Spider-Man: No Way Home è arrivato nei cinema a metà dicembre finendo di raccontare la storia sulle origini dell’Uomo Ragno che tutti noi non ci eravamo accorti di stare guardando.

Le pellicola di Jon Watts, dei Marvel Studios e della Sony Pictures ha difatti scelto una strada diversa da quella percorsa al tempo con le pellicole di Sam Raimi e Marc Webb e ha “nascosto” il racconto della nascita di un supereroe attraverso tre film e le varie apparizioni nelle altre pellicole del Marvel Cinematic Universe.

In una chiacchierata fatta con Yahoo, i due sceneggiatori del lungometraggio, Chris McKenna ed Erik Sommers, sono tornati a parlare proprio di questo e di come solo alla fine di Spider-Man: No Way Home il pubblico abbia visto per la prima volta il “vero” Peter Parker.

McKenna spiega:

Abbiamo sempre cercato di raccontare una storia organica con il Peter Parker di Tom Holland con la consapevolezza che non potevamo fare altro che fare affidamento sul fatto che, alla fine di questo film, doveva andarsene via per i fatti suoi e non fare affidamento su Dio solo sa cosa. Fare parte di questa collaborazione fra la Sony, i Marvel Studios, Amy Pascal e Kevin Feige è stato straordinario. Sarebbe stato un atto di hybris pensare che avremmo chiuso questa pellicola con un cliffhanger che aveva bisogno di alcune cose dalle quali non possiamo dipendere.

Poi aggiunge:

Se dovesse finire qua sarebbe grandioso. Se fosse la fine ti troveresti a pensare “Oh, ma allora è stata tutta… Una storia sulle origini di Spider-Man che si è articolata attraverso tre film per farci vedere un Peter Parker privato di tutto, anonimo, senza benefattori multimiliardari, che ha davvero attraversato una fase di sacrificio in cui ha dovuto davvero capire il discorso dei poteri e delle responsabilità e ora deve trovarsi un lavoro per pagarsi l’affitto”. Se la gente pensasse questo, sarebbe davvero soddisfacente.

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