Fantastic 4: Josh Trank racconta la sua versione dei fatti tra conflitti, ansia e pistole sul comodino

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Fantastic 4 - I Fantastici Quattro
di Josh Trank
10 settembre 2015
Della cronaca del disastro annunciato di Fantastic 4 – I fantastici quattro vi abbiamo già parlato qualche settimana fa in occasione della messa in onda del film in Italia: questa volta, però, a raccontare tutta la storia è stato Josh Trank in persona in una lunga intervista, senza peli sulla lingua, con Polygon svoltasi nel corso di quattro anni.

Dopo quattro anni di conversazioni sincere con Matt Patches, eccola qui. Matt ha svolto un lavoro incredibile con questo articolo lungo e difficile” ha commentato il regista su Instagram. “È stato duro per me leggerlo, tornare in un posto così distante da quello in cui mi trovo oggi, ma come ho già detto: nessun rimpianto. Magari i giovani registi potranno trarre insegnamento dai miei errori a caro prezzo e dagli ambiziosi errori di valutazione“.

 

 

Le idee iniziali e lo sviluppo

Il film doveva essere l’esatto opposto di quanto raccontato nelle solite storie delle origini dei supereroi in vista di un seguito dal tono più leggero:

La fine di Fantastic 4 doveva preannunciare un film all’insegna dell’avventura, del divertimento e della stranezza. Ovviamente nel sequel si sarebbero resi conto di una cosa: “Bene, ora abbiamo dei superpoteri per sempre, è bizzarro, divertente e ci saranno avventure dietro ogni angolo“.

Il primo film sarebbe stato invece la versione cinematografica della mia vita, una metafora di questi personaggi che strisciano fuori dall’inferno.

Infernale è stata anche la stesura della sceneggiatura: Trunk si avvalse di Jeremy Slater, suo amico sceneggiatore con cui aveva condiviso molte giornate tra erba e videogiochi e con cui ebbe l’idea di Chronicle.

Slater era appassionato di fumetti, come ha raccontato a Polygon:

Il primo Avengers era appena uscito e continuavo a dirgli: “Dovremmo usarlo come modello, è quello che vuole il pubblico”. Josh ne aveva odiato ogni secondo.

Per coinvolgere il regista con ogni mezzo possibile, Slater gli mostrò una serie di fumetti dalla sua collezione personale: le più grandi storie di Destino, i momenti con Ben Grimm, ma nulla riuscì a catturare la sua intenzione. Trank era più interessato alla genesi dei personaggi, allo sviluppo di Reed Richard e alla sua storia drammatica:

Lotte con robot in Latveria, alieni nella Zona negativa, Uomini Talpa a Manhattan…a Josh non importava un caz*o.

 

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Il licenziamento di Jeremy Slater

Slater scrisse circa 18 stesure del copione per un totale di 2.000 pagine di materiale durante la lavorazione. Solo due finirono nelle mani dello studio. Per avere il controllo su tutto, Trank fece da intermediario tra Slater e la Fox, glissando sulle indicazioni fatte dallo studio nel corso delle loro conversazioni e sottoponendo all’attenzione della Fox solo alcune stesure:

Sin dall’inizio Josh mi disse che non potevo parlare con la Fox senza che lui fosse presente. Non ho mai ricevuto il 95% di quelle indicazioni.

Slater lasciò il progetto dopo sei mesi costringendo la Fox a correre ai ripari per produrre una sceneggiatura “filmabile”. Simon Kinberg fu ingaggiato per supervisionare tutta la lavorazione dando il proprio contributo assieme ad altri sceneggiatori non accreditati come Zack Stentz (Thor, X-Men: L’inizio), ma questo non bastò visto che la produzione iniziò senza aver chiaro un terzo atto e con il regista in crisi.

Le uniche due armi di un film sono la sceneggiatura e il regista” ha detto una fonte. “E questo film non aveva nessuna delle due“.

Trank di recente ha fatto ammenda su Twitter porgendo le sue scuse a Stentz (anche se avevano già sotterrato l’ascia di guerra da tempo) e ammettendo che “Zack scrisse per FF assieme ad Ash [Miller] una sceneggiatura geniale, all’epoca ero troppo arrogante ed egocentrico per apprezzarla“.

 

 

Tensioni sul set

Trank dovette fare sin da subito i conti con un aspetto che aveva sottovalutato: l’ansia e la pressione legate al dover gestire un progetto colossale. Al contempo era fermo e convinto delle sue posizioni, perciò questo lo portò a scontrarsi con le maestranze nel corso della pre-produzione. Queste, a differenza sua, erano persone con grande esperienza del settore, perciò non tutti erano disposti ad assecondare le smanie del “ragazzo che aveva fatto un bel film“:

In un ambiente come quello di un film ad alto budget, sei praticamente circondato da veterani che fanno fin troppo bene il proprio lavoro. Tu invece non hai prodotto il film, non hai avuto tu l’idea, non sei il creatore di questi personaggi e neanche di questa proprietà intellettuale. Loro sono vincitori di Oscar, hanno fatto 20 film con Robert Zemeckis. […] Tutto ciò che lo scenografo di Zemeckis vuole sapere è se una cosa va bene o no.

Le riprese si tennero nel corso di 72 giorni nell’estate 2014. Trank non ricorda di aver ricevuto lamentele da parte dello studio, anche se ha ammesso di aver avuto qualche problema con l’atteggiamento da “adesso sono una star” di Miles Teller, che aveva da ridire anche sulla minima indicazione sulle sue battute.

Ha smentito, comunque, le storie dal set secondo cui un confronto con l’attore stava per diventare violento.

Il regista ha però ammesso che a volte la pressione diventava così alta e lo stress così elevato che valutò l’idea di mollare tutto. All’inizio della produzione Trank apprese sul set che uno dei suoi cani aveva ingoiato delle vitamine e che era finito dal veterinario. Il giorno dopo morì e il regista ha ammesso di non aver mai “pianto così violentemente” in vita sua.

Michael B. Jordan con Simon Kinberg

 

Johnny Storm e le minacce di morte

Una delle prime decisioni di Trank fu quella di scritturare l’amico e collega Michael B. Jordan nei panni di Johnny Storm, tradizionalmente bianco nei fumetti, rendendo Susan Storm la sua sorella adottiva:

Nel mondo in cui sono cresciuto, una Los Angeles particolarmente razzista abituata a supereroi bianchi, alcuni dei miei amici neri avrebbero voluto un supereroe nero, […] così vista la mia posizione privilegiata ho ritenuto di poter cambiare un po’ il sistema.

Il mondo del web si scatenò per quella scelta, cosa che indusse Michael B. Jordan a scrivere un saggio per Entertainment Weekly invitando le persone ad ascoltare le parole di Stan Lee, che aveva approvato la scelta.

Trank, dal canto suo, iniziò a ricevere minacce di morte:

Ricevevo minacce di morte sul forum di IMDb, mi dicevano che mi avrebbero sparato.

Per trovare un po’ di sollievo dalla paura costante, Trank iniziò a tenere una calibro 38 sul comodino:

Ero così paranoico durante le riprese. Se qualcuno fosse entrato in casa lo avrei ucciso, caz*o. Quando ti convinci che le persone vogliono farti del male, inizi a pensare: “Devo difendermi”.

Finite le riprese, Trank si sbarazzò della pistola.

 

Il primo montaggio

La decisione dello studio fu immediata: sarebbero servite riprese aggiuntive.

In realtà il film non aveva ancora un terzo atto perché prima delle riprese la Fox aveva ridotto il budget riducendolo di 30 milioni di dollari e portando al taglio del finale spettacolare pieno di effetti visivi che aveva previsto Trank. Quelli che inizialmente dovevano essere pick-up per sistemare il finale si rivelarono riprese aggiuntive molto sostanziose che furono molto difficili da organizzare a causa degli impegni dei protagonisti.

Kate Mara si era tagliata i capelli dopo le riprese principali, così la produzione dovette ricorrere a una parrucca molto evidente per le riprese aggiuntive.

Le riprese aggiuntive e un nuovo montaggio

I dettagli della corsa ai ripari per “salvare” il film restano segreti grazie ad accordi di riservatezza e a causa della poca partecipazione di Trank. La prima mossa della Fox fu quella di mettere all’opera degli sceneggiatori (che il regista non incontrò) per stendere nuove porzioni di sceneggiatura. Anche Trank si mise all’opera per consegnare del nuovo materiale, ma lo studio lo ignorò completamente e così lui impugnò i diritti sindacali della Director’s Guild. Lo studio dovette cedere e siglò un nuovo contratto con il regista dandogli la possibilità di montare il suo film e di proporre le due versioni al pubblico durante delle proiezioni di prova.

Trank cominciò a lavorare alla sua versione, mentre lo studio ingaggiò Stephen Rivkin (con Avatar e i primi tre Pirati dei Caraibi nel curriculum), che – stando al regista – finì per scegliere inquadrature alternative di ogni singolo ciak, soffiandogli di fatto il ruolo:

Ci sono dei montatori che preferiscono il ritmo rispetto alle interpretazioni, perciò dicono: “Oh, qui si è mosso più velocemente. Qui lo ha fatto più veloce”. Tutto si rifà al ritmo che cercano.

Trank ha spiegato di aver trovato in generale lo stile di Rivkin “dozzinale”, ma di aver apprezzato “forse un paio di inquadrature che mi hanno colpito“, come la sequenza in cui Destino fa saltare in aria le teste di alcune guardie o quella in cui a esplodere è la testa di Tim Blake Nelson.

Sfortunatamente per Trank, le due versioni non furono mai davvero in gara. A gennaio 2015, a sette mesi dall’uscita del film, il regista scoprì che “non c’era alcuna strada che portava fuori dall’inferno“, visto che lo studio aveva trascorso tre mesi e milioni di dollari per riscritture e riprese aggiuntive da incorporare nel montaggio di Rivkin.

Un’inquadratura dal terzo atto originale

In tal senso fu fondamentale anche il teaser trailer uscito nello stesso mese, che convinse lo studio – vista la sua estrema cupezza – a prendere un’altra direzione:

Prestano davvero tanta attenzione a quello che la gente dice su Twitter. “Caz*o, le persone temono che non sia un film divertente. Dobbiamo assolutamente spendere 10 milioni di dollari per scrivere delle scene comiche”.

Trank continuò a montare il suo film, sperando che la Fox potesse scoprirne i punti di forza per trasferirli nel montaggio di Rivkin. La situazione in generale fu un grosso peso per lui: l’idea di compiacere i produttori per convincerli a inserire il suo materiale nel nuovo montaggio fu molto avvilente. “Mi sembrava di esser stato castrato” ha detto del tempo trascorso sul set con le riprese aggiuntive supervisionate da Kinberg e dal produttore Hutch Parker:

Sei lì, a guardare i produttori che scelgono le inquadrature cinque minuti prima che arrivi sul set, con montatori voluti dallo studio incaricati di selezionare le sequenze utili a costruire qualunque sia la storia. E così, visto che ti stai comportando bene, fanno i gentili con te dicendo: “Allora, che bella, eh?”.

Il regista cercò allora di rigare dritto per tenersi il posto, promosse il film al Comic-Con di San Diego facendo finta di nulla e limitandosi a definire il progetto “molto difficile” durante le interviste. Aspettò le prime recensioni e l’uscita del film negli Stati Uniti il 7 agosto per liberarsi del suo peso.

Un anno fa avevo in mano una versione fantastica di questo film e probabilmente avrebbe ricevuto ottime recensioni” scrisse prima di pentirsi del suo tweet. “Probabilmente non la vedrete mai, ma questa è la vita“.

Esisteva davvero una versione “fantastica” (e completa) dei Fantastici 4? Quasi cinque anni dopo la risposta potrebbe essere “no”.

 

josh trank tweet

Dopo quell’esperienza, durante la quale perse anche Star Wars, Trank entrò in depressione e dovette fare i conti con il desiderio di “voler semplicemente morire“. Con il tempo e la terapia tutto si è sistemato:

Quando mi sono reso conto che avrei potuto ricominciare da capo è lì che ho cominciato a provare di nuovo qualcosa. Sono ripartito scrivendo la prima pagine di Fonzo.

Fonzo è poi diventato Capone, il film con Tom Hardy nei panni del noto gangster Al Capone che uscirà in digitale il 12 maggio.

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