Venezia 75 nascosta: la preapertura con Il Golem di cui nessuno parla
La rituale preapertura del festival con la musica semi elettronica su Il Golem conferma la sua grandezza
C’è stato Maciste Alpino, c’è stato Il Mercante di Venezia di Orson Welles con scene ritrovate, c’è stata Rosita di Lubitsch e ora è toccato ad un classico dell’espressionismo tedesco, Il Golem. Siamo dalle parti del cineforum spinto come scelta ma la forza del festival è di farlo a livelli così alti da rivedere il senso stesso di queste operazioni. Il cineforum sa essere crudele e nei casi peggiori è la reincarnazione della cultura scolastica, vive di un culto aprioristico del passato e non ha nessun rapporto con il presente. Ma Il Golem musicato dal vivo e per la prima volta restaurato (nel senso che questa copia restaurata non era mai stata vista) è davvero un’altra cosa.
“Il Golem torna nuova vita” potrebbe essere il titolaccio scontato del più pigro dei quotidiani ma una volta tanto sarebbe vero. Il film di Wegener è decisamente migliore in questa versione che in tutte quelle che sono state visibili almeno negli ultimi 15 anni. Anche i momenti migliori del film, quelli in cui sembra inserire il meccanismo del cinema nella storia (il rabbino-mago mostra a tutti una scena del passato materializzandola come proiettata in una specie di film nel film) quasi presagendo La Rosa Purpurea del Cairo quando un personaggio rappresentato è cosciente del pubblico, sembrano rinvigoriti.
Ce lo ripetiamo spesso che un festival dovrebbe incarnare le tante anime della cinefilia, non solo quella di scoperta, eppure questa, quella del cinema muto musicato dal vivo e restaurato in digitale (quindi effettivamente ricollocato nella modernità nella maniera più giusta) è praticamente assente da tutte le grandi manifestazioni e sembra esistere con regolarità solo qui a Venezia.