Woman Unknown ha vinto il Leone d'Oro a Venezia, ma la vittoria nasconde una rara eccezione nel regolamento
Woman Unknown conquista il Leone d’Oro a Venezia 83 insieme a un altro importante premio: una doppietta resa possibile da una particolare regola della Mostra.
Il Leone d’Oro di Venezia 83 è andato a Woman Unknown, ma dietro la vittoria del film di May el-Toukhy c’è un dettaglio del regolamento della Mostra che rende il risultato ancora più particolare. Il dramma danese, infatti, non è uscito dal Lido soltanto con il premio più importante del festival: Mathilde Arcel ha conquistato anche la Coppa Volpi come migliore attrice. Una doppietta tutt’altro che automatica e che, proprio perché comprende il Leone d’Oro, ha richiesto una condizione molto precisa: l’unanimità dell’intera giuria.
È quando entra in gioco il Leone d’Oro che la regola diventa ancora più interessante. Se l’eccezione riguarda proprio il film scelto come migliore dell’intera competizione, la doppia assegnazione deve essere approvata all’unanimità da tutti i membri della giuria. In altre parole, per permettere a Woman Unknown di vincere il Leone d’Oro e contemporaneamente a Mathilde Arcel di ricevere la Coppa Volpi, non potevano esserci voti contrari. La doppia vittoria è stata infatti indicata come una circostanza insolita approvata unanimemente dalla giuria.
Un particolare che permette di leggere in maniera diversa il verdetto della Mostra. Woman Unknown non è semplicemente il film che ha ottenuto più attenzione nel palmarès: la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal ha ritenuto sia il film sia l’interpretazione della sua protagonista meritevoli di essere premiati, arrivando a utilizzare l’eccezione prevista dal regolamento pur di non sacrificare uno dei due riconoscimenti.
Il film utilizza così la sua storia per raccontare ciò che accadde alle donne danesi accusate di aver avuto rapporti con soldati tedeschi durante la guerra. Donne che, dopo la liberazione, furono perseguitate, umiliate pubblicamente e marchiate socialmente proprio per quelle relazioni. El-Toukhy porta quindi al centro della storia il modo in cui il corpo e la sessualità femminili possono diventare terreno di controllo, punizione e giudizio collettivo, un tema che la regista considera tutt’altro che confinato al passato.
C’è poi un'altra particolarità che ha inevitabilmente accompagnato la vittoria. May el-Toukhy era l’unica regista donna tra i 21 film della competizione principale di Venezia 83. Una sproporzione che aveva già generato discussioni prima dell'inizio della Mostra e sulla quale la stessa cineasta aveva parlato di un problema strutturale dell'industria cinematografica. Proprio per questo, dopo l'assegnazione del Leone d'Oro, Maggie Gyllenhaal ha voluto respingere l'idea che la vittoria fosse stata una sorta di dichiarazione politica da parte della giuria.
La doppietta di Woman Unknown assume ancora più peso se si guarda alla storia del regolamento veneziano. La limitazione sui premi multipli è stata in passato tutt'altro che una formalità. Nel 2012, per esempio, la giuria presieduta da Michael Mann avrebbe voluto premiare The Master di Paul Thomas Anderson con il Leone d'Oro oltre ad altri riconoscimenti, ma le regole costrinsero a rivedere il palmarès. Il Leone finì così a Pietà di Kim Ki-duk, mentre The Master ottenne il premio per la regia e quello agli interpreti.
Da allora il regolamento contempla una possibilità molto precisa per evitare situazioni simili sul fronte delle interpretazioni, ed è esattamente quella utilizzata quest'anno: un film può affiancare al Leone d'Oro un riconoscimento individuale soltanto in circostanze eccezionali e, nel caso del premio principale, con il voto unanime della giuria. Alla fine, quindi, il verdetto di Venezia 83 racconta qualcosa in più rispetto alla semplice vittoria di Woman Unknown.