Sense8: il metronomo dell'anima e le mille influenze sulla serie dei Wachowski
Film, anime, serie tv e romanzi: ad un mese dalla notizia del rinnovo di Sense8, analizziamo alcune delle possibili ispirazioni della serie
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Perché si può trovare nel bene in ogni cosa e l'ispirazione può provenire dalle fonti più inaspettate. Lo sanno bene i due registi di Matrix che, nel 1999, prendevano a piene mani dalle arti marziali, dal cinema d'azione, da quel capolavoro d'animazione che era Ghost in the Shell e creavano un cult istantaneo. È fortissima la sperimentazione, è fortissima l'idea di una conoscenza – e coscienza – trasversale, che abbatte i confini e i mezzi espressivi, che non chiude tutto in blocchi cinematografici, televisivi o letterari che siano, ma che imbastisce un discorso più ampio, appoggiandosi alla forza ora di questo ora di quello. È una visione che diventa forma e contenuto del racconto anche in Sense8, che di ispirazioni anche pesanti alle spalle se ne porta parecchie.
La seconda è un romanzo. Stephen King lo chiama Ka-tet, i Wachowski e Straczynksi lo chiamano cluster, ma più o meno sono concetti simili. L'idea che, come i vettori trasparenti che uscivano dalle persone in Donnie Darko anticipandone i passi, esiste una forza – ricorrente ed equilibrata – che guida gli individui verso la realizzazione del loro destino. I membri del Ka-tet della saga della Torre Nera, come gli otto partecipanti al cluster 8/8, sono legati in modo indissolubile e sovrannaturale verso il loro obiettivo finale. Quale sia al momento non è dato saperlo, ma sarà un piacere scoprirlo, e nel farlo godere di quegli stessi mezzi narrativi, come il possesso della mente e del corpo di un'altra persona in cui trasferire le proprie abilità, che facevano capolino nella storia di Roland.
La terza è un film. In Magnolia Paul Thomas Anderson doveva ricorrere ad una pioggia di rane per "purificare" le vite dei protagonisti, giocando tra caso e destino; il paradosso di un evento assurdo che riesce a portare ordine nel caos e a creare dei legami. Legami che prima di quel momento erano apparsi, al di là dei collegamenti occasionali, anche nella celebre sequenza "Wise Up", che forse a qualcuno sarà venuta in mente nella scena già cult del "What's Up" in chiusura del quarto episodio. Il sovrannaturale che nel film del 1999 era qualcosa di lontano e "superiore" a cui rivolgersi per ottenere il perdono, nel 2015 è ancora incomprensibile, ma più concreto e alla portata dell'uomo, che può salvarsi da solo. È ciò che avverrà nel finale di stagione, con Riley prigioniera e ancora incapace di perdonarsi per un evento drammatico del suo passato, che verrà salvata – in tutti i sensi – dai suoi compagni.
Il quinto è un anime. Figli ideali anche di quel meraviglioso periodo per l'animazione giapponese che furono gli ultimi anni '90, i Wachowski si sono ampiamente dimostrati seguaci devoti di Ghost in the Shell, ma anche della visione malata e disturbante del meno citato Yoshitoshi Abe. In tredici episodi nel 1998 Serial Experiment Lain era il compendio incomprensibile e devastante di tutto ciò che potrebbe o dovrebbe essere il cyberpunk, e se è vero che la tecnologia non è un elemento importante in Sense8, il legame tra umani è una caratteristica fondamentale di entrambe le opere. Quindi nessuna intelligenza artificiale che si libera nella rete stavolta; al suo posto il perfezionamento dell'uomo – che con l'idea di una fusione collettiva di tutti gli umani dovrebbe ricordarci un altro anime – e la creazione di una Mente superiore, che è la somma di quelle che vi partecipano.