Chi è Helmut Zemo: un'inconsapevole arma di Thanos e la grande promessa dell'MCU
Abbiamo conosciuto Helmut Zemo in Civil War. Ma chi è veramente il personaggio che promette scintille in The Falcon and the Winter Soldier?
Un dolore indicibile che l’uomo processa con terribile lucidità. Le sue azioni sono animate dal lutto che ha subito. Ma snon sono emotive, anzi, sono fredde, calcolate. Zemo vuole distruggere un impero, quello dei protettori della terra che, in nome di un pericolo sempre maggiore, possono permettersi di non curarsi delle conseguenze delle proprie azioni. Vuole contestare il libero arbitrio degli Dei in terra, che combattono, salvano la situazione, e se ne vanno lasciando al popolo il compito di ricostruire dalle macerie.
Eppure, nel film Helmut Zemo è in ombra. Resta pochissimo sullo schermo, viene raccontato a frammenti, tanto da rendere le sue motivazioni apparentemente confuse. Non è così: ciò che lo muove è chiaro e, nell’equilibrio di quell’universo cinematografico, condivisibile. Se i supereroi non esistessero, non esisterebbero nemmeno città sollevate in cielo da forze che vogliono estinguere l’umanità. “Ai supereroi non può essere permesso di esistere”, è questo il suo pensiero.
Chi conosce i fumetti sa però che, nonostante lo Zemo di Daniel Brühl non abbia quell’aura di nobiltà del suo omologo su carta (il “barone Zemo”), c’è ancora molto da esplorare. The Falcon and the Winter Soldier promette di dare una seconda mano di colore su questo personaggio. C’è tanto da sviluppare. I fratelli Russo, nei loro primi accenni, hanno già dato tanti spunti.
È un semplice padre di famiglia in cerca di vendetta. Un soldato senza armi particolarmente letali. Eppure, da solo, riesce a spezzare la squadra lasciando la terra scoperta per l’arrivo di Thanos. Quello che non è riuscito a fare Loki l’ha fatto, senza capirne le conseguenze, Zemo.
Ma c’è di più nel suo personaggio: Zemo è un solitario. Non sta con nessuno se non con se stesso. Per contrastare gli Avengers si serve dell’Hydra, ma non aderisce ai loro propositi. Anzi, non vede differenza: chiunque cerchi il potere è un nemico. Egli si pone come il “terzo angolo” che completa la figura, in un film giocato interamente sulla contrapposizione a due. Una fazione è a favore della registrazione e una contro; gli Avengers sono opposti all’ Hydra come lo stato lo è ai civili. Zemo non appartiene a nessuna di queste categorie. Lui è il suo popolo. È lui che rende giustizia (distorta, violenta, sbagliata) alla sua Sokovia, diventandone una sorta di personificazione. È una figura speculare in questo a Bucky, il Soldato d’inverno immagine della guerra fredda. Ma Zemo, invece di essere conteso tra le due fazioni è colui che le fa implodere.
Un semplice uomo, che è riuscito a fare crollare un impero, senza gemme dell’infinito o eserciti al seguito. Un semplice terrestre che, vittima del dolore, ha contribuito ad aprire le porte allo sterminio di Thanos. Un villain generato dalle macerie, Dalle conseguenze della violenza. Non intrinsecamente malvagio, ma reso disperato dalla guerra che genera se stessa.
E il suo tentato suicidio, alla fine di Civil War, resta uno dei momenti più scioccanti di sempre dell’MCU. Perché Zemo non vuole trionfare, non desidera governare il mondo. Ambisce solo alla pace interiore, a guarire i suoi incubi, a riabbracciare la sua famiglia. Crede di poterlo trovare nella vendetta, ma così non è stato. E allora il film ci interroga: a che destino l’ha condannato T’Challa fermando quella pallottola puntata alla tempia come via di fuga dalle proprie responsabilità?