Creepshow, quando George Romero e Stephen King si divertivano
È arrivata su Prime l’antologia horror scritta dal Re e diretta da Romero: ecco perché vale la pena riguardarla
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Il risultato è esattamente uguale alla somma delle sue parti: cinque storie brevi – più un prologo e un epilogo a fare da cornice, interpretati dal figlio di Stephen King nei panni del “bambino a cui il papà butta via i fumetti horror perché sono immorali" –, costruite secondo il classico schema kinghiano e trasformate in immagini da un Romero in overdrive e dal suo fedelissimo Tom Savini in una versione altrettanto sopra le righe. Luci rosse e filtri blu, split screen creati per dare l’illusione di stare sfogliando un fumetto in movimento, zombie e mostri nati dalle mani di uno dei più grandi effettispecialisti della storia del cinema: Creepshow è quello che succede quando un trio di amanti dell’horror viene lasciato libero di fare quello che vuole, e non può fare a meno di divertirsi un sacco mentre lo fa.

Cinque pezzi facili
I cinque episodi che compongono Creepshow sono un mix di storie scritte per l’occasione (La festa del papà, Alta marea, Strisciano su di te) e di racconti di King riadattati (La morte solitaria di Jordy Verrill, La cassa), e sono... be’, tutti belli, per dirla in modo semplice, ciascuno a modo suo – La morte solitaria... è un remix del Colore venuto dallo spazio di Lovecraft, La cassa potrebbe essere stato scritto da Poe, Alta marea invece è più kinghiano del King – e ciascuno impreziosito da qualcosa, un dettaglio, un twist, un momento infinitamente screenshottabile. E sono popolati di volti più o meno noti e a volte inaspettati: Ed Harris, Adrienne Barbeau, Ted Danson, ma anche un clamoroso Leslie Nielsen in una terrificante versione psicopatica, e ovviamente Stephen King in persona, che in La morte solitaria... dimostra senza alcun dubbio di non essere tagliato per il mestiere dell’attore ma anche la sua straordinaria capacità di fare faccette in stile Alvaro Vitali mentre gli cresce l’erba sulla faccia.
Quello che fa più specie, comunque, riguardando oggi Creepshow, è pensare che fu il frutto della collaborazione tra quello che al tempo era il più grande regista horror in circolazione, e che aveva sempre preferito la satira tagliente alla smaccata comicità, e quello che al tempo era il più grande scrittore horror in circolazione, e che era in un periodo della sua vita nel quale vedeva tutto nerissimo e senza speranza, e che il risultato di questa collaborazione fu... un film molto divertente, a tratti assurdo, e nonostante questo indiscutibilmente kinghiano e altrettanto indiscutibilmente girato da Romero. Una parentesi quasi liberatoria, uno sfogo sia per Romero (che dopo Creepshow dirigerà il cupissimo Il giorno dei morti viventi) sia per King (che negli anni successivi lavorerà tra gli altri a IT, Misery e alla riscrittura di L’ombra dello scorpione) prima di tornare a fare quello che veniva loro meglio, cioè spaventare, mettere a disagio, discutere della condizione umana e stimolare desolanti riflessioni esistenziali. Di questi tempi fa benissimo anche a noi staccare un po’ dalla realtà, per cui grazie a chi ha avuto l’idea di portare Creepshow su Prime Video.

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