Atlantis - L'impero perduto è un film d’animazione pensato con il live action in mente e negli occhi
Atlantis - L'impero perduto è fatto con il live action in testa. Cerca quel tipo di cinema, trovando però la versatilità del disegno animato
Viene da pensare che cosa sarebbero i classici Disney se Atlantis avesse avuto il successo sperato.
Nella lunghissima parte centrale seguiamo Milo Thatch (in originale doppiato da Michael J.Fox), un inetto, che inspiegabilmente ha anche dei tratti geniali. È convinto di essere vicino alla scoperta di Atlantide. È capace di leggere manoscritti che nessun altro sa decifrare, ma viene deriso dalla comunità accademica. Improvvisamente viene chiamato all’avventura da un vecchio magnate. Parte per una spedizione che lo porterà nel mare dell’ Islanda, dentro una sacca d’aria nella terra in cui è sopravvissuta la civiltà atlantidea.

La cosa che oggi stona di più, e che è difficile pensare che non si fosse notata anche con la sensibilità dell’epoca, è che qui il colonizzatore fa tutto. Distrugge, conquista, ma insegna anche a usare i doni che ha quella civiltà. Non solo: spiega a loro stessi i loro usi e i costumi, la loro lingua e il senso delle scritture! Non chiediamoci come Milo, incapace di sopravvivere a sé stesso, avesse capito la giusta pronuncia dei geroglifici che nemmeno gli atlantidei ricordavano. E la faida con gli accademici? Già dimenticata, lasciata nel lontano primo atto del film.
E non siamo nemmeno a metà! Insomma, Atlantis fatica moltissimo ad arrivare al dunque (ovvero sotto il mare) e quando ci arriva non riesce a trovare una ragione semplice per restarci. È vero, assomiglia molto ad Avatar di James Cameron che, qualche anno dopo, si rifaceva su un canovaccio simile, prendendo gli stessi pregi e gli stessi difetti. Però almeno lì c’era una ragione fisica, carnale, per restare su Pandora. Non solo gli interessi economici, ma anche per Jake Sully un potenziamento del corpo, l’innamoramento e la condivisione della civiltà. In Atlantis è il contrario: sono gli abitanti che quasi si attaccano a Milo come colui che gli ridà la loro essenza dimenticata.

Perché alla fine Atlantis - L'impero perduto sembra tantissime cose trite e ritrite, ma è un tentativo lontanissimo dal canone Disney. Va ad attingere nell’estetica anime, da cui prende il ritmo interno, i movimenti dei disegni. Il character design è stato curato, tra i tanti che ci hanno lavorato, da Mike Mignola e si vede! Il creatore di Hellboy fumettistico ha lasciato il suo stile a linee sottili e squadrate. A volte però gli animatori creano espressioni orribili ai personaggi, dimostrandosi poco a loro ago con quello stile. Fortunatamente il più delle volte l’effetto è originalissimo. Soprattutto ad Atlantide, dove i corpi diventano importantissimi nel racconto.
Con una spruzzata di grafica 3D nei momenti giusti, Atlantis stupisce per la qualità dell’animazione. Con un formato cinemascope, insolito rispetto a quello più quadrato e televisivo, dichiara la sua intenzione di ambire ad essere un grande kolossal.
Ecco, sta proprio qui il punto di interesse di tutto il progetto. Alcune voci hanno recentemente fatto cenno a un possibile remake in live action del film. Diversamente dagli altri adattamenti questo sembra la versione più logica. Perché l’originale cade sotto una straordinaria ambizione non controllata. Sia artistica che economica, si intenda. Il film doveva generare una serie tv e brandizzare le attrazioni dei parchi a tema, dato l’insuccesso economico dovettero ridimensionare il tutto.
Atlantis è un adorabile fallimento animato, che avrebbe potuto essere un grande film con attori in carne ed ossa. Lo sarà mai?