La recensione di Inside Out 2, il sequel del film d’animazione Pixar in uscita al cinema il 20 giugno

“Qualcuno finisce in un punto lontano da tutti, da cui sembra impossibile tornare indietro, destinato a essere perso per sempre” potrebbe essere la tagline della gran parte dei film Pixar, di certo di quelli di maggiore successo. Già Inside Out (come Alla ricerca di Nemo) allargava questa dinamica di scrittura a trama intera del film; il suo sequel (come è buona regola per i seguiti) lo moltiplica. Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia finiscono più volte perduti, più volte sembra che non ce la faranno mai a tornare nel quartier generale della mente di Riley. E come sempre quando qualcosa è moltiplicato più volte non può avere la medesima forza che avrebbe se usato una volta sola, e nel momento giusto. È il destino di Inside Out 2, replica fedele del primo in tutto e per tutto, solo aumentato nel numero di personaggi e nella ripetizione dei dettagli chiave, e quindi annacqu...