After Earth vi farà desiderare la fine del mondo
After Earth di M. Night Shyamalan è un’avventura senza costrutto, che spreca Will Smith e fa l’errore di affidarsi completamente a suo figlio Jaden
“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” è una citazione che viene attribuita a Giulio Andreotti, e, anche se come capita sempre in questi casi ci sono dubbi sia sulla paternità sia sull’esatta formulazione, quello che conta è il concetto. Che vogliamo fare nostro per introdurre After Earth, un film nato con l’unica intenzione di far diventare famoso Jaden Smith, una sorta di incoronazione o passaggio di testimone organizzata da un padre severo ma premuroso e mandata in onda in centinaia di schermi in tutto il mondo circa otto anni fa – con risultati catastrofici. Pensare che il film di M. Night Shyamalan non sia un vero film ma un’operazione commerciale e di creazione di un brand è, appunto, pensar male; sarà anche un peccato, ma in questo caso siamo ragionevolmente sicuri di averci azzeccato.
LEGGI: After Earth, la recensione
LEGGI: Will Smith protagonista di Fast & Loose, nuovo film di David Leitch
Siccome la galassia è un posto piccolo e affollato, però, Nova Prime è anche la casa di una razza aliena non particolarmente amichevole, la cui arma segreta sono delle bestie chiamate Ursa che hanno il superpotere di annusare l’odore della paura degli esseri umani. L’esistenza di questo conflitto, e dell’esistenza dei “fantasmi”, esseri umani capaci di non provare paura e quindi di non emettere i feromoni che attirano l’attenzione degli Ursa, ci viene appena accennata nei primi minuti di film, e serve solo per giustificare un paio di backstory traumatiche e per fornire una minaccia tangibile alla nostra coppia di protagonisti. Perché After Earth, pur essendo ambientato sull’ambizioso sfondo di un conflitto galattico che prosegue da 1.000 anni e che coinvolge interi sistemi solari, è un film modesto e concentrato solo su una cosa: il rapporto tra Will Smith, il primo e il migliore dei fantasmi, e il suo povero figlio trascurato Jaden.

Indovinate un po’? È la Terra, che da quando è stata abbandonata in preda all’inquinamento sembra essersi tutto sommato ripresa: vegetazione lussureggiante, animali selvatici ovunque, acqua pulita, la post-apocalisse verdeggiante della Terra di After Earth, che ricorda un po’ quelle videoludiche di Horizon: Zero Dawn e del dimenticatissimo Enslaved, è probabilmente l’unico vero elemento di interesse del film. Una storia con un minimo di ambizione avrebbe approfittato di questa situazione per lanciarsi in un’esplorazione della Terra dopo l’uomo, per riflettere e immaginare come la natura possa riprendersi quando smettiamo di torturarla, ma come dicevamo prima After Earth non esiste per questo, ma per rendere Jaden Smith una star. Sempre stando a questo pezzo di TheWrap, Smith avrebbe addirittura voluto che After Earth fosse il primo capitolo di una trilogia: ora del terzo, era l’idea, lui sarebbe stato un anziano signore pronto a lasciare le scene, e il figlio dell’età perfetta per esplodere definitivamente.

After Earth è tutto talmente concentrato sui suoi due protagonisti, e talmente pervaso da un’aria di nepotismo, che qualsiasi analisi tematica è un vuoto esercizio di stile. C’è chi al tempo si lamentò sostenendo che alcuni degli insegnamenti di Cypher a Kitai fossero presi di peso dalla dottrina di Scientology, ma a parte il fatto che Smith ha sempre smentito di fare parte della chiesa fondata da Ron Hubbard, c’è anche da dire che le idee a cui si fa riferimento (per esempio un discorso sul fatto che il pericolo esiste mentre la paura no, è solo un costrutto mentale e quindi si può controllare) sono talmente banali e rimasticate da decenni che è difficile affermare con sicurezza che si tratti di propaganda e non di, per esempio, un’ennesima variazione sul tema del “la paura uccide la mente” di Dune. After Earth è molto meno intelligente di quanto ci voglia far credere, e molto meno profondo (lo scambio di battute con cui si conclude il film non passerebbe la selezione per essere incluso tra le frasette che si trovano dentro i Baci Perugina), e anche quel poco di azione che c’è è soffocato da una pessima CGI che sembrava già vecchia otto anni fa, immaginatevi oggi. Forse è meglio l’apocalisse.