David di Donatello 2020: meglio i film dei votanti
In una delle migliori annate, da tutti i punti di vista, vince la conservazione, il sicuro e il cinema di una volta
In un anno in cui Matteo Rovere ha creato un film come non se ne facevano da decenni e l’ha fatto con audacia, modernità e senso del cinema, in cui Claudio Giovannesi ha fatto un film di genere criminale fantastico e Pietro Marcello ha girato l’adattamento di romanzo internazionale riuscendo nell’impresa di farne qualcosa di completamente suo, è stata la storia di un pentito di mafia a vincere. Non che Il Traditore non sia un bel film. Lo è. Ma gli altri meritavano certamente di più.
Totalmente stritolato e mangiucchiato Ricordi? di Valerio Mieli, film sfortunato che non ha avuto nessun credito, poche nomination e mai davvero in gara, come anche Suspiria, presente in alcune categorie in cui la sua superiorità era così netta che fa solo ridere il fatto che non abbia vinto (grazie ai David adesso esiste un premio musicale in cui concorrevano Diodato e Thom Yorke e Thom Yorke ha perso), e assente in altre che gridano vendetta (regia, montaggio, produzione, sceneggiatura…).
Non c’è da girarci intorno: Guadagnino non piace al cinema italiano, non lo scopriamo oggi. E se non ha vinto tutto in passato con Chiamami Col Tuo Nome che speranze poteva avere questo film più difficile e complicato?
Il bicchiere mezzo vuoto è che ha vinto quasi sempre la conservazione. Se si escludono alcuni premi scontati, sia per netta superiorità di un candidato sugli altri (Pierfrancesco Favino, di un’altra categoria proprio) le scelte dell’Accademia del cinema italiano, che per la maggior parte è composta da lavoratori del cinema (registi, attori, montatori, tecnici del suono ecc. ecc. ) sono andate verso il kolossal vecchio stampo di Garrone, il film antimafia di Bellocchio e là dove questi erano impremiabili o non candidati, è toccato al nome più famoso. Con un po’ di malizia è facile immaginare che uno dei tre David a Il Primo Re, quello per la miglior fotografia, sia arrivato non tanto per meriti (che pure ci sono) ma per lo starpower di settore di Daniele Ciprì di certo superiore alla concorrenza.
Resta da capire cosa abbia impedito a Franco Maresco di vincere il David per il miglior documentario con La mafia non è più quella di una volta, un vero mistero inspiegabile, anche se il vincitore, Selfie, è comunque un documentario stupendo (a riprova di come sia facile vedere il bicchiere mezzo pieno).
Nondimeno, in linea con un’infatuazione dell’industria per questo film e con un’incredibile e potentissimo effetto simpatia che molto ha di stimabile ma pochissimo ha di cinematografico (gli applausi qui andrebbero a Domenico Procacci che a dispetto del film e dell’insuccesso cocente in sala l’ha comunque imposto nell’industria) Bangla ha vinto il David per il miglior regista esordiente.