Alien 3, il figlio reietto compie trent’anni
Alien 3 di David Fincher è un film odiato da tutti, in primis dal suo stesso regista. Oggi compie trent’anni, e noi abbiamo anche qualche buona parola
“Odio Alien 3, nessuno l’ha mai odiato quanto me e ancora oggi nessuno lo odia quanto me”. Così parlava nel 2009 David Fincher, ricordando al Guardian il suo primo film da regista, un’esperienza che ne ha segnato indelebilmente la carriera (secondo noi in senso positivo, ma poi ci torniamo) e che è stata descritta come un incubo da più o meno chiunque vi abbia preso parte. Sigourney Weaver non lo voleva girare, e cambiò idea solo davanti a 4 milioni di dollari; le riprese le fecero pensare più volte che forse avrebbe dovuto rinunciare al denaro. La lavorazione iniziò senza uno script, ma con una data di uscita scolpita nella pietra: il film venne scritto e riscritto decine di volte, e intere sequenze aggiunte in corso d’opera. Lo odiò James Cameron, lo odiò persino Michael Biehn, offesissimo per la fine che il film faceva fare al suo Hicks. Tutti odiano Alien 3, e nessuno lo odia quanto David Fincher.
Con il senno di poi e con ancora negli occhi le ultime storie cinematografiche uscite dall’universo di Alien, è incredibile pensare che Alien 3 possa essere stato accolto con tanta acrimonia e che non sia mai davvero riuscito a cambiare la propria fama. Il periodo che stiamo vivendo non è felice per la fantascienza al cinema, e in particolare per il tipo di fantascienza a cui appartiene Alien; per cui dire che “se uscisse oggi verrebbe promosso a pieni voti” non è forse un’affermazione così potente nel momento in cui la concorrenza è rappresentata da [controlla le note] Life del regista di Morbius? Ma è innegabile che la cattiva fama di Alien 3 sia soprattutto figlia della narrazione che si è costruita negli anni intorno alla sua lavorazione, più che a un’effettiva scarsa qualità.
Intendiamoci, non è un film perfetto, e soprattutto si vede molto chiaramente che è un mostro di Frankenstein, il risultato di un lavoro di taglio e cucito durato anni e che ha costretto gente progressivamente più disperata a mettere insieme pezzi di due, tre, dieci cadaveri cinematografici diversi. Walter Hill e successivamente William Gibson se l’erano immaginati come un film politico che avrebbe dovuto investigare le azioni e le motivazioni della Yutland-Weilani. Vincent Ward lo reinventò da zero, ambientandolo in un monastero su un pianeta lontano: i monaci avrebbero visto l’arrivo di Ripley come un dono del loro dio, e quello dello xenomorfo come l’intrusione del demonio. Poi il monastero, anche grazie (di nuovo) a Walter Hill, diventò una prigione, ma l’elemento religioso venne mantenuto, trasformando i prigionieri in un branco di stupratori, pedofili e assassini convertitisi però a una forma quasi ascetica di religione (e rendendo quindi Ripley un elemento di disturbo del loro equilibrio alla pari dello xenomorfo).
Ma è anche il primo film di un regista noto per il suo perfezionismo estremo e la sua necessità di avere il totale controllo del set in ogni singolo secondo e in ogni singolo dettaglio. Per Fincher, sapendo quello che sappiamo oggi di lui, girare Alien 3 dev’essere stata la peggior tortura immaginabile, talmente perversa e perfettamente adattata alla sua vittima da sembrare una qualche pena infernale tagliata su misura per lui da un demone cattivissimo. L’uomo che ti fa ripetere ogni scena venti volte finché il tuo sopracciglio non si muove come vuole lui costretto a cambiare la sceneggiatura in corsa, a improvvisare, a farsi andare bene tutto o quasi. Non è difficile capire come mai ancora oggi Fincher parli così male del film.
Eppure, pur nella confusione atavica che è la sua sceneggiatura, Alien 3 è un film girato da una persona che ha il controllo della situazione. Contiene già parecchie idee visive che Fincher svilupperà nel resto della sua carriera, e non sembra il film di un debuttante 28enne alle prese con il sistema Hollywood al suo peggio. Roger Ebert lo descrisse come “uno dei più bei film brutti che abbia mai visto”, dove “bello” in originale è “good-looking”, quindi bello da vedere, non genericamente bello. Aveva ragione: Alien 3 è un piacere per gli occhi, i suoi set e anche le sue facce assolutamente all’altezza di quelle dei suoi predecessori. Non solo Sigourney Weaver e Charles Dance, che ci viene ahinoi sottratto troppo presto ma che riesce, in una manciata di scene, a farsi ricordare.
E così abbiamo avuto Seven, Fight Club, Zodiac, Gone Girl… Buon trentesimo compleanno, Alien 3: senza di te tutto questo non sarebbe stato possibile.
Vi ricordiamo che Alien 3 e gli altri film della saga sono disponibili in streaming su Disney Plus.