I dieci migliori film tratti da Stephen King

Stephen King
Shining
di Stanley Kubrick

Stephen King compie tre quarti di secolo! Tanti auguri al Re, il cui regno su questa Terra è durato più di quello della Regina, 75 contro 70 con la speranza – la certezza – che il signor Stephen Edwin da Portland, Maine, continuerà a essere tra noi ancora per tanti anni, magari fino a colmare quell’ultimo quarto che gli manca per fare cifra tonda. E non si limiterà a esserci! Stephen King è ancora attivissimo, più attivissimo oggi di quanto non lo sia stato negli ultimi vent’anni: ha appena pubblicato un romanzo, sta lavorando a un’altra opera con la Holly Gibney di Mr. Mercedes e il COVID-19, ha di recente scritto l’adattamento televisivo del suo Lisey’s Story per Apple TV+…

Insomma Stephen King fa cose, e a 75 anni ha più voglia di vivere e spinta creativa della maggior parte del suo fandom, probabilmente. Ci domandavamo quale fosse il modo migliore per celebrare il suo genetliaco, e abbiamo notato che su BadTaste mancava un contenuto fondamentale: una top ten dei migliori film tratti da opere di Stephen King! Siamo dunque qui a colmare questa lacuna: la trovate qui sotto, in rigoroso ordine alfabetico così da evitarci l’imbarazzo di dover scegliere se sia meglio Shining o Carrie. Ci sono anche un paio di sorprese, e ovviamente esclusioni eccellenti (una su tutte, SPOILER: Christine di John Carpenter). Meglio! Sarà l’occasione per discuterne anche sui nostri social, con calma dignità e classe come capita sempre da quelle parti.

Stephen King Carrie

Carrie

Da più parti indicato come il miglior film tratto da King mai fatto, e da altre parti indicato come “sicuramente se la gioca”, il film di Brian De Palma riesce nella rara impresa non solo di prendere un bel romanzo e rendergli giustizia, ma addirittura di migliorarlo: Carrie è il debutto del Re, con tutti i difettucci di gioventù che si porta dietro, mentre De Palma arrivava al film con già una decina di lavori alle spalle e il talento pronto a esplodere definitivamente. Ignorate invece il remake del 2013, a meno che proprio non vi piaccia il dolore.

Cose preziose

Chi scrive è convinto che Cose preziose sia il miglior romanzo di Stephen King e forse la summa perfetta della sua poetica, almeno di quella della prima parte della sua carriera, quella pre-Il miglio verde. L’adattamento firmato dal figlio di Charlton Heston venne stroncato al momento dell’uscita, un errore madornale che con il tempo non è mai stato realmente rettificato. E invece Cose preziose si meriterebbe una pesante rivalutazione. In fondo basterebbe prendere le parole di Roger Ebert, che lo stroncò senza pietà, e interpretarle in positivo: il critico lo definì “una sorta di satanica tortura della goccia”. Non è un grande endorsement in fondo?

Creepshow

In parte tratto da racconti, in parte scritto per l’occasione, Creepshow è un film antologico nel quale Stephen King riesce a compiere miracoli: uno su tutti, far divertire George Romero. Ve ne avevamo parlato qui.

Il tagliaerbe

Il tagliaerbe

Anche del Tagliaerbe abbiamo già parlato, ma ne approfittiamo per ribadire che quello di Brett Leonard è un film ingiustamente ricordato per l’inaccettabile CGI del finale (v. sopra), ma che andrebbe invece rivalutato in quanto grandissimo film di fantascienza. Certo, c’entra poco con il racconto dal quale è tratto, ma questo non è un criterio della nostra top ten.

La zona morta

Stephen King da queste parti piace molto: avevamo già parlato anche di La zona morta, con un pezzo che già nel titolo poneva la questione: è possibile che lo scettro di miglior adattatore di King vada attribuito a David Cronenberg? Ai langolieri l’ardua sentenza.

Le ali della libertà

Su Le ali della libertà sono state scritte talmente parole che preferiamo concentrarci sulla sua versione alternativa, Leali della libertà, un prison movie con il Fausto nazionale che deve riuscire a fuggire dalla cella nella quale è stato ingiustamente imprigionato. Battute a parte, il film ci permette di parlare per la prima volta di Frank Darabont: i langolieri hanno sentenziato che è lui il vero Re degli Adattamenti del Re, visto che oltre a questo ha girato anche Il miglio verde (non entrato in classifica per un pelo) e anche un altro film del quale parliamo sotto.

Pesse Mata Hari

Pet Sematary

Una cosa curiosa degli adattamenti kinghiani è che quelli che al cinema funzionano meglio sono quelli che più si staccano da quello che gran parte del pubblico considera “il King classico”. Il problema, se chiedete a noi, è che “il King classico” è anche quello che è più facile da, per usare un’espressione tecnica, mandare in vacca: quando hai a disposizione mostri e morti ammazzati, il rischio di concentrarsi esclusivamente su questi e per nulla sui personaggi o sulla scrittura di un buon film è alto. Pet Sematary è l’esempio virtuoso da seguire: è il più “di genere” dei film in classifica, e lo è in maniera perfetta e inattaccabile, e ancora oggi spaventosa.

Shining

Magari ne avete sentito parlare: è un film che a King non è mai andato giù, il che rende King l’unica persona al mondo a non amare Shining, probabilmente.

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Stand By Me

L’archetipo dell’“altro King”, il film che prima di tutti fece pensare a Hollywood “allora è possibile trarre film dai suoi romanzi senza far scappare dalla sala il pubblico più impressionabile!”. Con il senno di poi, l’aspetto più affascinante di Stand By Me è quanto il film di Rob Reiner sia fedele, soprattutto nelle atmosfere, al racconto di King: dimostrazione che il Re è sempre stato capace di scrivere di tutto, e definirlo solo “un autore horror” è limitante”.

The Mist

The Mist

È ovvio che in questo momento vi state chiedendo: dov’è Misery non deve morire? Dov’è L’implacabile? Dov’è [inserire TITOLO]? E soprattutto, perché The Mist? Innanzitutto perché è un gran bel film horror, e profondamente kinghiano nel modo in cui chiude un gruppo di protagonisti in un luogo ristretto e li guarda che impazziscono mentre là fuori ci sono i mostri. E poi perché è la dimostrazione che a volte cambiare il finale di un’opera e riscriverlo per renderlo più adatto al mezzo sul quale si lavora è la scelta vincente: il finale di The Mist Il Film è dieci volte più efficace (e agghiacciante) di quello di The Mist Il Racconto, e ancora meglio il finale scelto per il film non avrebbe funzionato altrettanto bene nel racconto. È così che si adatta: bravo Frank Darabont, ti meriti lo scettro. E ancora auguri a Stephen King!

Cosa ne pensate della nostra classifica? Se siete iscritti a BadTaste+ potete dire la vostra nello spazio dei commenti qua sotto!

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