La dea della primavera: una principessa prima delle principesse
Alla riscoperta de La dea della primavera, la Silly Simphony che ha fondato le basi per la creazione di Biancaneve
È risaputo quanto a livello storico Biancaneve e i sette nani rappresenti l’opera a disegni animati più importante e influente mai realizzata. Sebbene non costituisca il primo lungometraggio d’animazione in assoluto, in quanto già precedentemente è possibile individuare esempi di pellicole di durata pari o superiore ai 60 minuti, l’uscita del film Disney nel 1937, rappresenta uno step imprescindibile per il medium. Tutte le innovazioni tecniche introdotte nel corso del tempo dallo Studio, dal sonoro sincronizzato, al technicolor, passando per l’uso avveniristico della Multiplane camera, vengono qui concentrate, portando alle estreme conseguenze quanto elaborato con i cortometraggi e facendo emergere le potenzialità ancora inespresse di quest’arte.
Problemi di anatomia
Tratto dal mito greco del ratto della dea Persefone, per mano di Ade, il dio degli Inferi, il film, diretto dal veterano Wilfred Jackson, con l’art direction di Albert Hurter, vede alla sua lavorazione alcuni dei nomi più celebri della Disney del periodo, come Art Babbitt, Wolfgang Reitherman, Les Clark e Ward Kimball. Biancaneve era già alle primissime fasi di elaborazione, tuttavia, buona parte dello staff artistico di Disney non aveva mai avuto modo di interfacciarsi con l’animazione di movenze umane. Sebbene non ci siano correlazioni dichiarate tra la Silly Simphony e il primo lungometraggio dello Studio, la sua lavorazione è stata in ogni caso utile per testare le capacità degli animatori nel riuscire a infondere realismo ai movimenti di personaggi umani.
L’anatomia umana ha sempre costituito una delle maggiori difficoltà nel campo dell’animazione dell’epoca, tanto da portare i maggiori Studi ad aggirare il problema lavorando su personaggi dal tratto marcatamente grottesco o caricaturale, come Betty Boop o Braccio di ferro dei fratelli Fleisher, oppure, più frequentemente, sui così detti funny animals, gli animali antropomorfi che da sempre hanno popolato l’industria dei cartoon americana.
Un’Opera animata
Nonostante quelle che possono essere state le eventuali mancanze nell’animazione, è indubbio quanto nella realizzazione del cortometraggio si sia riposta un’ambizione superiore a quella della media dei film realizzati in precedenza. Questo appare evidente già a partire dal budget stanziato per la sua produzione. Se comunemente il costo di realizzazione di una Silly Simphony si aggirava sui $25.000, quello di La dea della primavera fu di oltre $37.000.
La maggiore ambizione riservata al corto risiede anche nelle intenzioni alla base. L’obiettivo che gli artisti si erano posti, infatti, era di omaggiare/parodiare la struttura tipica dell’Opera lirica, infondendo una maggiore solennità nella messa in scena e inserendo, addirittura, una sorta di divisione in atti. A tal proposito, è impossibile, non riconoscere nel Dio Ade, caratterizzato da un design distante da quello della tradizione classica, panni simili a quelli del Mefistofele del Faust di Charles Gounod.
All’origine di un’icona
Seppur fallimentare, quello di La dea della primavera rimane un caso ugualmente interessante nella storia dell’animazione, rivelandosi, a suo modo, antesignano, anticipando un immaginario che costituirà una base fondante non solo per la Disney, ma, più in generale, per l’intera produzione animata occidentale. La figura di Persefone, nonostante l’animazione risultasse decisamente immatura, si distingueva per un design differente da quello comunemente adottato. Già in un'altra Silly Simphony, Il pifferaio magico, del 1933, si era sperimentata la lavorazione su figure umane anatomicamente più realistiche, ma con La dea della primavera si cerca di andare oltre, costituendo un ideale anello di congiunzione tra ciò che è stato realizzato prima e ciò che verrà dopo. Se in precedenza i personaggi venivano concepiti tenendo conto che la testa doveva essere quasi sempre un terzo rispetto al corpo, qui si comincia a ragionare su proporzioni più in linea con la realtà, con la testa che copre un sesto del corpo.
È così che vengono poste le basi per quella che diventerà, a partire da Biancaneve, fino ad arrivare ai giorni nostri, l’iconica figura della principessa Disney, identificando nella protagonista della Silly Simphony un prototipo per tutte le celebri eroine che segneranno i capolavori dello Studio di Burbank.