Zendaya e John David Washington su Netflix, nel film senza limiti di Sam Levinson che nessuno si aspettava
Analisi del film Netflix con Zendaya e John David Washington. Due attori, una location, 106 minuti di dramma girato in pandemia.
Quando la pandemia di coronavirus ha costretto Hollywood a fermarsi nella primavera del 2020, molti progetti sono finiti nel limbo. Tra questi, la seconda stagione di Euphoria. Sam Levinson, il creatore della serie, però non è tipo da restare con le mani in mano. Invece di aspettare tempi migliori, ha deciso di sfruttare i vincoli per creare qualcosa di nuovo: è nato così Malcolm & Marie, un film che riunisce Levinson con la sua stella di Euphoria, Zendaya, affiancandole John David Washington. Due attori soli, una location, una notte. E la sfida di realizzare un film nel pieno di una crisi sanitaria globale. Il risultato non è solo una testimonianza della capacità di adattamento di Hollywood, ma anche uno showcase potente per due delle stelle più luminose della nuova generazione. Malcolm & Marie è arrivato su Netflix il 5 febbraio 2021, catalizzando l'attenzione di chi era curioso di vedere come un dramma sentimentale girato in piena pandemia potesse funzionare. Le recensioni hanno rivelato una pellicola che va ben oltre le limitazioni imposte dalle circostanze.
Chi guarda sa che Malcolm & Marie è stato girato durante la pandemia, ma il film stesso non lo sottolinea mai, permettendo allo spettatore di immergersi completamente nella storia. Washington e Zendaya sono gli unici due volti sullo schermo per tutti i 106 minuti di durata. E fortunatamente sono all'altezza del compito. Sono loro a rendere il film così magnetico, a tenere incollati gli spettatori dall'inizio alla fine. Le loro performance aggiungono sfumature e profondità che vanno oltre le parole scritte da Levinson. La chimica tra i due è palpabile, rendibile credibile il ritratto di una coppia di lunga data che finalmente esprime tutte le frustrazioni accumulate. Eccellono sia nei momenti di confronto verbale serrato che in quelli più silenziosi, dove i loro sguardi e i gesti raccontano la storia del loro amore.
La sceneggiatura di Levinson è costruita con intelligenza: colpisce continuamente il pubblico con rivelazioni che ricontestualizzano in tempo reale la relazione tra Malcolm e Marie. Parte da un'idea relativamente piccola e cresce a palla di neve, accumulando strati di complessità man mano che la notte avanza. È vero, i limiti di produzione hanno portato a una struttura che tende al "raccontare" piuttosto che al "mostrare", ma nel contesto specifico del film questo difetto è perdonabile e non compromette il risultato finale. Ci sono passaggi in cui sembra che Levinson stesso stia esprimendo le sue frustrazioni con lo stato dell'industria cinematografica. Queste osservazioni non piaceranno a tutti, specialmente a chi si sente preso di mira, ma offrono comunque spunti interessanti di riflessione sul cinema contemporaneo, sulla critica e sul rapporto tra arte e mercato. È difficile immaginare che lo stesso copione potesse funzionare altrettanto bene con altri attori, anche se la scrittura rimane comunque uno dei punti di forza del progetto.