne.
Nel catalogo delle serie western del ventunesimo secolo, dove Yellowstone domina le classifiche e Justified è diventato un cult, esiste una gemma nascosta che merita di essere riscoperta. Si chiama Godless, è stata rilasciata da Netflix nel 2017 e rappresenta uno dei progetti più ambiziosi e riusciti del genere degli ultimi decenni. Eppure, otto anni dopo, resta stranamente ai margini delle conversazioni tra appassionati. La miniserie creata da Scott Frank conta sette episodi, una stagione unica e completa che racconta la storia dell fuorilegge Frank Griffin, interpretato da un magistrale Jeff Daniels, e del suo ex protetto Roy Goode, a cui Jack O'Connell conferisce un'intensità silenziosa e magnetica.
La caccia spietata che Griffin conduce contro Goode porta entrambi nella cittadina isolata di La Belle, un insediamento con una particolarità che capovolge gli stereotipi del genere: dopo una tragedia mineraria che ha decimato la popolazione maschile, La Belle è abitata quasi esclusivamente da donne. Questo espediente narrativo non è un semplice colpo di scena, ma diventa il centro nevralgico della serie. Godless riesce a fondere l'iconografia classica del western, pistoleri, giustizia di frontiera, ambiguità morale, con una prospettiva fresca e contemporanea che non tradisce mai le radici del genere.Il risultato è un equilibrio raro tra scala epica e intimità emotiva, tra paesaggi sconfinati della frontiera americana e tensione psicologica che brucia a fuoco lento. Il cast rappresenta uno dei punti di forza più evidenti della produzione. Jeff Daniels costruisce in Frank Griffin uno dei villain più inquietanti e tridimensionali della televisione western recente, un mostro profondamente umano che sfugge a ogni semplificazione manichea. Al suo fianco, Jack O'Connell porta sullo schermo un antieroe dalla quieta complessità, mentre Michelle Dockery nei panni di Alice Fletcher offre una rappresentazione robusta e resiliente della femminilità di frontiera che espande gli archetipi tradizionali senza sovvertirli gratuitamente.
Ma Godless non si accontenta di protagonisti carismatici. Scott Frank investe tempo e cura nella costruzione di La Belle come comunità pienamente realizzata. Personaggi secondari come Mary Agnes, interpretata da Merritt Wever, e Whitey Winn, a cui Thomas Brodie-Sangster conferisce sfumature inaspettate, arricchiscono la tessitura emotiva della narrazione. Ogni angolo della cittadina sembra vissuto, ogni volto racconta una storia parallela che contribuisce al quadro complessivo. La serie abbraccia un ritmo che molti prodotti moderni evitano, quello classico del western che lascia covare la suspense, che permette alle relazioni tra personaggi di svilupparsi organicamente e ai dilemmi morali di sedimentare prima di esplodere.
Quando arriva il confronto finale, la resa dei conti diventa una delle sequenze di battaglia western più memorabili degli ultimi anni, che cambia posta emotiva con una coreografia impressionante. Il formato di miniserie si rivela una benedizione. Nessun episodio di riempimento, nessuna digressione inutile. Ogni scena in Godless sembra parte di un disegno più ampio, un mosaico narrativo dove nulla è casuale. Questa densità progettuale, unita a una ricchezza visiva che onora la tradizione cinematografica del genere, rende la visione un'esperienza che premia l'attenzione.Eppure Godless rimane sorprendentemente sottovalutata. Nonostante le recensioni positive, con un punteggio dell'83% su Rotten Tomatoes e l'ammirazione diffusa tra i critici, non ha mai conquistato quella posizione culturale goduta da molti western contemporanei. Otto anni dopo il suo debutto, Godless merita di essere menzionata accanto ai migliori western moderni. Non è semplicemente una curiosità per appassionati del genere, ma uno degli esempi più riusciti di come la televisione contemporanea possa onorare una tradizione narrativa senza ripeterla pedissequamente. Per chi cerca un western che combini artigianalità, profondità emotiva e ambizione visiva, questa miniserie (insieme a questa, con una star di Shogun) rappresenta una scoperta che vale ogni minuto.