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Una star di Boris su RaiPlay, nel mockumentary italiano sui segreti dell'università che non ti aspetti

La miniserie mockumentary su RaiPlay che racconta l'università italiana tra precarietà e genio. La serie vincitrice del Premio Solinas Experimenta.

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Dallo scorso 15 marzo, RaiPlay ospita un piccolo gioiello che rischia di passare inosservato nel flusso continuo di contenuti che invadono le piattaforme streaming. Si chiama "L'effetto Dorothy" ed è un esperimento narrativo che sfida le convenzioni del racconto seriale italiano: una mockumentary, ovvero una fiction che adotta lo stile e i codici del documentario con intenti parodici e satirici. Il neologismo nasce dall'unione di "mock" (prendere in giro) e "documentary", un formato che in Italia viene ancora esplorato troppo timidamente. La puntata pilota di 25 minuti, scritta da Luca Avagliano e Gregory Eve con la regia di Valerio Attanasio, ha vinto la quinta edizione del Premio Solinas Experimenta Serie, il concorso realizzato in collaborazione con Rai Fiction che seleziona progetti innovativi di racconto seriale. Il riconoscimento ha garantito l'accesso a un percorso di Alta Formazione e, soprattutto, la realizzazione del pilota ora disponibile sulla piattaforma.

Al centro della narrazione c'è la fantomatica Università di Volterra, un microcosmo che diventa specchio fedele dell'accademia italiana con tutte le sue contraddizioni. Protagonista è il professor Dorotei, interpretato dalla brillante star di Boris Ninni Bruschetta, eccentrico psicologo evoluzionista che guida un gruppo di ricercatori in esperimenti a cavallo tra rigore scientifico e follia metodologica. Il personaggio incarna quella combinazione tipicamente italiana di genio visionario e sregolatezza che, storicamente, ha prodotto risultati straordinari quanto sistemi organizzativi discutibili. La trama si mette in moto quando Dorotei ottiene un finanziamento dalla fondazione del professor Ozelet, con sede in Belgio. Le condizioni per incassare i fondi sono però particolari: il professore dovrà essere seguito costantemente da due operatori incaricati di filmare ogni momento della vita del team di ricerca. L'obiettivo è realizzare un documentario sul lavoro finalizzato a dimostrare o confutare la teoria sull'attenzione selettiva del "Gorilla invisibile".

Dorotei vuole provare che gli esseri umani sono sempre pronti a cogliere segnali esterni anche quando impegnati in attività logiche complesse, una sfida ambiziosa che diventa pretesto per mettere a nudo le dinamiche del gruppo. Si configura così una sorta di Grande Fratello applicato alla scienza, un reality involontario che espone le fragilità individuali e sistemiche. Le telecamere registrano tutto: le ambizioni personali, i conflitti tra colleghi, la precarietà dei ricercatori, la fame di notorietà dei professori ordinari, i luoghi di socialità fuori dagli Atenei lasciati al degrado. Nonostante l'invasività fastidiosa di questa sorveglianza continua, il finanziamento rappresenta una risorsa troppo preziosa per essere rifiutata. Un paradosso che chiunque abbia frequentato l'università italiana riconoscerà immediatamente.

La serie integra con naturalezza pillole di psicologia dei gruppi, critica politica e sociologia accessibile anche a chi non ha formazione specifica in questi ambiti. Il formato mockumentary permette di veicolare contenuti complessi attraverso l'ironia e la satira, rendendo digeribili temi che in un documentario tradizionale risulterebbero probabilmente didascalici. Sul finale della puntata pilota, la narrazione rivela che dietro il premio in denaro si nasconde qualcosa di più profondo. Dorotei, nonostante la fama di protagonista seriale e narcisista, potrebbe rappresentare il volto buono di un sistema accademico che ha disperatamente bisogno di dare spazio a genio e sregolatezza. La storia insegna che le rivoluzioni scientifiche raramente nascono dalla conformità alle regole.

L'auspicio è che RaiPlay decida di produrre le puntate successive, dando continuità a un progetto che merita sviluppo. Sarebbe interessante portare questo mockumentary nelle aule universitarie italiane, non solo nelle facoltà di psicologia ma anche in quelle di comunicazione e sociologia. Potrebbe diventare materiale di studio su come lo strumento seriale possa veicolare messaggi sociali e politici complessi, un esperimento meritevole di essere documentato secondo il perfetto "effetto Droste" - quella tecnica visiva in cui un'immagine contiene una versione più piccola di se stessa in un loop potenzialmente infinito.

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