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Zach Cregger ha stravolto Resident Evil, ma spiega perché il film non poteva chiamarsi diversamente

Il nuovo Resident Evil racconta una storia originale senza i protagonisti dei videogiochi: Zach Cregger spiega perché il film porta comunque questo titolo.

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Il nuovo Resident Evil è finalmente arrivato nelle sale, ma fin dall'annuncio c'è stata una domanda che ha accompagnato il progetto di Zach Cregger: perché chiamarlo proprio Resident Evil se racconta una storia nuova e non ha per protagonisti Leon Kennedy, Claire Redfield, Jill Valentine o Chris Redfield? Una domanda tutt'altro che casuale, visto che dopo aver diretto Barbarian e Weapons, Cregger ha scelto di prendere una strada molto diversa rispetto alle precedenti trasposizioni cinematografiche della saga Capcom.

Al centro della storia troviamo Bryan, un corriere medico interpretato da Austin Abrams che si ritrova intrappolato in una notte da incubo mentre Raccoon City precipita nel caos. Niente adattamento diretto di uno dei videogiochi, quindi, e soprattutto niente versione cinematografica delle avventure di Leon o degli altri protagonisti storici. Ma per Cregger, il titolo Resident Evil non è affatto un'etichetta appiccicata al film per sfruttare un marchio conosciuto.

Parlando del progetto, il regista ha spiegato che il legame con i videogiochi va cercato soprattutto nel modo in cui è stata costruita l'esperienza del protagonista. Bryan attraversa una serie di situazioni che riprendono deliberatamente le meccaniche e le sensazioni tipiche della saga: risorse limitate, armi che cambiano durante il viaggio, oggetti curativi, percorsi pericolosi e mostri generati dal T-Virus.

Resident Evil, fonte: Sony Pictures

In altre parole, Cregger non ha cercato di ricreare davanti alla macchina da presa una delle storie già raccontate da Capcom, ma di trasformare in un film la sensazione di giocare a Resident Evil. È anche per questo che il regista considera il progetto profondamente legato alla serie. Cregger è un fan di lunga data dei videogiochi e ha raccontato che l'idea di realizzare un film di Resident Evil gli era venuta già durante la lavorazione di Barbarian. Quando il produttore Roy Lee gli chiese quale videogioco avrebbe voluto adattare, la sua risposta fu immediata: Resident Evil.

Il film prende comunque come riferimento soprattutto il mondo di Resident Evil 2. Cregger ha spiegato di aver immaginato la vicenda di Bryan come una storia che si svolge ai margini della grande notte di Raccoon City: mentre altrove accadono gli eventi che i giocatori conoscono, il protagonista affronta il proprio personale incubo in un'altra parte della città. Il regista si è però concesso diverse libertà rispetto alla cronologia originale, poiché la storia non vuole inserirsi rigidamente nel canone videoludico e utilizza elementi contemporanei, costruendo una propria versione di Raccoon City e dell'epidemia.

Resident Evil, fonte: Sony Pictures

L'obiettivo non è raccontare nuovamente Resident Evil 2, ma esplorare quello stesso tipo di universo attraverso occhi completamente nuovi. Cregger aveva già ammesso che questa scelta avrebbe potuto dividere una parte del pubblico. Alcuni fan, secondo il regista, vorrebbero semplicemente vedere sul grande schermo la storia dei videogiochi così come la conoscono. Lui, però, non era interessato a percorrere quella strada, anche perché riteneva di non poter rendere giustizia a quei personaggi limitandosi a riproporli in una nuova trasposizione.

Il risultato è quindi un Resident Evil piuttosto particolare: non utilizza gli eroi che hanno reso celebre la saga, non ricostruisce direttamente la trama di uno dei giochi e non prosegue nessuna delle precedenti incarnazioni cinematografiche. Ma è proprio qui che, secondo Cregger, si trova la risposta alla domanda sul titolo. Resident Evil non sarebbe definito soltanto da Leon, Jill o Chris, bensì da un preciso tipo di esperienza survival horror. E, come abbiamo evidenziato nella nostra recensione, il suo film vuole riprodurre esattamente quella sensazione: essere soli, avere poche risorse e cercare disperatamente di sopravvivere a qualcosa di molto più grande di noi.

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