Chi era Douglas Trumbull e quali sono state le sue innovazioni più importanti negli effetti speciali?
Ricordiamo Douglas Trumbull, pioniere degli effetti speciali che ha squarciato lo schermo per trovare una sempre maggiore immersività
Sin dalla giovinezza Douglas Trumbull era affascinato dall’idea del cinerama: schermi curvi a coprire quasi tutto il campo visivo, con una lunghezza di quasi 30 metri. Vide in questo formato La conquista del West, uno degli esempi più brillanti di una regia e degli effetti visivi studiati per esaltare la tecnica di proiezione. I Large Format diventarono il suo primo ambito di lavoro. Nel 1962 illustra To The Moon and Beyond, una proiezione in Cinerama 360° a cupola che mostra il viaggio tra le stelle del cosmo. Come in un planetario lo spettatore si immerge in un film che cancella il soffitto e portava altrove.
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Dalla scuola di Kubrick Douglas Trumbull trae tutte le ossessioni che lo guideranno negli anni successivi. Il regista gli aveva confidato la sua frustrazione verso i 24 fotogrammi al secondo. Il foglio bianco del cinema a cui da sempre siamo abituati, ma non l’unica soluzione di ripresa e proiezione possibile. Kubrick, e successivamente anche Trumbull, pensavano che il cinema, da sempre medium in terza persona in cui la cinepresa guida lo sguardo, dovesse tendere alla prima. Cioè essere sempre più immersivo, totalizzante, e buttare la soggettività del fruitore nella storia.
Per ottenere il risultato sperato serviva un formato in alta definizione proiettato in schermi enormi: la pellicola in 70mm era perfetta per questo, ma aveva ancora il limite degli pochi stop al secondo che impedivano di catturare parte dell’azione e sottoponevano l’immagine a difetti come il motion blur. Combattere questa abitudine di visione è il proposito che ha guidato tutto il suo lavoro da inventore.
Iniziarono però anni di eccezionale creatività. Collaborò nel 1977 con Steven Spielberg per dare origine all’astronave di Incontri ravvicinati del terzo tipo. Nel 1979 diede vita all’Enterprise nel film di Star Trek. L’apice venne raggiunto nel 1982 con Blade Runner, in cui curò, tra le molte cose, le miniature iper realistiche della scena di apertura.
Ormai un nome noto a Hollywood era sempre a servizio di un’industria che non andava nella sua stessa direzione. Decise così di aprire una sua società, la Future General Comporation, per esplorare nuovi formati e soluzioni per migliorare la visione. In particolare si convinse che l’HFR (l’alto numero di fotogrammi al secondo) sia la chiave per migliorare la stimolazione visiva per un maggiore realismo. Questo accadeva all’inizio degli anni '80. Ancora oggi, soprattutto dopo il tentativo di Peter Jackson con Lo Hobbit, Ang Lee con Gemini Man e i numerosi endorsement di James Cameron il tema è ancora di stretta attualità, seppur irrisolto.
Stanco di questa situazione Douglas Trumbull girò nel 1983 Brainstorm - Generazione elettronica come viatico per lo showscan a 60 fotogrammi al secondo. La MGM cambiò però idea e si rifiutò di distribuire il film nel nuovo formato più costoso, costringendo il regista a girare le sequenze della realtà virtuale in Super Panavision 70 e il resto in 35mm.
Sconfitto e deluso, si ritirò momentaneamente dal cinema. Trovò il giusto spazio di libertà nei parchi a tema. Sua fu l’attrazione di Ritorno al Futuro degli Universal Studios. Una giostra immersiva che simula un viaggio nel tempo a bordo della DeLorean. Douglas Trumbull la considera uno dei maggiori progressi tecnologici da lui guidati, anche se l’industria non ha mai esplicitamente riconosciuto l’importanza di quanto fatto fuori dal cinema convenzionale.
Sebbene tradizionalista, non disdegnò mai la computer grafica. Accolse l’avvento del digitale con grande entusiasmo, soprattutto per la possibilità di giocare con il frame rate. Ritornò al cinema con MAGI, un’evoluzione dello Showscan, ma in digitale. Una tecnica che combina riprese a 120 fotogrammi al secondo con la classica proiezione a 24. Limita le aberrazioni visive pur mantenendo la convenzionale alternanza di fotogrammi, evitando l’effetto straniante che l’HFR porta con se. Addirittura con un apposito software permette di renderizzare solamente l’azione in alta frequenza, aumentandone così la precisione e chiarezza, lasciando il resto intatto. MAGI può lavorare anche sulla cadenza delle immagini 3D, sincronizzando gli stop dei fotogrammi con quelli del proiettore offrendo maggiore chiarezza e meno mal di testa. Con il tramonto della tecnica tridimensionale, anche questa applicazione è rimasta poco sfruttata.
Negli ultimi anni Douglas Trumbull ha lavorato a stretto contatto con IMAX, con cui ha unito la sua società sempre nell’ottica di rompere quella barriera nota come schermo.
2001: Odissea nello Spazio
Incontri ravvicinati del terzo tipo

Star Trek il film

Blade Runner
The Tree of Life
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