Che cosa ha detto Shelley Duvall su Kubrick e le lacrime sul set di Shining
Shelley Duvall è tornata dopo anni a parlare alla stampa. Ecco cosa ha detto su Kubrick e sulla durissima lavorazione per Shining
L’intervista fu molto criticata, proprio per avere spettacolarizzato e mostrato al mondo la malattia mentale di Shelley Duvall. La figlia di Stanley Kubrick, Vivian, aveva criticato la trasmissione definendola “spaventosamente crudele” e una “forma di intrattenimento senza cuore”.
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È effettivamente riemerso un quadro di una donna con una grande dignità, con momenti di assoluta lucidità alternati a istanti di confusione. Un’attrice che ha portato sulla sua pelle, e nella sua mente, alcuni momenti di cinema altissimo e indimenticabile, ma non senza conseguenze.
In uno dei passaggi più disturbanti dell’intervista Shelley Duvall ha ricordato le sue emozioni sul set di Shining. Una lavorazione durissima, durata 56 settimane, che ha prosciugato le energie della donna. Diverse le cause della lunga gestazione: nel febbraio del 1979 un incendio agli EMI Elstree Studios aveva ritardato la produzione, costringendo la troupe a ricostruire i set. Kubrick inoltre raggiunse con Shining un’ossessione per il dettaglio fuori dal comune. Girava e rigirava le scene, tanto che l’opera entrò nel Guinness dei primati come il film con “più riprese eseguite per una scena di dialogo”.
Kubrick non la maltrattò, ma sicuramente non vide il disagio e la fatica che il ruolo comportava per l’attrice. Con il suo metodo cercava di portarla all’estremo continuamente, quasi torturandola emotivamente, proprio come il suo personaggio. Questa la toccante dichiarazione rilasciata da Duvall riguardo alla preparazione prima di una scena:
Pensavo a qualcosa di triste nella mia vita, quanto mi mancavano la mia famiglia e gli amici. Ma, dopo un po’, il tuo corpo si ribella. Ti dice: “smettila di farmi questo. Non voglio piangere ogni giorno”. E alcune volte solo questo pensiero mi faceva piangere. Svegliarsi il lunedì mattina così presto e realizzare di dover piangere tutto il giorno perché era programmato. Volevo scoppiare in lacrime. Pensavo “oh no, non posso farcela, non posso farcela”. E alla fine ce l’ho fatta. Non so come. Anche Jack mi ha detto la stessa cosa. Ha detto “non so come tu abbia potuto farcela”.
Quando il giornalista le ha chiesto se si fosse sentita abusata da Kubrick o sottoposta a un trattamento crudele l’attrice ha smentito:
È stato sempre cordiale e amichevole, ha passato molto tempo con Jack e me. Voleva sedersi e parlare per ore mentre la crew aspettava. Gli dicevano “Stanley, abbiamo 60 persone che ti aspettano” ma (quel dialogo) era una parte del lavoro molto importante.
Fonte: HollywoodReporter